I quindici anni dell’Associazione Figli della Shoah, gli auguri di Liliana Segre


L’Associazione Figli della Shoah compie 15 anni.  15 anni di attività spesi totalmente al servizio della Memoria, per non dimenticare “ciò che è stato”, come scriveva Primo Levi.

Nel ricordo scritto da Liliana Segre, testimone della Shoah, l’omaggio a questa associazione milanese che da oltre un decennio è impegnata nella divulgazione della conoscenza della Shoah attraverso iniziative di carattere culturale e didattico, a cominciare da quelle per il 27 gennaio, Giorno della Memoria.

Per la prima volta ci siamo trovati in casa Tenenbaum.
Un gruppo eterogeneo per età e per lo più sconosciuti uno all’altro.

Eravamo stati invitati dal figlio di un ex deportato, che voleva conoscerci, incontrarci e sottoporci un’idea che perseguiva dalla morte del suo amatissimo padre.

Un certo imbarazzo e una certa sorpresa: dopo tanti anni ci ritrovavamo alcuni di noi sopravvissuti, certi soli, altri con figli.

Ci spiegò il suo pensiero: era una scioccante novità per tutti.
Ci ritrovammo altre volte: vennero da Roma, da Napoli, da Genova, da Torino e da Pisa.
Ci abbracciavamo anche senza raccontarci a vicenda.

Il progetto era diventare un’associazione senza fine di lucro per ricordare la Shoah, noi che siamo figli, nipoti, fratelli di chi non è tornato dai lager nazisti per la colpa di essere nato ebreo o siamo quei pochi che sono tornati per raccontare l’indicibile.

Progetti realizzati, incontri con decine di migliaia di studenti.

Un  modesto ufficio da cui sono uscite realtà importanti conosciute ormai anche da un grosso pubblico: la sensibilizzazione dell’opinione pubblica che ha portato all’istituzione del Giorno della Memoria, mostre itineranti, conferenze e seminari.

Prospettive per un prossimo futuro aperto solo alle generazioni che sapranno perpetrare una memoria storica, ma ancor più un modo di essere etico, ebraico e universale per non dimenticare la Shoah.

Un piccolissimo gruppo ha ideato, progettato, lavorato con sacrificio personale, bussando a tante porte, contattando enti e personaggi importanti perché la città di Milano onorasse quelle persone partite dai sotterranei della Stazione Centrale diretti nei lager nazisti e non più tornate.

Nacque così il Memoriale della Shoah nella grande struttura ora parzialmente completata e aperta alle scuole e alla cittadinanza.

Alcuni generosi donatori hanno molto aiutato, ma la scritta a caratteri cubitali che accoglie i visitatori con la parola INDIFFERENZA , riassume l’atteggiamento che ha colpito e colpisce ancora oggi le minoranze perseguitate.

Questo scritto è un breve riassunto delle tante attività della nostra Associazione e un gratissimo materno abbraccio a  tutte quelle  persone che in questi 15 anni si sono prodigate e  si prodigano con quotidiana generosità.

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