Leone Soued

Giunta e Consiglio

Il suo lavoro comincia là dove finiscono gli steccati. Su questo il nuovo presidente della Comunità ebraica di Milano Leone Soued vuole subito essere molto chiaro.
Chi lo cerca al termine di una giornata campale, quella che lo ha condotto con la sua elezione alla presidenza a concludere una fase di grave incertezza per la Comunità, lo trova stanco, ma ancora disposto a spiegare punto per punto i suoi obbiettivi.


Il suo, presidente, costituisce un incarico breve ma molto delicato: fra un semestre la Comunità sarà chiamata ad eleggere un nuovo Consiglio. Cosa succederà nel frattempo?

Quello che mi interessa è il confronto sui problemi reali. Di polemiche campate per aria non so che farmene. Dobbiamo essere capaci di superare gli steccati e metterci a lavorare sulle cose concrete.


Ma dal Consiglio sono appena usciti sei eletti, ora sostituiti. Quello che è avvenuto non costituisce un segnale lacerante e allarmante?


Da quello che è avvenuto in questo Consiglio possiamo trarre numerose lezioni. Certo qualcosa non ha funzionato a dovere, ma non tutti i segnali possono essere considerati negativi.


Per esempio?


Per esempio abbiamo dimostrato che una volta elette nelle diverse liste molte persone di buona volontà e di diversa provenienza ideologica sono in grado di cooperare, di confrontarsi sui problemi reali e di prendere decisioni efficaci sul futuro di questa Comunità. Penso al delicato passaggio della nomina di un nuovo rabbino capo, penso al Progetto Kesher e a tutti gli altri grandi appuntamenti che la precedente composizione della Giunta ha saputo mettere in cantiere. Io non intendo affatto criticare chi ha legittimamente scelto la strada delle dimissioni. E’ una scelta che fa parte della normale dialettica democratica. Ma della dialettica democratica fa parte anche la nostra capacità di creare una larga convergenza fra liste diverse, abbattendo le barriere.


Quali barriere?


Per esempio quella, che a mio avviso si è rivelata artificiosa, fra laici e religiosi. La Comunità ha bisogno del contributo di molte persone diverse. E di maggioranze trasversali, capaci di confrontarsi, ma anche di decidere con chiarezza quando viene il momento delle scelte. Ci sono i gruppi, non ci possono essere le fazioni. C’è il confronto, non ci possono essere le risse.


Quali sono gli obbiettivi da raggiungere nei prossimi mesi?


Quelli su cui la Giunta precedente aveva cominciato lavorare con impegno, ovviamente. La realizzazione delle nuove strutture per gli anziani costituisce una priorità fondamentale Ma anche molti altri. Definire una politica e un programma chiaro di iniziative per il mondo giovanile è urgentissimo. Non possiamo limitarci ad idee estemporanee.


Il nuovo rabbino è da sempre molto vicino ai giovani e al momento del suo insediamento ha definito questa come una delle sue priorità.


Certo, ma da solo non basta. Dovremo affiancare il suo lavoro con l’opera di altre persone che appoggino le iniziative dell’assessorato competente.


Il suo augurio?


Quello di portare la Comunità al rinnovo delle cariche che avverrà in primavera in un clima di confronto sereno e trasparente. Ma anche quello che questa esperienza, la nostra volontà di costituire maggioranze larghe e costruttive fra persone diverse possa costituire un esempio positivo e incoraggiante per tutta la realtà dell’ebraismo italiano.

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