di Anna Balestrieri
Con “Perfect Traveler”, il contrabbassista e compositore sudafricano-israeliano intreccia jazz, melodie ebraiche yemenite e marocchine e poesia. Dopo aver lasciato la musica per oltre dieci anni, ha ritrovato la propria voce a Gerusalemme. «A New York cercavo di dimostrare qualcosa. Quando sono tornato, non avevo più niente da dimostrare, soltanto qualcosa da cantare»














