“Sarà una gioia sapere che non ne faccio più parte”: il critico gastronomico Jay Rayner accusa il Guardian di assumere giornalisti antisemiti

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di Pietro Baragiola
Scrittore di alto profilo, noto per le sue recensioni senza peli sulla lingua dei ristoranti, Rayner ha diffuso le sue opinioni sul Guardian in un post di Facebook. Negli ultimi anni il quotidiano britannico ha pubblicato numerosi articoli incendiari su Israele, specialmente dopo lo scoppio della guerra contro Hamas. “Da tempo essere ebreo, anche non osservante, e lavorare per il Guardian è stato scomodo, talvolta straziante”, ha scritto nel post.

“La soluzione finale sta arrivando”: identificata la donna che ha rivolto saluti nazisti durante la protesta pro-palestinese a Montreal

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di Pietro Baragiola
Mai Abdulhadi è la proprietaria di due filiali della catena canadese Second Cup Café, presenti nel Jewish General Hospital di Montreal. La popolare catena di caffè canadese, certificata ufficialmente kosher dal Consiglio della Comunità Ebraica di Montreal, ha subito rescisso il suo contratto. Le marce pro-palestinesi sono proseguite fino a sabato, unendosi ad una protesta anti-NATO che ha lasciato sulla sua scia vetrine distrutte, auto bruciate e civili aggrediti.

L’analista Jed Babbin: “L’ONU è l’ancella dei terroristi”

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di Nathan Greppi
“Terroristi di vario genere vengono tollerati dall’ONU e assunti dall’UNRWA. Il comportamento di queste due organizzazioni le rende entrambe complici degli attacchi del 7 ottobre 2023”, dichiara a Mosaico l’analista americano Jed Babbin: avvocato ed ex-ufficiale dell’aeronautica, dal 1990 al 1991 è stato vice-sottosegretario alla difesa, sotto la presidenza di George H. W. Bush.

“È così che arriva in cielo”: in Israele si tengono i funerali del rabbino Kogan mentre i primi sospettati vengono arrestati dalle autorità

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di Pietro Baragiola
Secondo i funzionari l’omicidio sarebbe stato commesso da cittadini uzbeki reclutati dall’Iran. L’ambasciata iraniana ad Abu Dhabi però ha subito respinto categoricamente queste accuse. L’operazione di ricerca dei colpevoli si è svolta contemporaneamente in diversi Paesi e si è conclusa domenica sera con l’arresto di tre sospettati.

Libano e Israele: ore decisive per la tregua. A che punto è l’accordo con Hezbollah?

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di Anna Coen
Un alto funzionario americano ha dichiarato al quotidiano israeliano Maariv che la bozza dell’accordo di cessate il fuoco, i cui dettagli saranno noti con l’annuncio definitivo nella giornata di oggi 26 novembre, include un periodo di transizione di 60 giorni, durante il quale le IDF si ritireranno dal Libano meridionale, l’esercito libanese si schiererà nelle aree adiacenti al confine e Hezbollah sposterà le sue armi pesanti a nord del fiume Litani.

È stato ritrovato il corpo di Rav Zvi Kogan, rapito a Abu Dhabi

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di Ludovica Iacovacci
Le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno identificato il corpo dell’emissario di Chabad, Rabbi Zvi Kogan. Era un cittadino israelo-moldavo stretto aiutante di Rav Levi Duchman, rabbino capo della comunità ebraica negli Emirati Arabi Uniti. Era stato rapito giovedì 21 novembre da terroristi al soldo dell’Iran.

Da sinistra Beniamin Netanyahu e Guido Crosetto

L’Italia alfiere della Corte penale internazionale da destra a sinistra, eccetto la Lega di Matteo Salvini

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di Ludovica Iacovacci
Il ministro della difesa Guido Crosetto ha definito il mandato d’arresto“sbagliato” ma ha precisato che l’Italia, aderendo allo Statuto di Roma, è obbligata ad applicarlo, ma Matteo Salvini dice “Netanyahu è il benvenuto”. In Europa sì della Francia, Belgio Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna, Svezia; no degli Usa, Ungheria, Argentina, Paraguay. Gioisce l’Iran.

Le manette dei “crimini di guerra e contro l’umanità” della CPI che equiparano Israele a Hamas

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di Anna Coen
L’emissione del mandato d’arresto internazionale teoricamente vincola gli Stati che hanno aderito allo Statuto di Roma ad attenersi alle disposizioni della Corte, quindi per il Primo Ministro israeliano e per l’ex ministro della Difesa muoversi nei 124 Paesi che hanno ratificato lo Statuto potrebbe essere problematico, poiché le autorità locali sarebbero tenute a rispettare l’obbligo generale di cooperazione con la Corte ed arrestare i soggetti qualora si rechino in uno dei Paesi.