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Noi come i Rom

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come un tempo gli ebrei per 40 anni nel deserto: una condizione che ci accomuna”. Così ha detto Yasha Reibman, invitando il 30 settembre un gruppo di Rom e don Colmegna nella Sukkà allestita dal Merkas in piazza Cordusio. Sono venuti, accolti dal rabbino capo Alfonso Arbib e da rav Rodal. Un gesto altamente simbolico che ripropone il problema dei Rom nelle nostre città, un popolo ancora discriminato e guardato con sospetto al quale l’attore Moni Ovadia aveva recentemente proposto di assegnare il Premio Nobel per la pace.
Qui di seguito la cronaca dell’incontro.

Don Gelmini attacca la “lobby ebraica”

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Un sacerdote, don Gelmini, è indagato dai magistrati di Terni per abusi su minori della sua comunità per il recupero di tossicodipendenti “Incontro” e, nella rabbia, rilascia un’intervista domenicale a uno
dei nostri principali organi di stampa. In questa parla del suo costante impegno per i giovani, degli appoggi politici che ha il suo centro e arriva infine a commentare il momento difficile che attraversa la Chiesa. A questo punto avrebbe dichiarato don Gelmini al cronista: “(…) Pensate a quello che è accaduto in America, alla strumentalizzazione sui preti pedofili americani. La Chiesa ha sbagliato a pagare, a indennizzare. Se io sbaglio, la Chiesa tutta non deve pagare per me. Ma, appunto, mi sembra ci sia in atto una strategia mondiale di questa lobby, come chiamarla, ebraico-radical chic, che partendo dalla Chiesa americana tende a indebolire la Chiesa tutta (…)”.

Italia e politica mediterranea:
la necessità di una scelta

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ha ripetutamente domandato, incredulo, il capo del governo italiano Romano Prodi in visita lo scorso 9 luglio nella cittadina israeliana vicina alla striscia di Gaza. “Yes, Mr Prodi – gli rispondevano – missile più missile meno, cinquemila solo in questi ultimi pochi anni”. Al che Prodi è sbottato: “Ma è impossibile vivere in questo modo”. Tanto candore nel nostro presidente del consiglio potrebbe quasi suscitare tenerezza, se non fosse stato prontamente corretto dal consueto eccesso di furbizia dei responsabili della nostra politica estera. Ma per meglio inquadrare le cose, conviene dare un’occhiata al contesto generale.

Sul ripristino della messa in latino

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sia pur in via facoltativa della messa in latino, comprendente la vecchia formula dell’invito ai fedeli a pregare affinché gli ebrei vengano liberati dall’“accecamento” e dalle “tenebre”, può avere delle ripercussioni negative

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