n° 12 - Dicembre 2012

Che cos’è un Giusto

2012
Cari lettori, care lettrici,

nell’ultimo mese siamo stati protagonisti di una serie di eventi che hanno sancito un legame sempre più stretto tra Milano e il mondo ebraico, uniti in dialogo oggi molto importante, specie in un momento in cui Israele e l’universo ebraico sono di nuovo sotto i riflettori e nel mirino dei media. La presenza della Comunità e dell’editoria ebraica a Bookcity Milano; il convegno a Palazzo Marino su Le virtù dei Giusti e l’identità dell’Europa, promosso da Gariwo-La foresta dei Giusti e dal Comune; un altro convegno ancora all’Università Statale sulla Letteratura ebraica femminile, sono state tutte occasioni di confronto che non possono che confortare oggi, con Israele sotto attacco e un mondo arabo scatenato nella campagna di diffamazione e delegittimazione dello Stato d’Israele. E con personaggi come il premier turco Erdogan che non si vergogna di affermare che “Israele sta facendo pulizia etnica”, un’accusa infamante tout court, ancor di più se pronunciata dal capo di un Paese che ieri ha sterminato gli armeni e oggi perseguita la propria minoranza curda. Per non parlare di giornali e tv, spesso schierati in modo unilaterale sulle posizioni di Hamas, contro le ragioni che Israele ha di difendersi dalla gragnuola di razzi che piovono sulle sue città (ricordiamolo: 5000 in due anni, 500 in tre giorni prima di reagire). Insomma, quel luogo comune che vede Israele e le divise verde militare di Tsahal sempre dalla parte dei cattivi e invece gli “indifesi” miliziani di Hamas nei panni degli innocenti, eroici guerriglieri. Dietro a tutto c’è anche il mito malato di un cheguevarismo obsoleto, che avvelena lo sguardo e le parole, offusca la ragione e riduce tutto a un manicheismo da quattro soldi. Ma che cosa diremmo noi italiani se, dalle cime dell’Austria o dalle cantine di Salisburgo, venissero sparati missili su scuole, ospizi e case di Trento e Bolzano, in nome di un irredentismo anti-storico che vorrebbe riprendersi il sud Tirolo?

Israele è forse l’unico esercito al mondo che avverte la popolazione civile, che vive dove si nasconde il nemico, di un imminente attacco militare. In vista di una incursione, l’esercito israeliano ha lanciato migliaia di volantini su Gaza, invitando a lasciare le case. Hamas ha chiesto alla gente di ignorarli, di restare dove sono. Il New York Times, che non è certo tenero con Israele, riferisce di 12mila messaggi telefonici spediti da Israele ai palestinesi. Gaza è oggi il primo stato terroristico al mondo. Eppure, l’opinione pubblica occidentale ha sdoganato il diritto di Hamas a ingaggiare una guerra santa, legittimando il principio che non è Male se dei razzi vengano lanciati su civili che stanno cenando in casa loro, in uno stato di diritto.

A quando la fine dei due pesi e due misure?

Fiona Diwan

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