Per smascherare gli stereotipi

Taccuino

di Paolo Salom

Oggi pubblico il primo post di questo nuovo blog che raccoglierà interventi, pensieri, articoli e idee sul Paese che, con l’Italia, mi sta più a cuore. Mi riferisco a Israele, ovviamente, e in particolare, come si evince dalla testata, al rapporto da tempo in crisi con la gran parte dell’Occidente. Una crisi che ha radici lontane e complesse, radici che proverò a esporre, a mostrare per quello che sono, a criticare.

Chi segue l’omonima rubrica sul Bollettino della Comunità Ebraica di Milano, si sarà fatto un’idea dei temi che suscitano il mio interesse. Si tratta di quelle notizie, quei fatti, quelle opinioni che raramente arrivano al grande pubblico. O, se ci arrivano, molto spesso sono distorte e arrivano a comunicare l’opposto di quanto ci si aspetterebbe. Un esempio? Sul Foglio del 26 novembre scorso, in un bell’articolo, Carlo Panella affronta un tema importante (per Israele e per l’Occidente), e cioè la mancanza nel mondo arabo-islamico di una capacità storiografica di carattere scientifico. In poche parole: la Storia viene raccontata mescolando miti (spesso inesistenti) e necessità politiche, così che non solo il passato viene cambiato a proprio uso e consumo (un esempio su tutti: l’idea che i fenici, o i cananei, tanto fa lo stesso, fossero arabi autoctoni della “Palestina” prima ancora degli ebrei) ma il presente viene mostrato in una luce irreale, eppure, per chi ne parla, convincente.

Basti pensare alla questione del Monte del Tempio, utilizzata per far crescere la tensione a Gerusalemme, e presentata in una luce drammatica (quanto assurda): “I sionisti vogliono distruggere la Moschea di Al Aqsa!”). Tanto basta per infiammare gli animi, se ce ne fosse bisogno, in tutto il Medio Oriente. Ora, dal nostro punto di vista, che cosa è interessante? Interessa che questa narrativa, e cioè “l’inesistenza” di un legame tra Israele e il suo luogo più sacro torna in Occidente quasi intonsa e viene “assimilata” (almeno in certi ambienti) come se fosse la verità. E perciò si accresce l’idea che lo Stato ebraico sia “fuori posto”, preparando così il terreno per un futuro che vi lascio immaginare.  Sta a noi fare di tutto per cambiare la menzogna in verità.

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