L’ennesimo caso di ipocrisia e malafede delle Ong in Israele

Taccuino

di Paolo Salom

Riemergo dopo un periodo di “distrazioni” europee. E cosa trovo sul sito Ynet? Un articolo che racconta l’ultimo “incidente” di Tsahal con B’tselem, l’organizzazione di sinistra che sorveglia il rispetto dei diritti umani da parte di Israele nei Territori.

Se ricordate, il video che portò all’incriminazione del sergente Elor Azaria, per avere sparato a un terrorista già a terra, fu registrato e diffuso proprio da un volontario di questa organizzazione. In più, pochi giorni fa, il premier Netanyahu è stato al centro di una polemica perché si è rifiutato di ricevere il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel, in visita in Israele, dopo la decisione di quest’ultimo di incontrarsi con una delegazione di B’tselem e Breaking the Silence.

Bene. In un nuovo video, che Ynet mostra online, un altro volontario di B’tselem, un arabo, si avvicina a tre soldati israeliani di pattuglia in Samaria, li provoca e, alla fine, ne esce ammanettato e arrestato. Il filmato, recuperato e diffuso a tre mesi dai fatti, servirebbe a dimostrare la “cattiveria” dei militari contro un “innocente” palestinese. Questo perché, dopo i ripetuti ordini di sgomberare, il volontario dell’organizzazione pacifista vede un soldato armare il proprio fucile e, visto che si ostina a rimanere immobile, sfidandoli (“Io devo andare a casa? Io sono a casa, andatevene voi”, dice), alla fine viene portato in cella.

Una volta tanto, di fronte alle accuse di B’tselem, Tsahal, attraverso il portavoce Motti Almoz, ha risposto con i giusti toni: per prima cosa ha difeso i soldati, che hanno agito professionalmente e sempre seguendo le regole, poi ha usato la giusta dose di sarcasmo per stigmatizzare l’assurda e deliberata provocazione il cui unico scopo è, ovviamente, sporcare l’immagine di Tsahal nel mondo.

Così stanno le cose, signori miei, e i vari dignitari che si affollano in Terra di Israele per lodare e incoraggiare queste organizzazioni farebbero bene a vederle all’opera. Ah, tra l’altro, sapete da dove queste Ong ricavano la maggior parte dei loro fondi, vero?

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