Olimpiadi 2026: scoppiano le polemiche per la presenza di Ghali alla cerimonia di apertura

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola
La decisione di far salire Ghali sul palco olimpico arriva in un periodo storico in cui l’Italia è considerata uno dei principali poli europei dell’attivismo propalestinese. L’artista capirà le possibili riprercussioni sull’Italia nel caso si esprimesse su Gaza davanti al mondo, oppure approfitterà della visibilità?

Milano si prepara ad accogliere la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali 2026 in programma per venerdì 6 febbraio allo Stadio San Siro.

A pochi giorni dall’evento, però, sono già scoppiate le prime polemiche, rivolte specialmente alla presenza del rapper Ghali sul palco della cerimonia.

L’artista di origini tunisine, oggi tra i nomi più noti della scena musicale italiana, è stato scelto insieme ad altri ospiti di fama internazionale tra cui Andrea Bocelli e Mariah Carey per esibirsi davanti al pubblico di tutto il mondo. Una decisione che molti hanno ritenuto controversa per via delle aspre dichiarazioni di Ghali sul conflitto a Gaza.

Le affermazioni propalestinesi di Ghali

All’inizio del 2024 durante la 74° edizione del Festival di Sanremo, Ghali aveva concluso la sua esibizione con un appello a “fermare il genocidio”, riferendosi alla risposta di Israele all’attacco del 7 ottobre ordito da Hamas.

Questa dichiarazione è stata pronunciata su uno dei palcoscenici più visti del Paese scatenando l’indignazione dei rappresentanti delle comunità ebraiche italiane e dell’allora ambasciatore israeliano a Roma, Alon Bar.

La vicenda ha inoltre innescato proteste davanti alla sede del colosso mediatico Rai, accusato di non aver preso pubblicamente le distanze dalle parole dell’artista.

Come se non bastasse, con il passare del tempo la posizione del rapper si è ulteriormente irrigidita: sui social network, in particolare su X, Ghali ha iniziato a criticare tutti gli artisti che non utilizzavano la propria popolarità a sostegno della causa palestinese e ha fatto riferimento al conflitto a Gaza come ad un “nuovo Olocausto”, un’espressione oltraggiosa soprattutto per via del contesto storico e simbolico.

“L’Italia e i Giochi Olimpici meritano un artista, non un fanatico propal, hater di Israele che è già stato protagonista di scene imbarazzanti e volgari” hanno commentato diversi esponenti del governo italiano all’agenzia La Presse, temendo che la cerimonia a San Siro offrirà a Ghali una nuova occasione per dare sfogo alle sue posizioni politiche.

L’Italia e il movimento propal

La decisione di far salire Ghali sul palco olimpico arriva in un periodo storico in cui l’Italia è considerata uno dei principali poli europei dell’attivismo propalestinese.

Secondo uno studio sull’antisemitismo globale, pubblicato ad aprile dall’Università di Tel Aviv, l’Italia è uno dei due Paesi occidentali che ha registrato il più grande aumento degli episodi antisemiti tra il 2023 e il 2024.

Un sondaggio dell’Istituto SWG, diffuso a settembre, ha inoltre rivelato che circa il 15% degli italiani considera “totalmente o abbastanza giustificabili” le aggressioni fisiche contro cittadini ebrei. Molti di questi individui si sono uniti allo sciopero generale che ad ottobre ha coinvolto oltre due milioni di italiani a sostegno della Global Sumud Flotilla, un movimento che è stato sostenuto segretamente da alti dirigenti di Hamas.

In questo clima di crescente preoccupazione, permettere dunque a un artista del calibro di Ghali di esibire liberamente la sua avversione ad Israele davanti ad un pubblico globale può avere ripercussioni gravissime.

Nella sua intervista rilasciata a Repubblica, il Ministro dello Sport italiano Andrea Abodi è abbastanza certo che Ghali non utilizzerà il suo tempo sul palco olimpico per lanciare messaggi politici: “non mi imbarazza essere in disaccordo con le sue opinioni ma credo che un Paese debba saper distinguere tra l’espressione artistica e il contesto istituzionale. E su quel palco non ci saranno messaggi di questo tipo.”

Più cauta è stata la posizione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la cui presidente Noemi Di Segni ha espresso l’auspicio che al cantante siano state fornite indicazioni precise sul ruolo a lui richiesto.

“Mi auguro che Ghali si renda conto delle sue responsabilità in un contesto così importante” ha affermato Di Segni.

Alla cerimonia di Milano parteciperanno anche nove atleti israeliani, un elemento che rende ancora più sensibile la cornice dell’evento e rafforza l’idea che la scelta degli artisti chiamati a rappresentare il Paese non possa essere separata dai loro ideali pubblici.