Diplomatico portoghese che salvò ebrei durante la seconda guerra mondiale

Commemorato diplomatico portoghese che salvò gli ebrei durante la Shoah

di Nathan Greppi
Aristides de Sousa Mendes era console portoghese a Bordeaux, in Francia, quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale; quando in città arrivarono migliaia di profughi ebrei e non solo, concesse loro numerosi lasciapassare per rifugiarsi in Portogallo. Ma solo di recente il suo paese ha deciso di riconoscergli i suoi meriti, annunciando il 9 giugno che verrà posta una statua in suo onore nel Pantheon Nazionale.

Il contesto storico

Come spiega la BBC, all’epoca il suo operato non solo non fu premiato, ma siccome il Portogallo era governato dalla dittatura fascista di António de Oliveira Salazar, che consentiva agli ebrei di rifugiarsi nel paese solo con il consenso del governo, ciò pose fine alla sua carriera diplomatica, tanto che morì in povertà.

Nel giugno 1940, mentre i tedeschi stavano occupando la Francia, Mendes fece amicizia con Rav Chaim Kruger, un rabbino belga e capo non ufficiale dei rifugiati. Mendes offrì al rabbino e alla sua famiglia di aiutarli a sconfinare in Spagna, ma il rabbino rifiutò, dicendo che non poteva abbandonare gli altri rifugiati ebrei. In quei giorni, secondo le testimonianze, Mendes rimase chiuso in casa in preda a crisi nervose. Tempo dopo avrebbe raccontato a un rabbino a Lisbona: “Se così tanti ebrei possono soffrire per colpa di un cattolico (Hitler), è giusto che un cattolico soffra per così tanti ebrei.”

La decisione di aiutare

Il 17 giugno, stando ai racconti di suo figlio Pedro Nuno Mendes, “uscì a grandi passi dalla sua stanza, spalancò la porta della cancelleria e annunciò a gran voce: ‘Da questo momento darò visti a tutti. Non ci saranno più nazionalità, razze o religioni.” Si stima che Mendes abbia concesso tra i 10.000 e i 30.000 visti a ebrei e altri rifugiati che sono così riusciti a oltrepassare il confine con la Spagna per poi recarsi in Portogallo, da dove in molti presero delle navi per l’America. La Fondazione Sousa Mendes, che ha sede negli Stati Uniti, è riuscita a rintracciare circa 3.800 di coloro che si salvarono con questi visti.

Non mancarono coloro che cercarono di ostacolarlo: il Ministero degli Esteri portoghese gli inviò telegrammi chiedendogli di desistere dai suoi intenti, mentre le autorità spagnole dichiararono nulli i visti, ma quando ormai a migliaia avevano già sconfinato nel paese. Tra coloro che fuggirono dalla Francia grazie a lui ci furono il pittore Salvador Dalì, il regista King Vidor, membri della famiglia Rothschild e vari ministri del governo belga in esilio.

Dopo la guerra

Sebbene il Portogallo di Salazar accolse numerosi ebrei e fu lodato per questo, nel luglio 1940 Mendes venne espulso dal corpo diplomatico e gli fu tolta la pensione. I suoi figli emigrarono quasi tutti, e lui e la moglie tirarono avanti solo grazie all’assistenza della Comunità Ebraica di Lisbona. Morì in assoluta povertà nel 1954 all’età di 68 anni. Nel 1966 lo Yad Vashem lo riconobbe come Giusto tra le Nazioni, mentre il governo portoghese ritirò le accuse rivoltegli solo nel 1988.

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