Altalena, il relitto che riemerge dalla memoria d’Israele

Personaggi e Storie

 di Anna Balestrieri

Settantotto anni dopo essere stata affondata al largo di Tel Aviv, l’Altalena è stata finalmente ritrovata a 503 metri di profondità. La scoperta ha un valore che va ben oltre l’archeologia subacquea: il relitto appartiene a uno degli episodi più drammatici e controversi della nascita dello Stato d’Israele.

L’Altalena non è infatti soltanto una nave. È il simbolo di una frattura interna che attraversò il movimento sionista proprio mentre Israele nasceva come Stato.

Una nave carica di armi

Era il giugno del 1948. Israele aveva appena dichiarato l’Indipendenza e combatteva la guerra contro gli eserciti arabi dei Paesi vicini. Dalla Francia arrivò l’Altalena, una nave acquistata dall’Irgun, l’organizzazione militare clandestina guidata da Menachem Begin.

A bordo viaggiavano centinaia di nuovi immigrati e un ingente carico di armi destinato all’Irgun. Ma nel frattempo la situazione politica e militare era cambiata: con la nascita dello Stato, le diverse organizzazioni armate del periodo pre-statale dovevano confluire in un’unica forza militare nazionale, l’IDF.

La questione delle armi dell’Altalena divenne così una questione di sovranità: chi doveva controllare la forza militare del nuovo Stato?

Ben-Gurion contro Begin

L’Irgun avrebbe dovuto consegnare le proprie armi all’esercito israeliano. Per David Ben-Gurion, primo ministro e ministro della Difesa, non poteva esistere un esercito parallelo sottoposto a un’autorità politica diversa da quella dello Stato.

L’Irgun, invece, insisteva sulla necessità di utilizzare parte del carico per armare i propri uomini. La tensione esplose prima a Kfar Vitkin, dove erano sbarcati circa 900 immigrati, e successivamente a Tel Aviv.

Il confronto politico si trasformò in uno scontro armato. Ebrei che avevano combattuto insieme per la nascita di Israele si trovarono improvvisamente a combattere gli uni contro gli altri.

Alla fine Ben-Gurion ordinò all’IDF di aprire il fuoco sulla nave. L’Altalena prese fuoco. Morirono sedici membri dell’Irgun e tre soldati dell’esercito israeliano.

 

Una ferita nella nascita dello Stato

La scena dell’Altalena è rimasta impressa nella memoria israeliana proprio per il suo carattere paradossale: una nave carica di armi destinata a rafforzare la guerra per l’indipendenza veniva bombardata dalle forze armate dello Stato appena nato.

Per Ben-Gurion, il conflitto rappresentava una prova decisiva della necessità di imporre un’unica autorità militare e politica. Per i sostenitori di Begin, invece, l’affondamento divenne il simbolo di una scelta ingiusta e di una persecuzione politica.

La vicenda contribuì anche a definire la cultura politica israeliana dei decenni successivi. L’Irgun apparteneva alla tradizione revisionista che avrebbe alimentato la destra israeliana, mentre Ben-Gurion era il principale esponente del movimento laburista.

L’Altalena divenne così una sorta di fotografia originaria della contrapposizione fra destra e sinistra israeliane.

 

Il relitto sulla spiaggia

Dopo l’incendio, il relitto rimase per mesi sulla costa di Tel Aviv. La nave annerita divenne quasi un elemento del paesaggio urbano e, per un periodo, anche un luogo frequentato dai giovani della città.

Nel 1949 Ben-Gurion ordinò che l’Altalena fosse rimossa. Dopo diversi tentativi falliti di recuperarla, la nave venne infine trascinata al largo e affondata.

Anche sulle motivazioni esatte di questa decisione la memoria è rimasta controversa. Per alcuni l’obiettivo era impedire che il relitto diventasse un monumento politico dell’Irgun; per altri si trattò semplicemente della conclusione pratica di una vicenda ormai diventata ingombrante.

Per quasi otto decenni, dunque, l’Altalena è rimasta sotto il Mediterraneo mentre, sopra di essa, lo Stato d’Israele cambiava radicalmente.

 

La scoperta a 503 metri

Il ritrovamento è arrivato dopo mesi di ricerche condotte con tecnologie moderne di mappatura e rilevamento subacqueo.

A quella profondità il relitto è rimasto lontano dagli occhi e, in un certo senso, anche dalla possibilità di trasformarlo fisicamente in un luogo della memoria. Ora la sua posizione è stata identificata e si apre inevitabilmente il dibattito sul suo futuro.

Che cosa fare dell’Altalena, adesso che è stata ritrovata?

La risposta non è soltanto tecnica. Il recupero della nave significherebbe riportare in superficie anche un oggetto carico di significati politici.

 

Un monumento per alcuni, una ferita per altri

La destra israeliana considera da tempo l’Altalena una parte fondamentale della propria memoria storica. Il ritrovamento potrebbe dunque trasformare il relitto in un monumento dedicato ai membri dell’Irgun morti nel 1948.

Ma esiste anche un’altra memoria: quella dei tre soldati dell’IDF uccisi nello scontro. E soprattutto esiste il rischio che il relitto diventi nuovamente uno strumento della competizione politica contemporanea, anziché un luogo capace di raccontare la complessità di quel momento fondativo.

È questa forse la vera difficoltà della memoria dell’Altalena: non scegliere semplicemente fra due versioni della storia, ma riuscire a ricordare contemporaneamente che nel 1948 entrambe le parti si consideravano impegnate nella difesa del futuro Stato d’Israele.

 

La nave e l’idea di Stato

L’Altalena racconta, in fondo, una delle questioni più difficili nella nascita di qualsiasi Stato: il passaggio dalla logica del movimento alla logica delle istituzioni.

Prima dell’Indipendenza esistevano organizzazioni armate diverse, con leadership e visioni politiche differenti. Dopo la nascita dello Stato, quella pluralità non poteva essere mantenuta indefinitamente senza mettere in discussione il monopolio della forza da parte delle istituzioni.

L’affondamento dell’Altalena fu il prezzo, terribile, della trasformazione di un movimento nazionale in uno Stato sovrano.

Oggi il relitto è tornato a essere visibile, almeno nella geografia del Mediterraneo. Resta da capire se Israele riuscirà a riportarlo anche dentro una memoria condivisa.

Perché l’Altalena non è soltanto una nave affondata nel 1948. È una domanda ancora aperta su come uno Stato ricorda il momento in cui, per diventare uno Stato, dovette imporre la propria unità anche contro una parte di coloro che avevano contribuito a costruirlo.