di Pietro Baragiola
Poco dopo la fine dell’evento con l’ex ostaggio, l’Undergraduate Students Association Council (USAC) ha scritto una lettera per condannare esplicitamente questa iniziativa, affermando di riconoscere “l’umanità in tutte le persone colpite dalla violenza” ma di respingere “una selezione di narrazioni che oscurerebbe la realtà più ampia del conflitto”.
Negli ultimi giorni il consiglio studentesco della UCLA è finito al centro delle polemiche con l’accusa di antisemitismo in seguito alla pubblicazione di una lettera di condanna contro l’evento universitario che ha avuto protagonista l’ex ostaggio israeliano Omer Shem Tov, rapito il 7 ottobre 2023 al Nova Festival e rimasto prigioniero a Gaza 505 giorni.
Questa lettera ha scatenato immediatamente le reazioni non solo delle comunità ebraiche locali ma anche dell’intero dipartimento accademico che ha chiesto con urgenza una spiegazione da parte dei rappresentanti del consiglio.
La lettera della USAC
Organizzato da Hillel UCLA insieme al Nazarian Center for Israel Studies e al gruppo Students Supporting Israel, l’incontro con Omer Shem Tov ha visto l’ex ostaggio di Hamas raccontare la propria esperienza di prigioniero agli studenti della prestigiosa università californiana.
Poco dopo la fine dell’evento, l’Undergraduate Students Association Council (USAC) ha scritto una lettera per condannare esplicitamente questa iniziativa, affermando di riconoscere “l’umanità in tutte le persone colpite dalla violenza” ma di respingere “una selezione di narrazioni che oscurerebbe la realtà più ampia del conflitto”.
Il testo della lettera accusa Israele di portare avanti azioni “ampiamente definite dai difensori dei diritti umani con il termine genocidio”, sostenendo che “dare spazio ad una sola testimonianza senza un adeguato contesto politico e umanitario rischia di legittimare e normalizzare queste atrocità”.
“Il patrocinio istituzionale dell’evento riflette, inoltre, una preoccupante mancanza di attenzione per la vita palestinese e contribuisce a creare un clima in cui gli studenti arabi e musulmani si sentono marginalizzati, silenziati e danneggiati” riporta la missiva. “Le università non devono essere complici nella produzione o amplificazione di narrazioni a senso unico che cancellano sistemi di oppressione e occupazione.”
Ovviamente questo documento ha scatenato risposte molto forti da più fronti tra cui la dichiarazione congiunta di Hillel UCLA e dello Students Supporting Israel che hanno accusato il consiglio su Instagram per aver assunto una posizione molto ostile contro Israele: “i membri del governo studentesco hanno dimostrato ancora una volta di essere anti-dialogo, anti-apprendimento, anti-verità, anti-studenti e antisemitici”.
Anche diversi studenti hanno criticato questa presa di posizione del consiglio.
“Un comportamento del genere non unisce nessuno, bensì polarizza ulteriormente la situazione” ha dichiarato Reuben Broudy, studente di scienze politiche, durante una riunione pubblica.
Un voto non unanime
L’intera vicenda è stata ulteriormente complicata dal fatto che la pubblicazione della lettera è avvenuta senza un voto unanime da parte del consiglio studentesco.
La rappresentante Talia Davood, tra le organizzatrici dell’incontro con Omer Shem Tov, era assente al momento del voto e ha accusato i colleghi di aver portato avanti la proposta intenzionalmente senza il suo contributo.
“È scoraggiante sapere che una lettera del genere è stata presentata proprio quando non potevo essere presente per fornire chiarimenti” ha dichiarato Davood al Times of Israel, definendo la mossa “blatantemente irrispettosa” specialmente per essere stata compiuta durante lo Yom HaShoah. “Condannare Omer Shem Tov per aver condiviso la sua esperienza, radicata negli stessi schemi di odio antisemita, è profondamente inappropriato”.
Anche il presidente del consiglio Diego Bollo, assente alla riunione, ha espresso dubbi sulle modalità con cui la lettera è stata approvata.
In una nota ufficiale pubblicata per placare l’intera situazione, la stessa UCLA ha affermato di approvare l’incontro con l’ex ostaggio, sottolineando che l’intero evento è svolto in modo pacifico e che il suo messaggio era incentrato su “resilienza e rispetto dei diritti umani”. L’ateneo ha inoltre annunciato che nei prossimi giorni svolgerà un’accurata revisione del processo che ha portato alla pubblicazione della lettera.
Tra accuse di antisemitismo, richieste di trasparenza e appelli al dialogo, UCLA diventa dunque l’ennesimo teatro di scontro all’interno dei campus universitari americani che riflettono le fratture più profonde del dibattito globale contemporaneo.



