Trump: “Sposterò l’ambasciata USA a Gerusalemme”. L’Autorità Palestinese: “Reagiremo alla minaccia”

Mondo

di Paolo Castellano

trump-gerusalemmeIl trasferimento dell’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme potrebbe causare “un’esplosione” nella regione e avere un effetto dannoso per le relazioni con la Giordania e l’Egitto, ha detto nello scorso weekend l’uscente Segretario americano di Stato, John Kerry.

Come riporta il Times of Israel in un lungo articolo, in un’intervista del 6 gennaio con la CBS News, Kerry ha detto che la mossa promessa dal neo-presidende-eletto Donald Trump potrebbe causare “un’esplosione, una totale esplosione nella regione, non solo nella West Bank, e forse anche in Israele stesso”.

Ciò potrebbe anche “avere un profondo impatto sulla collaborazione con la Giordania e l’Egitto”, egli ha avvisato.

Kerry in aggiunta ha affermato che qualsiasi alternativa alla soluzione dei due stati “sarebbe straordinariamente pericolosa per Israele, il nostro amico… La semplice realtà è che tu non puoi essere unitariamente – un solo stato – con la maggior parte di cittadini non-ebrei che ebrei e rimanere una democrazia o uno Stato ebraico. È impossibile. Non si può fare”.

Trump, insieme al suo team, ha ribadito ripetutamente la sua intenzione di trasferire l’ambasciata nella capitale d’Israele, suscitando forti critiche da parte dei leader palestinesi.

Il 6 gennaio la questione è stata l’argomento principale di sermoni religiosi pronunciati in tutta la West Bank. Con l’Autorità palestinese, la leadership sta avvisando le mosche di concentrarsi sul problema, ha riportato Radio Israele.

La televisione ufficiale palestinese ha inoltre trasmesso stralici di alcuni sermoni, nei quali i religiosi incitano i loro seguaci a reagire al pericolo. Un capo religioso ha perfino detto che lo spostamento dell’ambasciata sarebbe un attacco contro la fede dei musulmani e contro la storia. Un altro ha invece dichiarato che questo atto equivale ad un assalto ai luoghi sacri dell’Islam e alla moschea Al-Aqsa di Gerusalemme.

Nel frattempo il principale negoziatore palestinese, Saeb Erekat, ha dichiarato che l’Autorità palestinese è rimasta ben disposta ad incontrare la controparte israeliana ai prossimi colloqui a Mosca, come è stato suggerito lo scorso anno dal presidente russo, Vladimir Putin.

Erekat ha affermato che il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, ha accettato le condizioni dell’incontro, ma ha detto che l’offerta di Putin è stata rifiutata dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.

Il 6 gennaio Abbas ha consigliato a Trump di non trasferire l’ambasciata invitandolo a visitare i territori palestinesi e poi ha aggiunto: «La invitiamo a non portare a termine la sua proposta… perché la consideriamo una scelta aggressiva, quando afferma di situare l’ambasciata a Gerusalemme»

Il presidente dell’Autorità palestinese ha riferito che muovere l’ambasciata vorrebbe dire mettere in crisi il processo di pace, come riporta Radio Israele.

I palestinesi rivendicano Gerusalemme est come loro legittima capitale. Una decisione americana di trasferire l’ambasciata  significherebbe l’accettazione da parte degli USA di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. La situazione di Gerusalemme è uno dei nodi della discussione che dovrà essere risolto durante le prossime negoziazioni con i palestinesi.

Israele ha annesso Gerusalemme est e la città vecchia dopo la conquista dei territori nella guerra del 1967. Lo scorso mese il consiglio di sicurezza dell’ONU ha etichettato tutti quanti questi territori come aree palestinesi occupate – una decisione che è stata rifiutata da Netanyahu. Gli Stati Uniti si sono astenuti durante il voto, permettendo così il passaggio della risoluzione e facendo infuriare Israele e Donald Trump.

Per di più Abbas ha affermato che qualsiasi azione che modifichi lo status di Gerusalemme rappresenterebbe un affronto che i palestinesi non potrebbero sopportare.

Il negoziatore palestinese Ereka ha inoltre affermato che il processo di pace sarà finito per sempre se la decisione di trasferimento andrà in porto: l’Organizzazione per la liberazione della Palestina smetterà di riconoscere Israele come stato legittimo e gli Stati Uniti saranno costretti dall’opinione pubblica araba a chiudere tutte le loro ambasciate nel mondo arabo, se l’amministrazione Trump trasferirà l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme.

In una dichiarazione rilasciata pochi giorni fa dallo staff di transizione di Trump, David Friedman è stato annunciato come possibile ambasciatore di Israele. Friedman ha detto che mirerà a “rafforzare il legame tra i due Paesi e a promuovere la causa della pace nella regione”, e che “non vede l’ora di fare questo nell’ambasciata americana nell’eterna capitale di Israele, Gerusalemme”.

Il manager della campagna politica di Trump, Kellyanne Conway, ha detto il 12 dicembre che lo spostamento dell’ambasciata “è una grande priorità per questo presidente eletto, Donald Trump”. Conway ha inoltre aggiunto, come ospite della trasmissione di Hugh Hewitt, in una lunga intervista: «Lui lo ha fatto capire in modo molto chiaro durante la sua campagna politica, e come presidente-eletto, l’ho sentito ripeterlo molte volte anche in privato, se non pubblicamente».

 

Menu