Super Bowl 2026: il nuovo spot contro l’antisemitismo accende il dibattito negli Stati Uniti

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di Pietro Baragiola
Il nuovo spot di Kraft ha attirato forti critiche sin dalla sua diffusione online a pochi giorni dall’evento sportivo. Il motivo principale sta nel fatto che molti commentatori lo hanno definito “scollegato dall’esperienza reale degli adolescenti ebrei”, che oggi incontrerebbero l’antisemitismo soprattutto online.

Per il terzo anno consecutivo la partita del Super Bowl, andata in onda domenica 8 febbraio, ha incluso tra i suoi trailer spettacolari uno spot contro l’antisemitismo prodotto dall’associazione no profit FCAS (Foundation to Combat Antisemitism) di Robert Kraft, proprietario dei New England Patriots.

La fondazione, che recentemente ha cambiato nome diventando la Blue Square Alliance Against Hate, ha però riscontrato numerose critiche dopo la messa in onda dello spot per via della frattura sempre più evidente all’interno della comunità ebraica americana sull’efficacia di questo tipo di campagne dopo che gli ultimi dati registrano un continuo aumento dell’antisemitismo negli Stati Uniti.

Lo spot “Sticky Note”

Trasmesso durante la finale tra i New England Patriots e i Seattle Seahawks, lo spot, intitolato “Sticky Note”, è ambientato in una scuola superiore dove un adolescente ebreo, David, cammina nei corridoi mentre i compagni lo osservano e sussurrano tra loro.

Arrivato al suo armadietto, David scopre un biglietto attaccato allo zaino: “Dirty Jew”. Il ragazzo resta immobile, finché un altro studente, afroamericano, interviene coprendo l’insulto con un quadrato blu. “Do not listen to them” gli dice.

Il secondo ragazzo, Bilal, applica a sua volta un biglietto blu sulla propria maglietta e i due si allontanano insieme.

Sullo schermo appare quindi il messaggio di chiusura: “2 in 3 Jewish teens have experienced antisemitism. Share the #blue square and show you care”.

La campagna rappresenta la terza presenza consecutiva della fondazione di Kraft al Super Bowl. Nel 2024, una clip di 30 secondi, considerata la prima nella storia della finale NFL a trattare esplicitamente l’antisemitismo, ha visto protagonista uno speechwriter di Martin Luther King Jr, mentre nel 2025 è stato il turno dello spot con Tom Brady e Snoop Dogg contro “all hate”, senza riferimenti diretti agli ebrei.

Il fatto che il video di quest’anno sia costato 15 milioni di dollari ha però portato molti commentatori a chiedersi se questo tipo di risorse non andrebbero direzionate in modi più efficaci, specialmente dopo l’intervento dell’opinionista di centro-destra Bret Stephens allo “State of World Jewry” di New York: “quella che chiamiamo lotta all’antisemitismo consuma decine di milioni di dollari ogni anno nella filantropia ebraica ed è diventata un principio organizzativo centrale. È uno sforzo benintenzionato, ma in gran parte inutile.”

Le critiche allo spot

Il nuovo spot di Kraft ha attirato forti critiche sin dalla sua diffusione online a pochi giorni dall’evento sportivo. Il motivo principale sta nel fatto che molti commentatori lo hanno definito “scollegato dall’esperienza reale degli adolescenti ebrei”, che oggi incontrerebbero l’antisemitismo soprattutto online.

Tra le reazioni più dure vi è quella del columnist Liel Leibovitz che su Tablet ha scritto di “non riuscire ad immaginare uno spot peggiore”, sostenendo che gli ebrei dovrebbero comunicare “forza e resilienza, non vulnerabilità”.

Sulla stessa linea è stato Shabbos Kestenbaum, ex studente di Harvard ed oggi voce di riferimento dell’ebraismo conservatore dopo il 7 ottobre.

“Se gli ebrei americani spendono milioni di dollari per ‘combattere l’antisemitismo’ invece di costruire vita ebraica, significa che sono fuori sintonia con i bisogni della Gen Z e non hanno imparato le lezioni del post 7 ottobre” ha commentato Kestenbaum su X. “Finanziate le scuole ebraiche, non gli spot del Super Bowl.”

Altri ancora hanno preso di mira il simbolo del quadrato blu come ha fatto l’influencer pro-Israele Isaac de Castro: “lo spot ci insegna che tutto quello che dobbiamo fare è postare un quadrato blu e siamo a posto. Non dobbiamo affrontare l’antisemitismo né l’estrema destra neonazista. Come ci aiuta a combattere l’odio?”

Non sono mancate tuttavia letture meno negative come quella di Rachel Steinhardt, madre ebrea californiana, che ha condiviso lo spot su Instagram affermando che, pur non essendo perfetto, rende chiaro il problema dell’antisemitismo nelle scuole pubbliche. Un problema denunciato dal 71% dei genitori nel 2025 e che dev’essere affrontato e sconfitto il prima possibile.