Reportage e intervista di Davide Cucciati
Nel 2025 le autorità azere hanno sventato un piano attribuito alla Quds Force iraniana per assassinarlo, con il coinvolgimento di un narcotrafficante georgiano. Oggi Rav Shneor Segal è leader degli ebrei di Baku
Rav Shneor Segal è uno shaliach di Chabad Lubavitch in Azerbaijan ed è Rabbino Capo della Comunità ashkenazita di Baku. Nel 2025 il suo nome è finito anche nelle cronache internazionali: secondo un’inchiesta del Washington Post, ripresa da varie testate, le autorità azere avrebbero sventato un piano attribuito alla Quds Force iraniana per assassinarlo, con il coinvolgimento di un narcotrafficante georgiano che avrebbe ricevuto una somma di 200.000 dollari.
L’intervista che segue è stata realizzata a Baku a inizio dicembre 2025 presso il tempio ashkenazita di Baku.
Rav Segal, da quanto tempo vivono ebrei in Azerbaijan?
Gli ebrei vivono in Azerbaijan da molto tempo. Dico sempre che gli ebrei ashkenaziti sono arrivati qui durante l’oil boom, il boom del petrolio (tra la metà dell’‘800 e l’inizio del ‘900 ndr). Molto importante, ad esempio, è stata la famiglia Landau. (Lev Davidovich Landau nacque a Baku il 22 gennaio 1908 in una famiglia ebraica: il padre lavorava come ingegnere nell’industria petrolifera locale e la madre era medico. Landau divenne uno dei più grandi fisici teorici sovietici del Novecento. ndr).
Oltre agli ashkenaziti, quali altre comunità ebraiche ci sono?
Sono arrivati anche ebrei georgiani. Tuttavia, la comunità più interessante è quella degli ebrei della montagna. A Quba ci sono ebrei da circa 400 anni ma la versione più recente è che sarebbero lì fin dalla distruzione del Primo e del Secondo Tempio. Non ho trovato nessun documento che lo provi ma le persone lo dicono. Nell’estate 2022, a Baku, c’è stata una conferenza organizzata dell’Università Bar Ilan e uno dei professori ha affermato che gli ebrei vivono in Azerbaijan dalla distruzione del Secondo Tempio.
Lei da quanto tempo vive qui?
Vivo in Azerbaijan da 15 anni. Sono cresciuto in Israele, in un quartiere con molti ebrei caucasici. C’è un piano per tutto.
Com’è la convivenza con la società azera?
Gli ebrei qui si sono sempre sentiti a proprio agio e amici con i cittadini azeri non ebrei. Qui mi dicono che non hanno mai sentito antisemitismo. Gli ebrei fanno pienamente parte della società azera. La grande sfida, per noi, è tenere insieme le persone, la Comunità.
E durante l’era sovietica?
Durante l’era sovietica l’ebraismo fu demolito e non c’era una scuola ebraica. Però, il tempio è stato tenuto in funzione. Forse, il motivo è che i popoli caucasici sono più conservatori.
Oggi che cosa esiste a livello comunitario?
Oggi abbiamo l’asilo e la scuola ebraica. Quando l’abbiamo aperta, il Presidente dell’Azerbaijan è venuto all’inaugurazione. Ci supporta molto.
Qual è l’obiettivo principale della vostra attività?
Uno dei nostri obiettivi è rafforzare l’identità ebraica e il legame con la Comunità. Per esempio, hai visto i giovani in sinagoga a Shabbat? Alcuni vengono da famiglie miste, con madre ebrea e padre non ebreo. Li accompagniamo, insegniamo Torà e tradizione ebraica, offriamo un quadro ebraico caldo e inclusivo che li aiuta a connettersi alle proprie radici e alla vita comunitaria.
Quanti giovani partecipano?
Ogni settimana circa 200 giovani partecipano alle lezioni di Torà.
Ha accennato anche a storie familiari legate alla guerra…
Abbiamo ebrei i cui avi, durante la Seconda guerra mondiale, hanno fatto matrimoni misti per salvarsi la vita e sono scappati qui in Azerbaijan. La scorsa estate, in un campeggio per giovani di due settimane, anche in quel contesto abbiamo ricostruito le radici ebraiche di una bambina che aveva un cognome comune azero ma andando a ritroso ne abbiamo appurato l’ebraicità.
Lo Stato azero vi sostiene anche concretamente?
Lo Stato azero ci supporta molto. Economicamente, lo Stato azero dà alla Comunità ebraica ogni anno 620.000 dollari. Ma non è solo economico il punto; quando la Comunità ha bisogno di qualcosa sappiamo con chi parlare.
E sul tema della sicurezza?
In Azerbaijan puoi camminare con la kippah in tutta sicurezza. Qui non è solo sicuro, anzi le persone sono calorose quando ci vedono con la kippah.
Quanti shlichim avete nel Paese?
Qui in Azerbaijan abbiamo sette shlichim Chabad, uno a Quba, uno a Sumqayıt e cinque a Baku. Abbiamo la scuola ebraica, la nostra shechità, abbiamo tutto. Qui a Baku, questo Shabbat, tu c’eri, alla cena eravamo 130 persone. Ogni sera facciamo lezioni di Torà e aiutiamo le persone ad avvicinarsi alle mitzvot.
Quanti ebrei ci sono complessivamente in Azerbaijan?
Circa 25.000.
Io pensavo 7.000…
Sì, ma quando ti dico 25.000 tieni conto che una parte non sa di essere ebrea e un’altra parte pensa soltanto di avere radici ebraiche. Detto questo, non tutti sono attivamente coinvolti nella vita comunitaria o religiosa. Oggi abbiamo circa 3.000 persone nel nostro database e in qualche forma di contatto con la Comunità; questo non significa che migliaia vadano regolarmente al tempio, purtroppo non è così. Allo stesso tempo vediamo una tendenza positiva, sempre più persone si riavvicinano, partecipano ad attività educative, culturali e sociali, e prendono un ruolo attivo.
Secondo lei la Comunità avrà un futuro qui oppure aumenterà l’aliyah?
Questa è un’ottima domanda. Solitamente, le comunità ebraiche hanno un futuro dove c’è un futuro dal punto di vista economico. La sicurezza è importante ma il lato economico, per alcune scelte di vita, lo è ancora di più. Lo vedi in Europa: anche se l’antisemitismo sta crescendo, non vedi gli ebrei scappare in massa perché le persone stanno comunque facendo la propria vita, solo ponendo più attenzione quando escono di casa. Qui ci sono giovani che riescono a vedere il proprio futuro in Azerbaijan perché questo Stato si sta sviluppando molto dal punto di vista economico. BH, noi vediamo stabilità e crescita nella qualità e nella profondità del coinvolgimento comunitario. Comunque, c’è chi fa aliyah, chi va negli USA, chi in Germania, chi in Russia. C’è una grande comunità di ebrei azeri a Mosca.
Ho letto che il regime islamico iraniano avrebbe tentato di ucciderla e che la polizia azera avrebbe arrestato un uomo pagato per farlo.
Questo non significa che l’Azerbaijan sia insicuro. Semplicemente, se ne è parlato sui giornali. Io non ho altre informazioni, oltre a quello che è stato pubblicato; non mi occupo ulteriormente di questo tema.
Perché i Pasdaran avrebbero voluto ucciderla?
Devi chiederlo a loro. Non lo so, non ho alcuna idea.
Magari perché ha fatto hasbarà e si è esposto per Israele?
Non ne ho davvero idea. Perché dovrei utilizzare il mio tempo per cercare di capire queste cose?
Il rapporto fra Comunità ebraica e Stato azero sembra molto stretto. Ho letto anche che gli ebrei azeri hanno sostenuto l’Azerbaijan sul Nagorno Karabakh.
Gli ebrei sono pienamente parte della società azera e le cose che sono un problema per l’Azerbaijan sono un problema anche per noi. Gli ebrei azeri combattono nell’esercito azero come ogni altro cittadino. Siamo stati molto felici e orgogliosi per la vittoria dell’Azerbaijan.
Esistono minhaghim diversi?
Sì, ci sono certamente differenti minhaghim tra le comunità ebraiche caucasiche e fanno parte della ricchezza della vita ebraica qui. Anche se non sono personalmente esperto di ogni dettaglio, queste tradizioni esistono e sono rispettate. Ci sono tre comunità ebraiche in Azerbaijan: gli ebrei della montagna vivono a Quba – Red Village e Baku. Gli ashkenaziti vivono principalmente a Baku e Sumqayıt e ci sono anche ebrei georgiani. Noi siamo Chabad e accogliamo tutti: la nostra casa è aperta per ogni ebreo.
Avete un organismo omnicomprensivo, tipo l’UCEI in Italia?
No, non c’è un’unica organizzazione ombrello che unisca tutte le comunità ebraiche in Azerbaijan. Però ci sono figure rappresentative riconosciute, come Sharovski, che è presidente e legale rappresentante della Comunità ashkenazita di Baku, e la leadership della comunità degli ebrei della montagna, tra cui Melikh Yevdayev e altri. C’è cooperazione e dialogo, anche senza un organismo unico formale.
Mi parli ancora dei servizi educativi e religiosi.
Abbiamo scuole dall’asilo fino alle scuole superiori. Abbiamo shochèt e mohel. Non ci sono negozi di cibo kasher ma in sinagoga forniamo pasti e vendiamo carne. Abbiamo anche un catering kasher che fa consegne e allestisce rinfreschi.
Cè un ristorante kasher, Rimon, con ottima qualità e prezzi accessibili. Insomma, l’Azerbaijan è uno straordinario paese da visitare anche per vedere un mondo ebraico originale e vitale.



