Onu: il giornalista yemenita Luai Ahmed denuncia le dittature musulmane

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di Maia Principe
«In Medio Oriente il nostro problema non sono né Israele né gli ebrei – ha dichiarato il coraggioso giornalista yemenita denunciando le menzogne e l’ipocrisia dei leader musulmani che hanno attaccato Israele all’Assemblea generale Sono le dittature islamiste che brutalizzano i nostri popoli e poi, come capro espiatorio, ci offrono Israele».

Su invito di UN Watch, il coraggioso giornalista yemenita Luai Ahmed ha preso la parola alle Nazioni Unite per denunciare le menzogne e l’ipocrisia dei leader musulmani che hanno attaccato Israele all’Assemblea generale.

L’incisivo intervento di Luai Ahmed per UN Watch ha già superato i 7,5 milioni di visualizzazioni sui social, diventando uno dei discorsi più visti dell’anno all’ONU.

Qatar — Tamim bin Hamad Al Thani, emiro del Qatar: «Quello che è successo a Gaza è un genocidio».

Siria — Ahmed al-Sharaa, presidente della Siria: «Respingiamo le aggressioni israeliane che compromettono la pace e la sicurezza».

Pakistan — Shehbaz Sharif, primo ministro del Pakistan: «L’odio religioso non ha posto in questo mondo».

OLP — Mahmoud Abbas, presidente dell’OLP: «Vogliamo uno Stato palestinese democratico, rispettoso dello Stato di diritto e dei diritti umani».

Iran — Masoud Pezeshkian, presidente dell’Iran: «Una pace duratura in Asia occidentale è impossibile senza giustizia per la Palestina. Finché nel mondo persisteranno l’occupazione, l’aggressione e l’ingiustizia, la resistenza continuerà».

Luai Ahmed, giornalista yemenita, per UN Watch: «Da musulmano, ho ascoltato con attenzione i rappresentanti dei paesi musulmani darci lezioni sui diritti umani. E ho qualche domanda da porre loro.

Alla Repubblica islamica dell’Iran chiedo: se l’ingiustizia vi preoccupa, perché avete aperto il fuoco sui manifestanti iraniani e massacrato decine di migliaia di persone che chiedevano la libertà?

Al Qatar chiedo: se il genocidio vi preoccupa, perché avete ospitato e finanziato i terroristi di Hamas, che il 7 ottobre hanno tentato, loro sì, di commettere un genocidio?

Alla Siria: se la pace e la sicurezza vi stanno a cuore, perché massacrate gli alawiti, i drusi e le altre minoranze del vostro paese?

Al Pakistan: se la libertà religiosa vi sta a cuore, perché avete condannato a morte una donna cristiana, Shagufta Kiran, con l’accusa di aver condiviso un messaggio WhatsApp sull’età del matrimonio nella religione islamica?

E infine a Lei, Mahmoud Abbas: se vuole uno Stato palestinese democratico, perché oggi è al ventiduesimo anno di un mandato che avrebbe dovuto durarne solo quattro?

Signor Presidente, non è stato Israele a privare gli iraniani della libertà. Non è stato Israele a massacrare le minoranze siriane. Non è stato Israele a fare di Abbas un presidente a vita non eletto. Sono stati questi governi a infliggere tutto questo ai propri popoli.

Eppure, in quest’aula, puntano il dito contro Israele e pretendono che ci voltiamo dall’altra parte.

Sono cresciuto in Yemen. So bene come i nostri leader arabi ci insegnano a incolpare gli ebrei e Israele di tutti i nostri problemi.
Ma in Medio Oriente il nostro problema non sono né Israele né gli ebrei. Sono le dittature islamiste che brutalizzano i nostri popoli e poi, come capro espiatorio, ci offrono Israele».