di Nina Deutsch
A ridosso delle elezioni israeliane, il presidente americano sostiene apertamente il premier e avverte: senza di lui, Washington dovrà affrontare Teheran da sola. L’opposizione rivendica il diritto degli israeliani di scegliere il proprio leader.
A pochi giorni dalle elezioni israeliane del 27 ottobre, Donald Trump rompe gli indugi e si schiera apertamente con Benjamin Netanyahu. Domenica, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato il suo «appoggio completo e totale» alla rielezione del premier, definendolo un «grande primo ministro guerriero» e un partner indispensabile nella lotta contro l’Iran.
«Bibi Netanyahu non vi deluderà mai!», ha scritto Trump su Truth Social, rivolgendosi al popolo israeliano. Il presidente ha poi avvertito che un’eventuale vittoria di un altro candidato potrebbe lasciare Washington sola ad affrontare Teheran.
«Se Israele avrà il leader sbagliato, cioè chiunque diverso da Bibi, l’America dovrà fare questo lavoro da sola, e non sono incline a farlo», ha dichiarato, elogiando la fermezza di Netanyahu nonostante le critiche, comprese quelle provenienti dallo stesso Israele.
Trump: «L’Iran è stato distrutto, finiremo il lavoro»
Nel messaggio, il presidente americano ha difeso la guerra contro la Repubblica islamica, richiamando le minacce rivolte per decenni da Teheran a Israele e agli Stati Uniti. Trump ha citato lo slogan «Morte a Israele, morte all’America», con cui il regime iraniano indica i due Paesi come il «Piccolo Satana» e il «Grande Satana».
«Quale Paese può sopravvivere quando vengono pronunciate minacce del genere? Perché, alla fine, si trasformano sempre in realtà», ha scritto, sostenendo che sarebbe stato soltanto questione di tempo prima che l’Iran passasse dalle parole ai fatti.
Tuttavia, secondo Trump, come riporta il Times of Israel, la situazione militare ed economica di Teheran è stata ormai compromessa. «È stato sistematicamente distrutto, sia militarmente sia finanziariamente e, a meno che non cambi rapidamente rotta, presto porteremo a termine il lavoro», ha affermato.
È proprio su questo punto che il presidente lega la guerra alla campagna elettorale israeliana: Netanyahu, a suo giudizio, è il partner necessario per completare l’operazione contro l’Iran. «Bibi è stato forte, coraggioso e brillante di fronte a un’enorme opposizione», ha aggiunto, sostenendo che altri leader avrebbero ceduto alle pressioni.
L’endorsement arriva dopo mesi di indiscrezioni sulle divergenze tra Washington e Gerusalemme. Soltanto giovedì Trump aveva dichiarato di non aver nemmeno preso in considerazione l’idea di sostenere un candidato alle elezioni israeliane, mentre i due governi erano alle prese con disaccordi sulla gestione del conflitto e sulle prospettive di un accordo con Teheran.
Netanyahu: «Ascoltate Trump e votate per me»
Il premier israeliano ha accolto immediatamente il sostegno americano, pubblicando un video con alcuni dei più recenti elogi ricevuti dal presidente. «Grazie, presidente Trump, per l’enorme sostegno e per la collaborazione. Insieme porteremo a termine il lavoro!», ha scritto.
In un successivo messaggio in ebraico, Netanyahu ha trasformato l’appoggio di Washington in un argomento centrale della propria campagna elettorale. Secondo il premier, la collaborazione con Trump sarà decisiva per eliminare definitivamente la minaccia iraniana, un obiettivo che entrambi considerano ancora incompleto.
«Il presidente Trump dice che lo farà, e che lo farà solo se lo faremo insieme», ha affermato Netanyahu. «Pertanto, vi chiedo di ascoltarlo: valutate le sue parole e votate per me». Il primo ministro ha insistito sulla posta in gioco, sostenendo che la sicurezza a lungo termine di Israele dipenda dalla continuità del rapporto con l’attuale amministrazione americana.
Netanyahu ha anche rivolto un messaggio agli elettori statunitensi, mentre i repubblicani di Trump affrontano un calo di consensi in vista delle elezioni di metà mandato. Rispondendo alle preoccupazioni per il rincaro della benzina legato alla guerra, ha sostenuto che la caduta del regime iraniano potrebbe far scendere i prezzi del carburante, collegando così il conflitto alle difficoltà economiche degli americani.
La destra esulta, l’opposizione replica
L’intervento di Trump ha suscitato reazioni positive tra gli alleati di Netanyahu. Il ministro della Difesa Israel Katz lo ha definito un messaggio strategico importante per la sicurezza futura di Israele. Anche Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e leader del partito Sionismo Religioso, e Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale, hanno celebrato l’appoggio americano.
Ben Gvir ha però rilanciato le tensioni interne alla coalizione, accusando Netanyahu di voler escludere il suo partito dal prossimo governo. A suo giudizio, il sostegno di Trump dovrebbe favorire la formazione di un esecutivo pienamente di destra.
Di segno opposto la risposta dei principali avversari del premier. Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar, ha dichiarato di avere grande stima per il presidente americano, ma ha ricordato che Israele è una democrazia. «Solo i cittadini israeliani decideranno chi sarà il primo ministro», ha affermato. Eisenkot ha inoltre rivelato di aver chiesto che non ci fossero interferenze nelle elezioni israeliane.
Anche l’ex premier di destra Naftali Bennett – che secondo i sondaggi dovrebbe diventare il terzo partito più grande della Knesset, dopo Yashar e Likud – ha sottolineato che la decisione spetta agli elettori. Pur dicendosi convinto di poter collaborare bene con Trump, ha osservato che, nella politica internazionale, i leader lavorano con chi viene scelto democraticamente.
Un rapporto segnato dalle tensioni
L’appoggio pubblico assume particolare rilievo perché arriva dopo mesi di indiscrezioni sulle divergenze tra Trump e Netanyahu. I due leader avrebbero avuto posizioni differenti soprattutto sulla prosecuzione della campagna militare contro l’Iran e sulla possibilità di raggiungere un accordo con Teheran.
Washington aveva manifestato l’intenzione di cercare una soluzione negoziata, mentre Israele temeva che un’intesa potesse compromettere la propria sicurezza. Nonostante le tensioni e le critiche rivolte in passato al premier israeliano, entrambi hanno continuato a rivendicare la solidità della loro collaborazione.
Con il voto ormai vicino, Trump ha scelto di esporsi apertamente a favore di Netanyahu, legando la sua permanenza al governo alla prosecuzione della strategia comune contro l’Iran. Resta da capire quanto l’intervento del presidente americano influenzerà gli elettori israeliani.



