stazione sciistica a Dvod Klosters

“Non si affittano più attrezzature da sci agli ebrei”: manifesto a Davos fa scattare l’indagine per antisemitismo

Mondo

di Pietro Baragiola
Domenica 11 febbraio l’antisemitismo si è fatto sentire anche in cima alle Alpi svizzere quando un locale del comprensorio sciistico di Pischa, vicino a Davos, ha appeso alla propria porta il cartello “non si affittano più attrezzature da sci agli ebrei”.

Il messaggio, scritto in ebraico, è stato notato da un membro della comunità ebraica locale che ha segnalato subito la situazione alle autorità della zona. “Inizialmente ho fatto finta di non saper leggere l’ebraico e ho chiesto al gestore se potevamo affittare gli slittini” ha spiegato l’uomo che, però, è stato costretto ad abbandonare il locale a mani vuote.

Davos è da molto tempo una meta tipica di numerosi turisti ebrei ortodossi e la notizia di questo cartello appeso proprio all’arrivo della funivia di Pischa è trapelata molto velocemente dopo essere stata diffusa dalla rivista online 20 Minutes e dal consigliere comunale di Zurigo Jehuda Spielman che l’ha condivisa sul proprio account X.

Il messaggio in ebraico affisso al locale

 

Di seguito riportiamo il testo del messaggio:

A causa di diversi incidenti molto fastidiosi, in particolare il furto di uno slittino, non affitteremo più attrezzatura sportiva ai nostri fratelli ebrei. Questo vale per tutte le attrezzature come slittini, airboard, sci e racchette da neve.

Grazie per la vostra comprensione.

Dopo aver ricevuto la segnalazione, la polizia del cantone Grigioni ha aperto un’inchiesta per stabilire se il cartello è stato posto con il tentativo di diffondere la discriminazione e l’incitamento all’odio. “Per il momento abbiamo classificato il fatto come un possibile reato punibile d’ufficio e abbiamo avviato l’indagine” ha dichiarato il portavoce Roman Rüegg.

La risposta del locale

Dopo le numerose accuse di antisemitismo da parte dei membri della comunità ebraica, il gestore del locale responsabile del cartello ha deciso di spiegare le sue motivazioni con un comunicato stampa, affermando di essere giunto alla decisione di interrompere il noleggio agli ebrei non per motivi di religione o di etnia ma per questioni di sicurezza e responsabilità.

“In più occasioni diversi nostri ospiti ebrei hanno preteso di noleggiare le slitte senza indossare le necessarie calzature da neve, finendo poi per abbandonare le attrezzature sulle piste e rendere pericolose le discese degli altri sciatori” ha affermato il gestore che non ha esitato ad elencare altre situazioni disdicevoli con protagonisti alcuni ebrei ortodossi. “Slittini rubati, chiamate di allarme nonostante non ci fossero feriti e numerosi airboard danneggiati. Non intendiamo più correre il rischio che uno di questi ospiti finisca per recare un danno ad altri nostri residenti. Se certi turisti non vogliono rispettare le regole di decenza del Paese in cui si trovano, allora devono essere pronti a pagarne le conseguenze.”

La reazione della FSCI

Dopo la diffusione in rete della notizia, la Federazione svizzera delle comunità israelite (FSCI) ha annunciato la sua determinazione nel rispondere al gestore del locale per via legali.

“Il fatto che questa lettera sia stata affissa in pubblico è scioccante. Il suo contenuto è altamente discriminatorio, antisemita e biasima un’intera comunità per il comportamento di pochi singoli” ha affermato il segretario generale della FSCI Jonathan Kreutner, che attualmente si trova in vacanza a Davos con la famiglia. “Noi della FSCI siamo pronti a prendere provvedimenti legali contro il locale responsabile e a presentare una denuncia per violazione della norma penale contro il razzismo.”

Secondo Kreutner, però, quello della stazione sciistica di Pischa non è un caso isolato. Nell’area di Davos infatti sono numerosi gli hotel, i ristoranti e i negozi che hanno scelto di non accogliere più i turisti ebrei.

Durante la scorsa estate, inoltre, l’organizzazione turistica locale Davos Klosters ha sospeso la sua collaborazione con la FSCI, con cui avrebbe dovuto agevolare il dialogo tra i turisti ebrei e la popolazione di Davos. L’accordo è venuto a mancare quando il CEO della Davos Klosters, Reto Branschi, ha ammesso di sentirsi scoraggiato dall’atteggiamento di alcuni visitatori ebrei ortodossi che non hanno mostrato alcun rispetto per le regole del luogo. “L’ospitalità e la convivenza possono funzionare solo se tutte le parti si rispettano a vicenda” ha affermato Branschi.

Nonostante le sue opinioni personali però Branschi ha preso le distanze dal cartello appeso nel locale di Pischa, affermando che il suo messaggio “non rappresenta in alcun modo gli ideali degli operatori turistici locali, i cui servizi sono aperti a tutti senza discriminazioni.”

Mentre l’inchiesta procede, la FSCI ha invitato ufficialmente la Davos Klosters a prendere una posizione definitiva sul tema dei turisti ebrei in modo da valutare in futuro nuove possibilità di dialogo.