di Davide Cucciati
In Medio Oriente, anche una parte del mondo cristiano si è scagliata contro il sionismo. A darne notizia è il Times of Israel del 18 gennaio 2026 che ha diffuso una dichiarazione firmata dai Patriarchi e Capi delle “Chiese in Terra Santa” (cattoliche di rito latino e orientale, ortodosse e altre confessioni) di condanna del “sionismo cristiano”, definendolo una delle “ideologie dannose” che rischiano di fuorviare i fedeli, generare confusione e incrinare l’unità ecclesiale.
Un messaggio ai fedeli e un messaggio alle istituzioni
Nel resoconto del Times of Israel, la dichiarazione mette in guardia da iniziative portate avanti da “alcuni individui locali” che “fuorviano il pubblico” e “danneggiano l’unità del gregge”, indicando esplicitamente il “sionismo cristiano” tra i fenomeni considerati problematici. I sionisti cristiani avrebbero “trovato favore presso alcuni attori politici in Israele e oltre”, attori interessati a spingere un’agenda che “può nuocere alla presenza cristiana” in “Terra Santa” e nel più ampio Medio Oriente.
Che cosa si intende per “sionismo cristiano”
Nel dibattito anglosassone l’espressione “christian zionism – sionismo cristiano” è usata per indicare un movimento religioso e politico che sostiene il ritorno degli ebrei nella Terra d’Israele, spesso letto come passaggio legato alle profezie e alla dimensione escatologica. In una definizione sintetica, Encyclopaedia Britannica descrive il “christian zionism” come un “movimento teologico e politico cristiano che sostiene il ritorno della diaspora ebraica in una patria ebraica in Palestina, basato su letture di testi biblici che considerano quella regione una terra sacra promessa agli ebrei da Dio. Un importante impulso alla base del movimento è la convinzione che il ritorno degli ebrei porterà alla Seconda Venuta di Gesù”. Gli evangelici americani che aderiscono al movimento hanno unito le loro convinzioni teologiche a un forte impegno politico. Questo chiarisce perché, per le “Chiese storiche di Terra Santa”, il tema non sia soltanto geopolitico. Il punto diventa teologico, pastorale e identitario, soprattutto quando il sostegno a Israele viene inquadrato in schemi profetici.
Il contesto più ampio, l’antigiudaismo e la fatica del linguaggio
In una recente intervista pubblicata su Mosaico il 2 dicembre 2025, mons. Pier Francesco Fumagalli ha toccato un nervo scoperto che aiuta a leggere anche le attuali prese di posizione delle “Chiese di Terra Santa” contro correnti politico religiose importate dall’Occidente. Il rapporto fra cristianesimo mediorientale, ebraismo e Israele non è mai stato soltanto diplomatico, perché porta con sé una stratificazione teologica antica e spesso dolorosa.
Fumagalli ha collocato le radici dell’antigiudaismo proprio nell’Oriente cristiano delle origini, ricordando, comunque, che i Padri della Chiesa orientale non furono un blocco unico: accanto a testi ostili esistono figure come Efrem il Siro che mostrano una dipendenza profonda dalla tradizione ebraica. Ma la traiettoria prevalente, ha osservato, è stata un’altra: nei secoli, la preponderanza di un’antica ostilità, in forme diverse, è rimasta un dato persistente. Il dettaglio più concreto è linguistico: in alcuni ambienti, ha evidenziato Mons. Fumagalli, perfino nelle Bibbie in arabo il nome “Israele” non viene tradotto come “Isra’il”, ma sostituito con “Yaqub”, “Giacobbe”, per evitare qualsivoglia continuità simbolica fra l’Israele biblico e lo Stato d’Israele contemporaneo.
Hilarion Capucci
Un precedente che si ricollega direttamente alla condanna del “sionismo cristiano” è quello rappresentato dal vescovo Hilarion Capucci, religioso dell’Ordine basiliano aleppino, (l’Ordine Basiliano Aleppino dei Melchiti è un ramo autonomo di monaci greco-cattolici melchiti, fondato nel 1824 da monaci separatisi dall’Ordine basiliano di San Giovanni Battista, approvato dalla Santa Sede nel 1832 e dedito alla vita monastica e pastorale, presente in Libano e in altre aree., ndr) fu consacrato vescovo nel 1965 e inviato come vicario patriarcale a Gerusalemme, diventando poi arcivescovo titolare di Cesarea. La sua notorietà esplose quando fu arrestato nell’agosto 1974 e condannato in Israele per aver utilizzato l’auto con status diplomatico per contrabbandare armi ed esplosivi destinati a gruppi armati palestinesi. Nel novembre 1977, venne scarcerato ed espulso, in una decisione che fonti statunitensi dell’epoca legano soprattutto al tentativo di migliorare i rapporti tra Israele e Vaticano. Negli anni successivi, rimase un simbolo dell’attivismo filo-palestinese e, nel 2010, partecipò alla flottiglia per Gaza. Sul fronte siriano, Capucci assunse posizioni filo Assad: nel 2011 dichiarò che “la Siria è vittima di una cospirazione”, presentando le critiche internazionali a Damasco come frutto di propaganda.
Conclusione
La dichiarazione dei Patriarchi mette un punto fermo: in Medio Oriente il “sionismo cristiano” è percepito come un’ideologia importata che può dividere i cristiani locali e attirare pressioni politiche dall’esterno. Sullo sfondo resta una frattura più antica, ricordata anche da Fumagalli: in Medio Oriente il rapporto fra cristianesimo ed ebraismo è segnato da difficoltà di sintesi e perfino da battaglie di linguaggio. In questo quadro, la rivendicazione dei Patriarchi è soprattutto una: la rappresentanza delle “comunità cristiane di Terra Santa” non può essere delegata a movimenti e agende esterne.



