La Turchia e il complotto della Diaspora ebraica

Mondo

di Ilaria Myr

Come da copione, le accuse contro il complotto ebraico sono arrivate anche questa volta: a fare da sfondo è la Turchia, da qualche tempo incendiata da un forte protesta interna contro il governo islamista di Recep Tayyp Erdogan.

Prima il sindaco di Ankara, il 16 giugno, ha dichiarato che le proteste di Istanbul erano «un gioco della lobby ebraica», citando un articolo della stampa turca in cui si diceva che l’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) aveva preannunciato questi moti già un anno fa. E poi  il vice primo ministro Besir Atalay, che ha accusato «i media internazionali e la diaspora ebraica di essere dietro le manifestazioni». Dichiarazioni, queste, smentite poi due giorni dopo dall’interessato, ma che hanno comunque, come era inevitabile, suscitato forti polemiche in Turchia e all’estero.

Immediata la replica della Comunità ebraica turca, che ha espresso la propria preoccupazione di fronte a dichiarazioni che incoraggiano lo sviluppo di atti antisemiti nel paese. « I cittadini ebrei turchi, così come gli ebrei che vivono sparsi nel mondo, potrebbero essere identificati come bersaglio di una tale generalizzazione – si legge nel comunicato della Comunità e del Grande Rabbinato di Turchia -. Vogliamo quindi esprimere la nostra preoccupazione e la nostra inquietudine nei confronti delle conseguenze che interpretazioni di questo tipo potrebbero avere».

Ma anche l’opinione pubblica ebraica internazionale non è rimasta inerte. Il Benè Berith di Francia , ad esempio, ha condannato apertamente le dichiarazioni del vice-premier, che incoraggiano la propagazione dell’odio antisemita in Turchia, invitando l’ambasciatore turco a Parigi a dare un chiarimento ufficiale sul loro significato.

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