Il volo della paura: le storie dei passeggeri che hanno fermato il pilota

Mondo

di Michele Di Benedetti
Oggi, con tutti i passeggeri rientrati sani e salvi in Israele, emergono nuovi dettagli su quei minuti di terrore. A evitare una possibile catastrofe è stata una catena quasi incredibile di interventi: il comandante ferito che riesce ad aprire la porta della cabina, alcuni passeggeri che affrontano l’aggressore e due piloti fuori servizio che si trovavano casualmente a bordo.

Un volo Flydubai da Dubai a Tel Aviv, 174 persone a bordo, 166 delle quali israeliane, si è trasformato mercoledì in una drammatica lotta per il controllo dell’aereo. Il volo FZ1073 è stato costretto a un atterraggio d’emergenza a Tabuk, in Arabia Saudita, dopo che il copilota, identificato dalle autorità israeliane come cittadino dell’Oman, avrebbe aggredito e accoltellato il comandante Smit Machchhar, tentando quindi di prendere il controllo del velivolo.

Oggi, con tutti i passeggeri rientrati sani e salvi in Israele, emergono nuovi dettagli su quei minuti di terrore. A evitare una possibile catastrofe è stata una catena quasi incredibile di interventi: il comandante ferito che riesce ad aprire la porta della cabina, alcuni passeggeri che affrontano l’aggressore e due piloti fuori servizio che si trovavano casualmente a bordo.

Il comandante ferito

Il primo protagonista è il comandante Smit Machchhar, pilota indiano. Durante l’aggressione è stato accoltellato e gravemente ferito. Secondo il racconto dei passeggeri, tuttavia, il comandante sarebbe riuscito ad aprire la porta della cabina di pilotaggio prima di perdere conoscenza.

Quello che è accaduto subito dopo è stato decisivo. Alcuni passeggeri hanno raggiunto la cabina, affrontato l’aggressore e permesso agli altri piloti di prendere nuovamente i comandi.

Machchhar è stato trasportato in ospedale a Tabuk, dove è stato sottoposto alle cure necessarie. Le sue condizioni sono state successivamente giudicate stabili.

La sua capacità di aprire la porta della cabina nonostante le ferite ha permesso ai passeggeri di intervenire nel momento più critico dell’emergenza.

Yaniv Hayun, il passeggero che ha affrontato l’aggressore

Tra i passeggeri che hanno reagito c’era Yaniv Hayun, che non aveva un’esperienza professionale nella sicurezza. Quando ha capito che nella cabina era in corso un’aggressione, è corso verso il cockpit.

Secondo la ricostruzione diffusa da Israel War Room, Hayun ha affrontato fisicamente il copilota, lo ha immobilizzato e lo ha trascinato fuori dalla cabina. Altri passeggeri sono quindi intervenuti per aiutarlo a bloccarlo.

Hayun è poi tornato nella cabina di pilotaggio e ha contribuito a tirare indietro la cloche, cercando di interrompere la drammatica picchiata dell’aereo.

Il Boeing aveva perso oltre 17 mila piedi di quota in meno di due minuti. Poco dopo, un pilota Flydubai fuori servizio è entrato nella cabina e ha preso il controllo dei comandi.

 

Il dentista che ha soccorso il comandante

Tra le persone che hanno contribuito a salvare la situazione c’era anche Shota Musaev, un dentista israeliano che viaggiava sul volo. Dopo l’accoltellamento del comandante, Musaev gli avrebbe prestato le prime cure mediche, contribuendo a mantenerlo in vita fino all’arrivo dei soccorsi.

Non erano quindi soltanto piloti o personale addestrato a intervenire: in quei minuti decisivi sono stati passeggeri comuni a trasformarsi in soccorritori.

La bambina Nina: la storia che corre sui social

Accanto alle testimonianze raccolte dai media israeliani, sui social network è comparsa anche un’altra storia, che non è stata finora verificata indipendentemente.

Secondo un post diventato virale su X, una bambina chiamata Nina sarebbe andata in bagno durante il volo e avrebbe sentito le urla provenienti dalla cabina di pilotaggio. La bambina sarebbe quindi corsa dalla madre, che in quel momento dormiva, cercando di svegliarla.

Una volta sveglia, la madre sarebbe andata a controllare cosa stesse accadendo e avrebbe iniziato a urlare: «Lo stanno accoltellando!». A quel punto, secondo il racconto circolato sui social, tre uomini sarebbero accorsi verso la cabina e avrebbero contribuito a salvare il comandante e a fermare l’aggressore.

La storia di Nina non risulta al momento confermata da fonti indipendenti e va quindi considerata come una testimonianza comparsa sui social, non come un elemento accertato dell’indagine.

Il racconto, tuttavia, si inserisce nella più ampia serie di testimonianze dei passeggeri che stanno ricostruendo quei concitati minuti a bordo.

 

La coincidenza dei due piloti

C’è poi una circostanza decisiva: a bordo del volo non c’erano soltanto i due piloti in servizio. Due piloti Flydubai fuori servizio viaggiavano infatti come passeggeri.

La loro presenza si è rivelata provvidenziale. Quando l’aereo ha iniziato la discesa incontrollata e il copilota è stato allontanato dalla cabina, uno dei due piloti è potuto entrare nel cockpit e assumere i comandi.

Quella che sembrava una semplice coincidenza si è così trasformata in un elemento fondamentale per la sopravvivenza delle persone a bordo. Mentre i passeggeri combattevano contro l’aggressore, un pilota professionista era già sull’aereo e poteva prendere il posto del comandante ferito.

La paura a bordo

Per i passeggeri, quei minuti sono stati interminabili. Alcuni hanno raccontato di aver sentito urla provenire dalla parte anteriore dell’aereo senza inizialmente capire cosa stesse succedendo.

Poi è arrivata la brusca discesa. L’aereo ha perso migliaia di metri di quota in pochissimo tempo, mentre nella cabina di pilotaggio era in corso la colluttazione.

Per alcuni dei passeggeri, in quei momenti, la sensazione era quella di trovarsi davanti a una possibile replica degli attentati dell’11 settembre.

A bordo viaggiavano anche numerosi bambini. Una volta a Tabuk, alcuni passeggeri hanno raccontato di aver visto bambini piangere dopo lo shock vissuto durante il volo.

Tabuk, la sorpresa saudita

Dopo essere stato stabilizzato, l’aereo ha fatto rotta verso l’Arabia Saudita ed è atterrato a Tabuk. Qui si apre un’altra storia sorprendente della giornata.

I passeggeri israeliani, appena scesi dall’aereo, sono stati assistiti dal personale saudita e dalle squadre mediche dell’aeroporto. Video e testimonianze diffuse sui social hanno mostrato operatori sauditi mentre prestavano assistenza agli israeliani, molti dei quali erano ancora sotto shock.

Per alcuni passeggeri, l’accoglienza ricevuta in Arabia Saudita è diventata uno dei momenti più inattesi dell’intera vicenda. Un’esperienza particolarmente significativa per cittadini israeliani che si sono trovati improvvisamente a dipendere dall’assistenza di un Paese con cui Israele non intrattiene relazioni diplomatiche.

 


«Non vogliamo salire su un altro Flydubai»

La paura, però, non è scomparsa con l’atterraggio. Quando Flydubai ha organizzato un secondo volo per riportare i passeggeri in Israele, alcuni di loro inizialmente si sono rifiutati di salire a bordo, chiedendo che fosse un aereo israeliano a riportarli a casa.

«Vogliamo un aereo israeliano», ha dichiarato uno dei passeggeri al Jerusalem Post. «Non voglio salire su un volo Flydubai a meno che non ci sia altra scelta».

Israele aveva valutato anche la possibilità di inviare un proprio aereo per recuperare i cittadini, ma l’operazione non è stata autorizzata dalle autorità saudite. Alla fine, il volo di soccorso Flydubai è partito da Tabuk ed è atterrato a Ben Gurion nella serata di mercoledì.

Il ritorno a casa

Ad attendere i passeggeri all’aeroporto Ben Gurion c’era il primo ministro Benjamin Netanyahu, insieme alle squadre del Magen David Adom e ai servizi medici aeroportuali.

Tutti i 174 passeggeri sono tornati in Israele. Nessuno è morto.

Restano però ancora da chiarire diversi aspetti dell’accaduto: il movente del copilota, la dinamica esatta dell’aggressione e le sue intenzioni. Le autorità israeliane stanno trattando l’episodio come un possibile tentativo di dirottamento e valutano l’ipotesi che si sia trattato di un atto terroristico.

Intanto, però, la storia di quel volo è già diventata una storia collettiva di sopravvivenza: un comandante ferito che riesce ad aprire la porta della cabina, passeggeri che affrontano l’aggressore, un dentista che presta le prime cure, un passeggero che cerca di fermare la picchiata e due piloti fuori servizio che si trovano nel posto giusto al momento giusto.

E, sullo sfondo, la sorprendente parentesi saudita: un aereo pieno di israeliani costretto ad atterrare in Arabia Saudita e accolto, nel momento del bisogno, da chi si trovava dall’altra parte della frontiera politica.