La vignetta pubblicata dal New York Times

Il New York Times nella bufera per la vignetta antisemita

Mondo

di Redazione
Un Donald Trump cieco con la kippà in testa trascinato da un cane bassotto dal volto di Beniamin Netanyahu: questa vignetta, incredibile ma vero, è stata pubblicata da un giornale democratico, da sempre molto attento alla realtà della comunità ebraica americana come il New York Times, nella sua edizione internazionale cartacea. E come era inevitabile sta scuotendo l’opinione pubblica americana.

«In una fase storica in cui gli ebrei sono di nuovo presi di mira e sono vittime di attentati, l’iniziativa di The New York Times serve solo a gettare benzina sul fuoco e a rafforzare gli istinti antisemiti della popolazione», ha dichiarato David Harris, presidente dell’American Jewish Committee, definendo come “disgustose” le caricature in questione.

Dopo una prima dichiarazione in cui ammetteva che non fosse giusto “pubblicare una vignetta dai toni antisemiti”, senza però chiedere scusa, il giornale ha pubblicato un Tweet di scuse in cui promette, sulla scia dell’imbarazzo, «cambiamenti significativi nel suo processo decisionale». «Siamo profondamente dispiaciuti per la pubblicazione di un fumetto politico antisemita giovedì scorso nell’edizione stampata del The New York Times che circola al di fuori degli Stati Uniti, e ci impegniamo a fare in modo che nulla di simile accada ancora. Un simile immaginario è sempre pericoloso, e in un momento in cui l’antisemitismo è in aumento in tutto il mondo, è ancora più inaccettabile», ha continuato. Il documento afferma che la decisione di gestire la vignetta è stata presa da un singolo editor che ha lavorato senza un’adeguata supervisione. “La questione rimane sotto esame, e stiamo valutando i nostri processi interni e la formazione”, ha detto la dichiarazione. “Prevediamo cambiamenti significativi.” “L’immagine era offensiva ed è stato un errore di giudizio pubblicarlo” conclude il Tweet.

«Scuse non accettate – ha twittato il comitato ebraico americano -: quanti redattori del New York Times hanno guardato un cartone che non sarebbe sembrato fuori luogo su un sito Web del suprematismo bianco e hanno pensato che corrispondesse agli standard editoriali del giornale? Che cosa dice questo sui vostri processi o sui vostri decisori?».

Anche David Harris, CEO della AJC, ha condannato il Times e la sua mancanza di scuse complete. “No, le” scuse “non sono adeguate, anzi, [il New York Times] deve ai lettori una spiegazione di come è successo – dopo tutto, la decisione di stamparla ha coinvolto più di una persona – e cosa dice della visione del giornale di Israele ed ebrei “, ha scritto in un tweet. “Mentre l’Antisemitismo è in aumento … le sinagoghe vengono attaccate e gli ebrei uccisi … il democratico #Israele è demonizzato … e le istituzioni ebraiche sono costrette a rafforzare la sicurezza … La” carta dei primati “versa olio sul fuoco” ha detto in un altro.

Sconcerto anche all’interno dello staff che lavora negli Stati Uniti per il Times. Il fumetto, e l’atteggiamento del Times nei confronti di Israele, è stato criticato in una colonna pubblicata domenica da Bret Stephens, uno dei giornalisti opinionisti della rivista. Ha detto che è certo che il Times non è colpevole di antisemitismo istituzionale, ma sicuramente il cartone era un segno delle continue critiche del giornale al sionismo e al governo israeliano.

«La critica quasi torrenziale di Israele e il mainstreaming dell’anti-sionismo, incluso questo articolo, è diventato così comune che la gente è stata desensibilizzata al suo intrinseco bigottismo», ha scritto, aggiungendo che «l’antisionismo è quasi indistinguibile dall’antisemitismo nella pratica e spesso nell’intento, anche se molti progressisti cercano di negarlo».

Anche i media dello Stato ebraico hanno condannato i disegni satirici pubblicati di recente dalla storica testata. Ad esempio, The Jerusalem Post ha paragonato questi ultimi alle caricature che usavano pubblicare i giornali della Germania nazista per infamare le comunità israelitiche. Scrive a tale proposito l’editorialista Seth J. Frantzman: “Le immagini di Netanyahu apparse ultimamente sul New York Times ci fanno tornare agli anni Trenta, quando la propaganda nazista sfornava testate zeppe di vignette che dileggiavano gli ebrei raffigurandoli come bestie. Oggi, Israele e la minoranza ebraica sono soggetti negli Usa a una vera e propria campagna di odio da parte dei principali media nazionali. A nessun altro Paese o confessione religiosa è riservato un trattamento simile da parte dei network americani.”

Anche l’entourage del presidente statunitense ha espresso sdegno e irritazione per l’iniziativa dell’organo di informazione newyorchese. Donald Trump Jr, figlio primogenito del tycoon, ha infatti tuonato: “Nel suo delirio contro mio padre e i suoi estimatori, il New York Times ha persino riesumato l’antisemitismo più becero. Immaginate cosa sarebbe successo se quelle vignette fossero comparse su un giornale non di sinistra? Questi media radical-chic, dall’alto della loro sbandierata superiorità morale, sono sempre pronti a bollare come razzisti e fascisti i loro avversari. Quando invece sono proprio loro a utilizzare una retorica palesemente discriminatoria, allora si trincerano dietro il diritto di satira e la libertà di opinione.”

La redazione della testata, in un comunicato, ha infine espresso il proprio rammarico per la pubblicazione dei controversi disegni satirici, rivolgendo contestualmente “scuse ufficiali”alla comunità ebraica. La nota in questione definisce quindi “un errore” la scelta del quotidiano di ospitare le vignette incriminate sulle proprie pagine ed etichetta queste ultime come “platealmente offensive”.

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