Le critiche dell’Austria e Lituania alla Corte Penale Internazionale sulla questione israelo-palestinese

di Paolo Castellano

Anche Austria e Lituania si sono aggiunte al gruppo di paesi europei che hanno criticato la recente decisione della Corte Penale Internazionale (CPI) sulla questione israelo-palestinese. Una settimana fa, il tribunale dell’Aia ha dichiarato di avere giurisdizione sui territori palestinesi. Le due nazioni europee non sono favorevoli a future indagini per crimini di guerra su Israele e non condividono la posizione dell’Unione europea che avrebbe invece accolto la mossa della CPI.

«La visione dell’Austria non è cambiata. Abbiamo espresso le nostre preoccupazioni alla Corte in un breve amicus curiae (informazioni volontarie). Non riconosciamo la Palestina come Stato e ribadiamo che la decisione della Corte penale internazionale non cambia lo status della Palestina secondo il diritto internazionale, né pregiudica la questione dei futuri confini», ha dichiarato il Ministero degli Esteri austriaco.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Ministero degli Esteri della Lituania: «Crediamo in una soluzione a due stati raggiungibile attraverso negoziati diretti tra israeliani e palestinesi». «Pur sostenendo il lavoro della CPI, è fondamentale evitare qualsiasi forma di politicizzazione della Corte, che potrebbe indebolire la capacità nello svolgere la sua missione principale», si legge nell’account Twitter del governo lituano.

All’inizio di febbraio, la Camera preliminare della Corte Penale Internazionale ha stabilito che il suo procuratore capo potrà indagare sulle accuse di crimini di guerra nella Striscia di Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est riguardanti il periodo compreso dal 13 giugno 2014 fino ad oggi.

Come riporta il Jerusalem Post, l’Unione europea ha in parte accolto la delibera della CPI. «Sia la Corte Penale Internazionale che il suo procuratore sono istituzioni giudiziarie indipendenti e imparziali senza scopi politici da perseguire», ha dichiarato Peter Stano, portavoce UE per gli Affari esteri.

Ciononostante, Lituania e Austria si sono unite al coro europeo che non ha accolto positivamente la sentenza della CPI. La Germania e l’Ungheria hanno reso pubbliche le loro critiche in merito. Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Mass ha sottolineato che manca “l’elemento di statualità palestinese” affinché si possa procedere con un’indagine, mentre il suo omologo ungherese Péter Szijjártó ha affermato che “la pace nella Regione può essere raggiunta soltanto con negoziati basati sul rispetto reciproco”.