I curdi e il ricordo di Israele

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La parte settentrionale dell’Iraq, abitata prevalentemente da curdi, è parte del Kurdistan, un territorio che si trova diviso fra quattro stati, Iraq, Iran, Turchia e Siria.

Un giornalista di Haaretz, che ha visitato recentemente questa zona, racconta delle ambivalenti reazioni, delle impressioni e degli atteggiamenti dei curdi con cui ha parlato quando ha affrontato il tema di Israele. Un membro del Governo regionale del Kurdistan gli ha proprio chiesto se voleva una risposta ufficiale, col microfono acceso, o una risposta che rispecchiasse veramente quello che pensava.
La risposta ufficiale suonava pressappoco così: la situazione politica oggi rende impossibile mantenere relazioni indipendenti con Israele. L’Iraq è un’unica nazione di cui il Kurdistan fa parte, e ogni decisione quindi deve venire da Baghdad. Sorprendente è stata invece la risposta ‘vera’: “Ci piacerebbe molto sviluppare rapporti con voi, anche se non pubblicamente. Voi avreste la possibilità di aiutarci oggi molto più che in passato.”

Esiste infatti una storia non ufficiale dei legami fra Israele e i curdi, rapporti che vennero troncati quasi in un sol colpo verso la metà degli anni ’70. Da allora Israele è scomparso dalla scena, ma non dai loro cuori e dai loro ricordi.

In ogni angolo in cui si poteva dichiarare pubblicamente di essere israeliano c’erano infatti manifestazioni di simpatia, si veniva chiamati ‘fratelli’ (in inglese), e se alcuni provavano come un senso di tradimento o di abbandono, per altri era come se avessero perso la loro famiglia, e ogni occasione era buona per parlare di un amico o un vicino ebreo emigrato in Israele. Qualcuno aveva perfino delle immagini di Israele sul salvaschermo.

Tuttavia oggi i tempi non sono maturi per la rinascita delle memorie e della nostalgia per l’amicizia con Israele, perché la lista delle priorità nel Kurdistan è lunghissima. E non ci sono fanfare quando viene presentato un progetto israeliano dato che il Kurdistan è parte dell’Iraq anche se la popolazione detesta il regime di Baghdad. Soprattutto sotto l’aspetto economico (petrolio e benzina) questo territorio dipende dall’Iraq, e i legami col regime centrale non possono essere tagliati dato che esso è l’unico sbocco e alternativa se i turchi dovessero chiudere le porte. I curdi sono anche obbligati a essere ‘amici’ della Siria per via del gran numero di curdi che vivono là in stato di oppressione. Pertanto in tali circostanze non è possibile né pensabile alcuna manifestazione di amicizia con lo Stato ebraico.

Israele da parte sua non potrà trarre vantaggio di immagine dagli aiuti concessi ai curdi, e nei rapporti periodici del ministero degli esteri non se ne parla. Ma i curdi lo hanno registrato.

Israele teme infatti che rinnovare i legami con questo popolo possa danneggiare le relazioni strategiche con la Turchia che, in realtà, sta facendo ottimi affari col Kurdistan dove investono centinaia di imprese commerciali turche.

E neppure vuole urtare gli interessi americani: infatti gli USA vedono le ambizioni curde a uno Stato federale come il tentativo di minare l’unità irachena, che resta invece il loro maggiore obiettivo. Quella stessa Washington che non sa ancora chi in Iraq è amico e chi è nemico, ma che ha tutta la convenienza a ignorare i curdi e persino la loro richiesta di installare una base americana sul loro territorio.

Ma i legami coi curdi non si devono basare su queste considerazioni. E’ più importante l’investimento a lungo termine, che non dimentichi quella bella amicizia del passato che è tutt’altro che morta in Kurdistan.

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