Gli Emirati Arabi Uniti hanno escluso molte università britanniche dall’elenco degli atenei esteri finanziabili con fondi pubblici, impedendo di fatto ai cittadini emiratini di studiare nel Regno Unito a spese dello Stato. La motivazione ufficiale, spiegata a interlocutori britannici, è il timore che gli studenti possano essere “radicalizzati” dall’influenza della Fratellanza Musulmana presente negli ambienti universitari. (Nella foto l’università di Edimburgo). La decisione, riportata dalla stampa britannica e ripresa da The Times of Israel sulla base di un’inchiesta del Financial Times, segna un nuovo punto di frizione nei rapporti tra Abu Dhabi e Londra, intrecciando sicurezza ideologica, politica estera e libertà accademica. Un funzionario a conoscenza diretta dei colloqui ha dichiarato al Financial Times che “gli Emirati non vogliono che i loro figli vengano radicalizzati nei campus”, ricevendo in risposta da parte britannica un richiamo all’importanza della libertà accademica.
La Fratellanza Musulmana come “minaccia esistenziale”
Per i vertici emiratini, la Fratellanza Musulmana non è un semplice movimento politico-religioso, ma una minaccia diretta alla stabilità dello Stato. Abu Dhabi considera il progetto della Fratellanza – che mira a organizzare la società secondo principi islamici – incompatibile con il proprio modello di autarchia autoritaria, secolarizzata e orientata al business.
Non a caso, gli Emirati da anni fanno pressione sui Paesi occidentali affinché la Fratellanza venga designata come organizzazione terroristica, posizione che ha trovato ascolto anche negli Stati Uniti, che l’hanno siglata come tale a novembre di quest’anno. Il premier britannico Keir Starmer ha confermato recentemente che la questione è “sotto stretta revisione”.
Un’esclusione selettiva: UK fuori, Israele dentro
Un elemento particolarmente significativo riguarda il confronto internazionale: mentre il Regno Unito viene escluso, l’elenco delle università finanziabili continua a includere atenei negli Stati Uniti, in Australia e persino in Israele, Paese con cui gli Emirati hanno normalizzato le relazioni nel 2020 grazie agli Accordi di Abramo.
Questo dato rafforza l’interpretazione secondo cui la scelta non sia puramente educativa, ma profondamente politica e ideologica, legata alla percezione dei campus britannici come luoghi di attivismo islamista.
Una misura applicata in modo non uniforme
Secondo le fonti citate, la riduzione dei finanziamenti era già in atto prima della pubblicazione ufficiale della lista nel giugno 2025. Gli studenti che avevano già iniziato il percorso di studi nel Regno Unito avrebbero continuato a ricevere i fondi, mentre nuove richieste venivano respinte.
Al tempo stesso, l’esclusione non sembra totale: alcuni militari emiratini continuerebbero a beneficiare di borse di studio nel Regno Unito, e le famiglie più facoltose proseguirebbero a inviare i figli nelle università britanniche pagando di tasca propria.
Le reazioni internazionali e il commento di JD Vance
La notizia ha suscitato reazioni anche oltreoceano. Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha definito la vicenda “un titolo assolutamente folle”, sottolineando come alcuni dei principali alleati musulmani dell’Occidente considerino ormai l’indottrinamento islamista in Europa più pericoloso di quanto non lo sia nei Paesi del Golfo.
Su X, Vance ha scritto: “Alcuni dei nostri migliori alleati musulmani nel Golfo pensano che l’indottrinamento islamista in certe parti dell’Occidente sia troppo pericoloso”.
Oltre l’università: le tensioni politiche tra Londra e Abu Dhabi
Secondo il Financial Times, la decisione emiratina non può essere compresa senza considerare il deterioramento più ampio dei rapporti tra Regno Unito ed Emirati. Tra i fattori citati figurano le controversie sull’acquisizione, sostenuta dagli Emirati, del Daily Telegraph nel 2023; le accuse di corruzione che hanno coinvolto il Manchester City, club di proprietà emiratina; le presunte responsabilità di Abu Dhabi nel sostegno alle Rapid Support Forces sudanesi, impegnate in un conflitto contro l’esercito influenzato dalla Fratellanza Musulmana.
Le borse di studio diventano così uno strumento di pressione diplomatica, più che una semplice misura educativa.
Il taglio delle borse di studio per il Regno Unito rivela come l’istruzione sia ormai parte integrante delle guerre ideologiche globali. Per gli Emirati Arabi Uniti, proteggere i propri studenti dalla radicalizzazione islamista è una priorità strategica; per il Regno Unito, la questione solleva interrogativi sulla libertà accademica e sull’immagine dei suoi campus nel mondo.
In controluce, emerge un dato più ampio: le università occidentali non sono più percepite come spazi neutrali, ma come campi di battaglia culturali, capaci di influenzare – o destabilizzare – interi equilibri geopolitici.



