Gli altri profughi

Mondo

In quello che è il mondo arabo, ossia soprattutto la fascia del continente africano che si affaccia sul Mediterraneo, sono sempre vissute comunità ebraiche, anteriori di centinaia d’anni alle popolazioni musulmane che vi si insediarono dopo la conquista da parte dell’Islam. Di tali comunità oggi non resta quasi più nulla dopo che vennero distrutte dagli arabi come reazione alle vittorie israeliane del 1948 e del 1967.

Con la creazione dello Stato di Israele infatti, se si attenuarono molti problemi che incombevano sul mondo ebraico, per gli ebrei insediati nei paesi musulmani la tragedia era appena all’inizio. Quel milione di ebrei che vivevano nel Nordafrica e nel Medio Oriente, già cittadini di seconda classe in paesi ostili, vennero cacciati dopo il 1948, i loro beni confiscati. Di loro oltre mezzo milione trovò rifugio in Israele, gli altri si sparsero in tutto il mondo, col futuro ignoto davanti a loro.

Di essi si parlava spesso come dei profughi dimenticati, ma ora un documentario, intitolato appunto THE FORGOTTEN REFUGEES, vuole far uscire dall’oblio la storia dimenticata degli ebrei ‘mizrahi’, ossia orientali.

E’ un film di 48 minuti presentato nell’ambito della campagna promossa dalla JIMENA (Jews Indigenous to the Middle East and North Africa), un’organizzazione che mira a richiamare l’interesse del pubblico per questi profughi e a far conoscere la tragedia che essi così a lungo dovettero sopportare.

Il documentario mescola interviste personali e rari filmati d’epoca per narrare la lunga e triste storia del moderno esodo ebraico, da paesi come l’Egitto, la Libia, il Marocco. Le storie che raccontano i protagonisti sono simili fra loro e parlano di antisemitismo e di aggressioni fino all’espulsione finale. Minoranza disprezzata in una nazione musulmana, dalle loro parole emerge tuttavia l’orgoglio per le loro origini: “Noi eravamo indigeni in questa regione, eravamo lì da 2500 anni. Eravamo originari”. Quando scoppiò la Guerra dei Sei Giorni, per gli ebrei di Libia e per tutti quelli che vivevano nel mondo musulmano cominciò una tragica odissea. E mentre gli anni precedenti il 1940 furono per gli ebrei europei i più terribili, le comunità originarie del Nordafrica li ricordano con rimpianto perché in quei paesi si godeva di una relativa serenità: “Le cose a quell’epoca andavano abbastanza bene, dice uno degli intervistati, non perché gli arabi ci amassero, ma perché in gran parte del mondo arabo la presenza coloniale serviva in un certo senso da
protezione”.

Fra questi antichi profughi, oggi molti si sono affermati nei paesi di adozione dove si sono stabiliti e hanno lavorato sodo per ricrearsi una nuova vita. La storia dei “profughi dimenticati” è avvincente, soprattutto se la si paragona alla storia parallela dei profughi palestinesi. “Noi non siamo stati coperti d’oro dall’Unione Europea o degli Usa. Abbiamo fatto tutto da soli.”

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