Deborah Lipstadt: l’antisemitismo rimane pericoloso e ora unisce destra e sinistra

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Nella foto in alto: Deborah Lipstadt (Screenshot da Youtube  in accordo con la clausola di esonero di responsabilità relativa ai copyright)

di Michael Soncin
Le istituzioni minimizzano l’antisemitismo, non prendendo le giuste misure a riguardo, perché gli ebrei vengono spesso percepiti come dei privilegiati. A dirlo è stata l’illustre studiosa Deborah Lipstadt, esperta mondiale di antisemitismo e negazionismo della Shoah, in uno dei suoi ultimi interventi.

L’antisemitismo è “spesso definito come l’odio più antico del mondo”, ma anche “adattabile, malleabile e mutevole”, al cambiare delle diverse epoche storiche. Durante uno dei suoi ultimi interventi, Deborah Lipstadt, ex inviata speciale del Dipartimento di Stato americano per il monitoraggio e la lotta all’antisemitismo, ha avvertito che l’odio per gli ebrei rimane particolarmente pericoloso vista la sua capacità di reinventarsi nel tempo.

Un odio che unisce e prospera in contemporanea nell’estrema sinistra, estrema destra e tra gli estremisti islamici. La studiosa, come riporta il sito anglosassone Jewish News, ha ricostruito in breve tappe l’evoluzione dell’ostilità verso gli ebrei nel corso dei millenni, partendo dai primi pregiudizi religiosi arrivando alle leggi razziste e pseudoscientifiche, fino alle recentissime espressioni politiche, travestite in una sorta di opposizione a Israele.

Criticare Israele non è antisemitismo

La protesta è una caratteristica fondamentale delle società democratiche. Per questa ragione, ha ribadito che criticare Israele non è di per sé antisemitismo. È un atto legittimo. Ha però precisato che emerge l’antisemitismo quando la critica verso Israele è volta verso i classici pregiudizi antisemiti. Più volte abbiamo assistito, nel corso delle proteste, a manifestanti che gridavano alla cancellazione dello Stato Ebraico, confondendo la libertà di critica con quelle a odiare, fatto che invece non dovrebbe essere permesso. L’antisemitismo è quindi anche quando l’odio per gli ebrei viene riproposto nelle vesti di ostilità all’esistenza di Israele.

Perché l’odio antiebraico è diverso dalle altre forme di pregiudizio?

L’antisemitismo non prende di mira gli ebrei per la semplice ragione che vengono visti come inferiori, ma perché raffigurati come pericolosamente potenti. Questo è il motivo sottolineato dall’esperta in materia nello spiegare perché l’antisemitismo si differenzia dalla maggioranza delle altre forme di pregiudizio.

La letteratura in materia è piena di fonti storiche che testimoniano le accuse verso gli ebrei di controllare la finanza, i governi, la religione: in sostanza il mondo intero. “L’ebreo viene raffigurato come onnipotente. E se si ritiene che un gruppo sia onnipotente, la gente conclude che debba essere fermato con ogni mezzo necessario”.

Questa convinzione “del fermare con ogni mezzo necessario” è stata la radice comune di alcune delle peggiori atrocità della storia. Lipstadt ha ricordato la Shoah e ancora prima, le false «accuse del sangue» nel medioevo, che hanno portato agli omicidi di massa degli ebrei. Come ha evidenziato, si tratta di una convinzione che continua ad essere una fonte alla base delle narrazioni antiebraiche attuali. È sola la forma in cui si ripresenta ad essere cambiata. Ha inoltre osservato che le teorie cospirative sul potere ebraico circolano tanto a destra quando a sinistra, senza esserci più differenza nei due estremi ideologici.

Una strana alleanza

Parlando successivamente della politica moderna, la professoressa Lipstadt ha fatto un’analisi su quella che lei stessa ha descritto come una “strana alleanza“ tra la sinistra radicale e i movimenti islamisti.

Definita anche “alleanza rosso-verde”, l’ha definita strana per i valori contrastanti che le due fazioni hanno sulla democrazia, sui diritti delle donne e quelli LGBTQ+, ma che spesso li vede uniti invece nell’ostilità verso gli ebrei e Israele.

L’antisemitismo è spesso minimizzato

A non essere d’aiuto, secondo quanto evidenziato da Lipstadt, sono le istituzioni che non prendono sul serio le denunce, minimizzando l’antisemitismo. La ragione? Spesso gli ebrei sono percepiti come privilegiati o di successo. Una dimostrazione l’abbiamo constatata svariate volte nelle università, dove gli studenti ebrei quando hanno segnalato situazioni, spesso anche gravi, di antisemitismo sono stati ignorati o respinti.

Al termine del suo intervento ha esortato alla vigilanza e precisione nell’affrontare l’antisemitismo, soprattutto bisogna essere in grado di individuarlo, per contrastarlo, quando si manifesta in nuove forme politiche. La storia ci ha dato prova di cosa succede quando è venuto a mancare il riconoscimento dell’antisemitismo, ripresentatosi in vesti nuove. «Il linguaggio è importante», ha avvertito l’autorevole studiosa, la quale ha ricordato che l’antisemitismo continua ad esistere non a causa delle azioni degli ebrei, ma perché funge da capro espiatorio predefinito in periodi di ansia sociale e politica.

Deborah Lipstadt docente presso l’Università Emory è diventata celebre in tutto il mondo per aver vinto la causa contro il negazionista della Shoah David Irving, storico ritenuto autorevole dal mondo accademico, prima di questo processo a cui aveva fatto lui stesso causa a Lipstadt. Un caso diventato internazionale reso noto anche attraverso il film La verità negata.