Il quartiere dell'Ue a Bruxelles, Belgio

Belgio: assolto funzionario europeo da attacco antisemita. “La Giustizia è indifferente agli ebrei”

Mondo

di Redazione
Bruxelles, luglio 2015: un funzionario europeo, Stefan Grech, insulta e colpisce in testa una collega sulla terrazza di un caffè, definendola “sporca ebrea” e gridando “Voi ebrei dovevate essere tutti uccisi?”. In primo grado, la vittima e l’Unia, l’organismo ufficiale antidiscriminazione del Belgio, che aveva intentato una causa civile, vincono tutte le accuse, essendo l’imputato ritenuto colpevole di dichiarazioni antisemite. Nel 2018 viene condannato per incitamento all’odio a tre anni di libertà vigilata, durante i quali deve sottoporsi a terapia contro la dipendenza da alcol e formazione alla tolleranza e alla lotta all’antisemitismo.

Il 10 dicembre 2021, però, la Corte d’Appello, pur riconoscendo che l’aggressione ha avuto luogo e la gravità dell’attacco causato dal “presunto credo religioso della vittima”, ovvero la sua presunta appartenenza alla comunità ebraica, “non costituiscono un incoraggiamento, un’esortazione o un’istigazione di alcuno e non costituiscono quindi un incitamento” all’odio o alla violenza. Viene quindi assolto.

La reazione: “La Giustizia belga legittima l’incitamento all’odio”

La sentenza ha suscitato la reazione della Lega belga contro l’antisemitismo, il cui presidente, Joël Rubinfeld, ha espresso la sua profonda preoccupazione in una lettera aperta pubblicata sul quotidiano belga Le Soir.

”La sentenza ha una portata di principio: in Belgio, si avrebbe il diritto di dire pubblicamente a qualcuno “sporco ebreo” e di rimpiangere che “tutti” gli ebrei non siano stati sterminati, senza che ciò costituisca un’infrazione al diritto penale. Questo viene fatto sulla base incomprensibile che il rammarico che non tutti gli ebrei siano stati sterminati non inciterebbe all’odio contro gli ebrei”, si legge nella lettera.

“Se si seguisse una tale decisione, la legge contro il razzismo sarebbe svuotata di ogni portata. Solo l’incitamento diretto ed esplicito allo sterminio degli ebrei (o di qualsiasi altra minoranza) sarebbe ancora punito: “devi uccidere gli ebrei”. Qualsiasi altra formulazione un po’ meno esplicita, come “gli ebrei non meritano di vivere”, “Hitler avrebbe dovuto finire il lavoro”, sarebbe consentita dalla legge perché non comporterebbe incitamento.”

”In Belgio, e più in generale in Europa, l’antisemitismo uccide. E l’atto è causato dall’incitamento all’odio. Tutti lo sanno e tutti gli studi lo dimostrano. La legge belga dovrebbe proteggere noi ebrei, così come tutte le altre minoranze, dall’incitamento all’odio o alla violenza di cui siamo regolarmente vittime’ –  continua -. Purtroppo, le buone leggi non sono sufficienti per la giustizia. Abbiamo anche bisogno di giudici che siano pienamente consapevoli del loro ruolo in questa lotta. La tutela prevista dalla legge è davvero efficace? Ci credevo fermamente, altrimenti non avrei intrapreso una lotta, soprattutto legale, contro l’antisemitismo. Ecco alcune esperienze che mi hanno fatto dubitare delle mie convinzioni.

La lettera prosegue elencando alcuni esempi in cui la giustizia belga non ha condannato fatti espliciti di antisemitismo: “quando il proprietario di un bar scrive “Sionisti vietati, cani ammessi” sulla vetrina, non giustifica un’azione penale. Una mediazione viene proposta dall’accusa di Liegi, come se si potesse trovare una via di mezzo tra ebrei e antisemiti; quando presento una denuncia perché un individuo mi insulta e dice che ama i forni, i nazisti e il negazionista Faurisson, la procura di Bruxelles decide di non proseguire; nessuna azione legale, fino ad ora, contro i manifestanti islamisti che, a Bruxelles, cantano regolarmente “Khaybar, khaybar, Ya ya’ud, jaysh Muhammad sawfa ya’ud”, che è, in arabo, un incitamento all’omicidio di gli ebrei.

E poi, ancora, nessun seguito giudiziario neanche quando un consigliere comunale viene pubblicamente chiamato “sporco ebreo” durante una manifestazione a Verviers, e nessun procedimento giudiziario neanche a seguito della denuncia presentata contro Jean-Marie Dermagne, avvocato, ex presidente dell’ordine degli avvocati, che cita su internet le “infinite organizzazioni (che dettano il bene e il male al mondo intero) di difesa dei seguaci del religione ebraica”, che qualifica globalmente gli israeliani, senza altra precisione, di “assassini”, di “nuovi nazisti”, di “veri padroni del mondo”, che scrive che “i media [sono] proprietà al 75% del la lobby pro-israeliana” e che pubblica un montaggio cospiratorio sulla banca Rothschild.

La lettera si conclude con un appello accorato: “Cara giustizia del mio Paese, sì mi sei cara perché sei l’unica istituzione a designare anche una virtù. Questo è al centro dell’etica ebraica secondo la tradizione. Ma non ti riconosco più. Sei ancora giusto? Vorrei continuare a credere in te. Vorrei che tu fossi al mio fianco contro l’odio. Smettila di essere indifferente.  Vedi l’odio per quello che è, perseguilo e condannalo”.

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