di Pietro Baragiola
Questa indagine è partita dal monitoraggio di alcuni account X riconducibili ad una cellula di ispirazione neonazista che, nel corso degli ultimi mesi, aveva progressivamente abbandonato gli insulti antisemiti per passare a messaggi che invitavano all’azione.
Nell’ultima settimana di gennaio l’organizzazione israeliana Fighting Online Antisemitism (FOA) ha individuato e fermato un piano terroristico di matrice suprematista bianca volto a colpire le comunità ebraiche degli Stati Uniti.
L’attacco sarebbe stato programmato per il 1° aprile 2026, la prima sera della Pasqua ebraica, quando molte famiglie si riuniranno per il tradizionale Seder, ma l’intervento tempestivo della FOA e dell’FBI ha messo fine a questo piano.
Le indagini della FOA
Questa indagine è partita dal monitoraggio di alcuni account X riconducibili ad una cellula di ispirazione neonazista che, nel corso degli ultimi mesi, aveva progressivamente abbandonato gli insulti antisemiti per passare a messaggi che invitavano all’azione.
“Abbiamo notato un cambio di tendenza: dalle offese si è passati alla pianificazione” ha spiegato Tomer Aldubi, fondatore e direttore esecutivo della FOA, durante la sua intervista con il sito Algemeiner. “Si parlava di armi bianche, di tempistiche precise e si celebravano le atrocità del 7 ottobre come un modello da replicare.”
In particolare, i membri del gruppo facevano esplicito riferimento al massacro compiuto da Hamas durante il Nova Music Festival, parlando della necessità di “portare Nova a casa”. In alcuni messaggi veniva evocata anche l’idea di “ripulire la comunità” e “scegliere la violenza”, con un conto alla rovescia che conduceva alla data del 1° aprile.
“Tutte queste informazioni indicavano chiaramente un desiderio concreto di colpire le famiglie ebree riunite durante la festività” ha spiegato Aldubi.
L’organizzazione ha raccolto così un dossier dettagliato, comprendente screenshot, cronologia dei post, collegamenti tra account e impronte digitali dei presunti organizzatori. Il materiale è stato poi trasmesso attraverso un canale riservato fino alla divisione “Crimini d’odio” dell’FBI di Detroit.
Parallelamente, FOA ha collaborato con i responsabili della piattaforma X per la rimozione degli account segnalati, alcuni dei quali contavano migliaia di followers.
Il radicalismo online
L’attacco sventato si inserisce in un quadro più ampio di crescente antisemitismo sul suolo americano, con minacce alle sinagoghe, scuole e centri comunitari ebraici che partono in particolare dalle piattaforme online. Per questo motivo FOA si affida sempre di più a volontari appositamente formati che monitorano quotidianamente gli spazi digitali frequentati dai gruppi estremisti.
“La distanza tra un post e un attacco reale si sta riducendo sempre più” ha avvertito Aldubi. “Quando l’odio diventa istruzione, il rischio è immediato.”
Secondo diversi analisti e organizzazioni che si impegnano nella lotta all’odio, il periodo delle festività religiose rappresenta un momento particolarmente sensibile, sia per la visibilità delle comunità sia per il valore simbolico di questi attacchi.
“Il caso che abbiamo appena sventato conferma un elemento particolarmente preoccupante degli ultimi tempi: la sovrapposizione ideologica tra antisemitismo tradizionale e glorificazione del terrorismo” ha affermato Aldubi. “Ormai episodi come il 7 ottobre vengono sempre più distorti e celebrati come ‘atti di resistenza’ da emulare e questo non deve assolutamente succedere.”
Negli ultimi giorni FOA ha ribadito l’importanza della collaborazione tra società civile, piattaforme digitali e autorità statali per combattere questo pericolo incombente.
“L’azione preventiva è possibile” conclude Aldubi. “Invitiamo dunque tutti i cittadini e i volontari ad informarsi bene in modo da riconoscere in tempo i segnali della radicalizzazione prima che diventi atto pratico.”



