Vent’anni da pari a pari: la legge di attuazione dell’Intesa

Italia

 

Ebrei liberi, integrati, con pieni diritti. Con il diritto di rispettare le tradizioni e i precetti. Non più seguaci di un “culto ammesso”, ma uguali a tutti gli altri. Così si sono sentiti vent’anni fa gli ebrei italiani, dopo la promulgazione della legge di attuazione dell’’Intesa (legge 101/89), firmata due anni prima dal presidente del Consiglio Bettino Craxi e dalla presidente dell’Unione Tullia Zevi. Un convegno all’Università Roma Tre, il 9 novembre, ricorda questa data.
“Ma sarà una giornata di riflessione, non solo una celebrazione”, dice Giorgio Sacerdoti, avvocato, presidente della Fondazione Cdec e uno dei “padri” dell’Intesa. “Parteciperanno esperti, studiosi; non sarà un’occasione politica, ma di studio”.


Come si arrivò alla firma dell’’ntesa e che cosa comportò per l’’ebraismo italiano?

Tutto iniziò con la revisione del Concordato del 1929 tra Stato e Chiesa; dopo molti anni di trattative, nel 1984, fu ratificato il tramonto del cattolicesimo come religione di Stato e una delle conseguenze fu che si poteva finalmente attuare il dettato costituzionale che prevedeva, all’articolo 8, appunto le Intese con i culti diversi dalla religione cattolica. I primi a stipulare un’Intesa furono i valdesi, poi gli ebrei. I negoziati durarono tre anni, tra la commissione dell’Unione, composta da Guido Fubini, Vittorio Ottolenghi, Dario Tedeschi e da me, e quella governativa del prof. Margiotta Broglio sotto l’egida di Giuliano Amato, allora sottosegretario a Palazzo Chigi. Furono anni di intenso dibattito all’interno dell’ebraismo italiano. Si temeva che la caduta dell’obbligatorietà dell’iscrizione alle Comunità ebraica, prevista dalla legge Falco del Trenta e abrogata da una sentenza della Corte costituzionale del 1984, potesse significare la fine stessa delle Comunità. Ma a vent’anni di distanza, possiamo dire che questi timori si sono rivelati infondati e che anzi, il riconoscimento dell’ebraismo italiano così come formulato dall’Intesa, ha rafforzato le istituzioni comunitarie, riconosciute meritevoli di tutela non solo in quanto entità religiose, ma come “formazioni sociali originarie”, con una propria organizzazione “politica”, culturale, economica e sociale.
La piena uguaglianza, dignità e libertà per gli ebrei e le istituzioni ebraiche è stata una sfida per tutto l’ebraismo italiano: mantenere la sua identità culturale e religiosa, la sua coesione sociale e una organizzazione unitaria e rappresentativa pur nel pluralismo interno che lo caratterizza.
Con l’accettazione, nel 1996, del meccanismo di finanziamento legato all’Otto per mille, abbiamo avuto anche un inatteso impatto organizzativo, con il rafforzamento dell’Unione delle Comunità, che si è trovata a ricevere e gestire risorse importanti, con un ruolo centrale di coordinamento. Questo si è tradotto anche in più iniziative pubbliche, che hanno dato all’ebraismo italiano e alla sua cultura maggiore visibilità e prestigio.


In concreto, come ha inciso l’’Intesa nella vita degli ebrei italiani?

Ha dato loro il diritto di rispettare il sabato e le feste nel mondo del lavoro, sia nel settore pubblico, sia in quello privato, e nelle attività collettive. Lo Stato italiano non avrebbe più indetto, nelle festività ebraiche, le sessioni d’esame per i concorsi pubblici. Si ricollegano poi alla piena uguaglianza religiosa l’abolizione della diversità di tutela penale delle religioni, l’impegno contro l’antisemitismo e la tutela dei beni culturali ebraici.
Nella scuola pubblica l’ora di religione, che discriminava gli studenti ebrei, è diventata facoltativa.
Sono tutti principi preziosi in uno Stato laico.


Secondo lei, dal punto di vista giuridico, è ipotizzabile che l’’Unione riconosca i Reform come facenti parte dell’’ebraismo italiano nel quadro unitario dell’’Intesa?

Si parla oggi di una riforma dello Statuto dell’’ebraismo italiano, nato contestualmente all’’Intesa, ma solo per certi aspetti organizzativi. Nello Statuto, ma anche nell’’Intesa vi sono formule tipo il “rispetto della legge e della tradizione ebraiche” e riferimenti all’’ebraismo plurimillenario, quindi ortodosso. La definizione del “chi è ebreo” è data dall’’halakhà, e il rabbinato italiano è ortodosso. Io ritengo però che le Comunità debbano dare spazio a tutti, nel senso che fanno parte del mondo ebraico anche enti laici, come l’’Adei, o il Keren Hayesod, dove non si chiede ai membri se si sono sposati in sinagoga o meno.

Si dice che quella Ucei-Stato potrà servire da base per l’’Intesa con gli islamici in Italia.
Sì, è possibile, perché la nostra è l’unica Intesa con una comunità non cristiana, se si eccettua il caso, numericamente limitato dei buddisti. Ma ci sono anche forti differenze, perché gli ebrei sono comunque una comunità di italiani, fortemente radicata nella storia del Paese, mentre ancora oggi la maggior parte degli islamici in Italia è straniera; poi c’è il problema della rappresentanza, perché non hanno un organo unitario come l’’Ucei. Ma credo che si dovrà arrivare prima o poi a un’Intesa islamici-Stato, per evitare certe vergogne, come la mancanza di adeguati luoghi di culto. Se fossero gli ebrei costretti a pregare per strada, all’’aperto, si griderebbe allo scandalo, all’’antisemitismo.

ROMA – Lunedì 9 novembre, via Ostiense 161, la Fondazione Cdec invita al Convegno dedicato al 20° anniversario della firma dell’Intesa ebraica, organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Storia e Teoria Generale del Diritto, cattedra di Diritto Ecclesiastico, che si terrà all’Università degli Studi di Roma3, Aula Magna, Facoltà di Giurisprudenza, con il patrocinio dell’’Unione delle Comunità ebraiche italiane. Comitato Organizzatore: Carlo Cardia, Cattedra di Diritto Ecclesiastico, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Roma Tre; Giorgio Sacerdoti, Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea. Info: 02 316338 – edu@cdec.it.
Programma:
ore 08.45 accoglienza dei partecipanti
ore 09.20 Saluto Paolo Benvenuti, Preside della Facoltà di Giurisprudenza
ore 09.30 Prima Parte
Presiede: Carlo Cardia
Introduzione Renzo Gattegna, Presidente Ucei
Ore 10.00 L’intesa del 1987-89: Ebraismo italiano e ordinamento dello Stato, Giorgio Sacerdoti
Ore 10.30 L’intesa ebraica e il pluralismo religioso in Italia, Carlo Cardia
Ore 11.00 Libertà statutaria e organizzazione dell’ebraismo italiano, Valerio Di Porto
Ore 11.30 Conclusioni Prima Parte, Francesco Margiotta Broglio
Ore 11.50 Coffee Break
Ore 12.15 Tavola Rotonda: Libertà religiosa e laicità dello stato: essere ebrei oggi
Presiede: Cesare Mirabelli. Rav Riccardo Di Segni, Arrigo Levi, Angela Maria Nicolò Punzi, Dario Tedeschi.

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