Suor Luigia Gazzola: Carate Brianza onora una Giusta fra le nazioni

Italia

CARATE BRIANZA- dalla nostra inviata Ilaria Myr
La figura di questa madre Superiora è stata celebrata giovedì 5 marzo nello stesso ospedale dove furono salvati diversi ebrei, durante una partecipata e commovente cerimonia, alla presenza di Serena Milla, oggi 92 anni, e di Mario Gazzola, uno dei nipoti di Suor Gazzola, organizzata da Paola Fargion, da anni studiosa della Shoah e ricercatrice di storie di Giusti. Presenti diverse autorità locali e del mondo ebraico. (Da sinistra la rappresentante dello Yad Vashem Yara Schor, Mario Gazzola, Daniela Dana e Paola Fargion).

 

Serena Milla aveva solo 10 anni quando con sua madre Lea e la nonna Nelly furono accolte alla fine del 1943 da Suor Luigia Gazzola, dell’Ordine delle suore di Maria Bambina, nella Clinica Zucchi di Carate Brianza e si salvarono così dalle persecuzioni nazifasciste che avevano già colpito la famiglia con le deportazioni di 5 membri della famiglia, catturati e deportati da Verderio dove erano nascosti.

La figura di questa madre Superiora è stata celebrata giovedì 5 marzo nello stesso ospedale dove furono salvati diversi ebrei, durante una partecipata e commovente cerimonia, alla presenza di Serena Milla, oggi 92 anni, e di Mario Gazzola, uno dei nipoti di Suor Gazzola, organizzata da Paola Fargion, da anni studiosa della Shoah e ricercatrice di storie di Giusti.

Diversi gli interventi di autorità locali che hanno ribadito l’importanza della figura di Suor Luigia: da quello dell’amministratore unico degli Istituti Clinici Zucchi Renato Cerioli e del sindaco di Carate Brianza, Luca Veggian, a quello di Antonella Casati, consigliera della Provincia di Monza e Brianza, e di Danilo Villa, sindaco di Verderio, dove sono state posate  cinque pietre di inciampo dedicate ai membri della famiglia Milla che furono arrestati e deportati: Ugo, padre di Serena, Ferruccio, lo zio, e le zie Laura, Lina e Amelia.

Un saluto è arrivato anche da Alfonso Sassun, segretario generale della Comunità ebraica di Milano, che ha sottolineato come «le storie di Suor Luigia e di altri Giusti devono essere portate nelle scuole come esempi per i giovani».

Molto interessante è stato l’intervento, di impronta storica, di suor Grazia Loparco, docente di storia della Chiesa alla Pontificia università Auxilium, e studiosa del soccorso prestato dagli istituti religiosi durante il nazifascismo, che ha sottolineato il ruolo di primo piano di molte suore, che prestarono  soccorso negli istituti religiosi negli ospedali e nelle carceri.

La parola ai protagonisti

«Non so chi abbia portato me, mamma e nonna in questo ospedale, forse un amico, un vicino. So però che la madre Superiora – così deve essere chiamata! – fu molto gentile con noi, così come molte altre sorelle che con lei lavoravano». Con queste parole Serena Milla, oggi 92 anni, ha raccontato, sollecitata da Paola Fargion, ciò che ricorda di quegli eventi lontani, quando aveva solo 10 anni. «Eravamo sistemate vicino al reparto dei malati di mente, dove i tedeschi non si spingevano. E quando arrivavano dei controlli la Superiora mandava me e altri due bambini sotto il divano. Tutti quelli che lavoravano lì sapevano che eravamo ebrei e che ci nascondevano, e tutti si adoperavano per la nostra salvezza. Mia madre però è morta dentro a 36 anni, quando hanno portato via papà e gli zii e noi ci siamo dovute nascondere».

«Mia zia ha sempre mantenuto il riserbo sulle sue azioni per salvare essere i umani – ha spiegato Mario Gazzola, nipote di Suor Luigia -, come se fosse un quotidiano adempimento del proprio dovere. Oggi diventa una Giusta fra le Nazioni, e la sua anima saraà, come dice il Libro della Sapienza, nelle mani di Dio».

A suscitare ancora più emozioni, i due intermezzi musicali eseguiti dalla violinista Lydia Cevidalli, entrambi provenienti dal repertorio della sinagoga portoghese di Amsterdam.

A concludere l’evento è stata prima la consegna della medaglia ai Giusti fra le Nazioni del Memoriale della Shoah a Gerusalemme Yad Vashem da parte di Daniela Dana, presidente dell’associazione Figli della Shoah a Mario Gazzola.

“La memoria del bene è importantissima non solo per i Giusti che verranno ricordati ma perché i sopravvissuti  alla Shoah subito dopo la guerra non provavano l’odio, sentimento che forse sarebbe stato normale dopo quello che avevano vissuto e subito dal 1938 – ha dichiarato Daniela Dana – ma la prima cosa che hanno fatto quelli che si sono salvati e anche quelli che sono tornati dai campi è stata riconoscenza e ringraziare chi li aveva salvati. La commissione  dei Giusti è stata, del resto, costituita allo Yad Vashem appena dopo la sua nascita come Memoriale non per celebrare l’odio, ma la riconoscenza. Tutto ciò dà un messaggio di speranza a i docenti e ai giovani che incontriamo”.

Infine, Andrea Alcalay, presidente del da Keren Kayemet LeIsrael, ha eseguito la piantumazione di un ulivo, donato in memoria di Suor Luigia Gazzola. “L’ulivo che mettiamo a dimora oggi non è un semplice gesto simbolico – ha dichiarato -. È un segno vivo di riconoscenza e di affetto tangibile da parte dei discendenti della Famiglia Milla verso Suor Luigia, il cui esempio di tutela della dignità umana e della libertà brilla ancora oggi di luce propria. E’ però importante essere consapevoli che la memoria non può, e non deve, restare solo un esercizio passivo del ricordo: come le radici di un albero deve vivere anche nel presente e nel futuro alimentando le generazioni di oggi e di domani a costruire un mondo migliore. Qui noi tutti oggi, siamo un esempio ammirevole di questa “memoria viva”. Purtroppo, nonostante la storia si sia offerta troppe volte come maestra, i tempi che viviamo restano complessi e attraversati da nuove vulnerabilità e minacce che non possiamo permetterci di ignorare. Esiste il rischio concreto di scivolare verso derive già viste e vissute anche in un passato non lontano: proprio quelle che oggi ci hanno riuniti qui per ricordare e celebrare la figura di Suor Luigia Gazzola. L’ulivo, simbolo universale di pace, resilienza e rinascita il cui ramoscello fu il primo segno di speranza portato dalla colomba a Noè dopo il recedere delle acque del diluvio universale, si fa oggi portatore di un valore profondo d’identità e riconoscenza condivisa. Che questo ulivo possa crescere forte e longevo, rispecchiando la fermezza del nostro impegno in difesa della vita. Che le sue radici ci ricordino sempre le nostre origini e i suoi rami indichino la direzione verso cui tendere: un futuro di responsabilità, coraggio e pace. Nel nome di Suor Luigia Gazzola, e nel segno di una memoria che si fa azione, proseguiamo insieme questo cammino”.