Perché l’attacco informatico di Anonymous è stato un mezzo flop

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anonghostAvevano promesso di sferrare un attacco informatico contro Israele, con esattezza il 7 aprile, a solo una settimana da Yom ha Shoah. E puntualmente l’hanno fatto. Varie sigle riunite dietro ad Anonymous hanno colpito numerosi siti e account israeliani, come quello del Parlamento israeliano e quello del Ministero dello Sviluppo che sono stati irraggiungibili solo per pochi minuti al mattino, come anche quello della polizia di stato e del Technion di Haifa.

Ma certo non si è trattato di un ‘olocausto elettronico’, come avevano invece annunciato i suoi organizzatori. La maggior parte degli attacchi ha infatti causato solo il temporaneo malfunzionamento di siti web istituzionali. Uno dei motivi sembra sia proprio la sua rivendicazione da parte del gruppo AnonGhost che si era già schierato a favore dell’Isis causando durissime contrapposizioni all’interno degli stessi Anonymous che il 7 e l’8 febbraio avevano preso di mira l’infrastruttura informatica del Cybercaliffato. Le critiche più pesanti sono venute proprio dagli ex-compagni di Anonymous per l’uso sbagliato del termine “Olocausto” nell’operazione “anti-sionista”, tanto da indurli a ritirare il proprio consenso all’operazione.

Il risultato è stato una guerra di propaganda con molti supporters filo-israeliani che hanno ridicolizzato il tentativo degli anonymous pan-arabi di “cancellare Israele dal cyberspazio” mentre altri Anonymous hanno disprezzato apertamente l’uso dei simboli del Califfato islamico per rivendicare le azioni informatiche contro Israele.

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