Imbiancata l’intera parete adiacente alla Galleria d’Arte Moderna di Milano sulla quale l’artista aveva raffigurato il rapimento di Noa Argamani e Avinatan Or. A meno di un mese dalla realizzazione, l’opera dedicata alla memoria del 7 ottobre è stata completamente cancellata. La rimozione arriva in una città segnata dalle polemiche sul gemellaggio con Tel Aviv e dopo una lunga serie di vandalismi e cancellazioni che hanno colpito le opere di Palombo dedicate alla Shoah e alle vittime del Nova Music Festival.
È stato rimosso il murale “7 October” di aleXsandro Palombo, realizzato lo scorso 7 ottobre su una parete esterna adiacente alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, in via Palestro, nel terzo anniversario dell’attacco terroristico di Hamas contro Israele. L’opera, dedicata a Noa Argamani e Avinatan Or, la giovane coppia rapita durante l’assalto al Nova Music Festival del 7 ottobre 2023, è stata rimossa attraverso un intervento di imbiancatura che ha interessato l’intera parete sulla quale era stata realizzata. Il muro è stato completamente ridipinto di bianco, cancellando ogni traccia visibile del murale. Dove prima c’era il braccio di Noa teso disperatamente verso Avinatan, oggi resta soltanto un muro bianco. Le fotografie del prima e dopo documentano la trasformazione dell’intera superficie muraria: da una parte l’immagine della coppia separata dai terroristi di Hamas, dall’altra una parete completamente imbiancata.
Non una semplice copertura circoscritta al dipinto, dunque, ma un intervento esteso all’intero muro, che ha eliminato ogni traccia visibile dell’opera. Il cuore visivo del murale era il gesto disperato di Noa, trascinata via su una motocicletta mentre tendeva il braccio verso Avinatan, catturato e portato nella direzione opposta. Il braccio proteso di Noa, incapace di raggiungere Avinatan, racchiudeva in un solo gesto tutta la violenza della loro separazione.

Tra i due corpi, Palombo aveva lasciato un ampio spazio vuoto, trasformando quella distanza in una presenza drammatica: il vuoto lasciato dalla violenza, la frattura improvvisa di due vite, l’ultimo tentativo di un contatto prima della prigionia. In quell’immagine il gesto di Noa diventava qualcosa di universale, l’amore che tenta di opporsi alla brutalità e alla perdita. Un’immagine costruita per trattenere nella memoria ciò che la violenza aveva spezzato.
La parete completamente imbiancata si trova accanto alla Galleria d’Arte Moderna, museo civico ospitato nel complesso monumentale di Villa Reale, di proprietà del Comune di Milano e sottoposto alla gestione e alla manutenzione dell’amministrazione comunale.
La portata dell’intervento solleva interrogativi sulle ragioni che hanno portato alla rimozione di un’opera dedicata alla memoria delle vittime della strage del 7 ottobre 2023. La vicenda si inserisce in un contesto cittadino già attraversato da forti tensioni politiche sui rapporti con Israele. Milano è gemellata con Tel Aviv, un legame istituzionale che negli ultimi mesi è stato al centro di un acceso confronto politico a Palazzo Marino, tra richieste di interruzione, proteste e divisioni.
La rimozione del murale di Palombo, dedicato a due giovani israeliani rapiti durante l’attacco del 7 ottobre, riporta l’attenzione sul rapporto tra memoria, arte pubblica e istituzioni cittadine. Lo scorso luglio, il murale “Memory Is No Longer Enough”, realizzato dall’artista sulla parete della Caserma Montello, in occasione del Giorno della Memoria e dedicato ad Anna Frank e Primo Levi, era stato vandalizzato da ignoti. La frase originale dell’opera era stata cancellata e sostituita dalla scritta “Coloni sionisti nazisti”, tracciata sopra il cielo di stelle di David che faceva da sfondo ai due protagonisti.



