7 ottobre 2023 – 7 aprile 2024. Grande evento per Israele al Tempio Centrale. Gli interventi delle istituzioni ebraiche

Italia
di Roberto Zadik 
Pomeriggio particolarmente intenso, quello di domenica 7 aprile, quando nella sala centrale della Sinagoga di via Guastalla, una serie di personalità della comunità ebraica e istituzionali cittadine e nazionali hanno preso la parola per ricostruire, come ha specificato il Rabbino Capo Alfonso Arbib “uno dei periodi peggiori della nostra storia recente” e per chiedere la liberazione degli ostaggi a Gaza. Presenti anche molti membri della Comunità e cittadini milanesi.
La senatrice Liliana Segre
Ad introdurre l’evento organizzato dalla Comunità ebraica di Milano, il vicepresidente e assessore ai Giovani Ilan Boni che prima di aprire l’evento col suo intervento, ha fatto trasmettere un breve video che ricostruisce le varie fasi storiche dell’odio antiebraico sull’antisemitismo di Rav Jonathan Sacks, ex rabbino capo del Commonwealth scomparso qualche anno fa.

Sei mesi dal sabato maledetto

Subito dopo l’assessore Ilan Boni ha ricostruito la successione di eventi da quel “terribile sabato mattina di sei mesi fa, che ha cambiato la storia per sempre”. “Sono le sei del mattino” ha cominciato così la sua meticolosa ricostruzione “l’ora di inizio dell’attacco di Hamas, un’offensiva avvenuta su più fronti con il lancio di migliaia di missili, droni che mettono fuori uso le telecamere della sicurezza. Uomini che atterrano in territorio israeliano a bordo di piccoli deltaplani a motore e trattori che buttano giù un muro che fino a quel momento sembrava indistruttibile. L’assalto porta in Israele migliaia di miliziani di Hamas armati di lanciarazzi, granate e mitra. Le caserme militari cadono dopo pochi minuti, soldati vengono freddati sopra i loro letti, e chi non viene ucciso viene portato via in mutande. Interi villaggi che diventano luoghi dell’orrore, famiglie sterminate nei loro letti, anziani massacrati dalle granate, madri costrette a vedere i loro figli uccisi, torture, abusi, persone bruciate vive, future madri a cui viene tagliato il ventre preso il feto e buttato via”.

Ilan Boni, vicepresidente della Comunità ebraica di Milano

 

Successivamente egli ha ripercorso il massacro al Festival della Musica, il Super Nova di Reeim, “giovani ragazzi che si danno appuntamento, non hanno un mitra o una divisa,  non hanno alcuna cattiva intenzione se non quella di è ballare, passare del tempo assieme, sorridere. L’attacco è inaspettato e tremendo, molti non ce la faranno, alcuni si sono salvati nascondendosi sotto la boscaglia o nelle loro case dentro un armadio o sotto il letto costretti a restare immobili magari dentro un armadio, costretti a rimanere in silenzio per ore nonostante quello ce hanno visto. Stasera siamo qui per ricordare con un dolore immenso le millecinquecento vittime che hanno perso la vita in quelli attacchi e se siamo qui è anche per onorare queste persone che non ci sono più. In tempi come questi in cui ci sentiamo spesso isolati e spaventati è fondamentale sapere che non siamo soli. Gli eventi in Israele e l’antisemitismo crescente ci mettono davanti a una realtà difficile , tuttavia la vostra presenza stasera ci da tanta speranza e fiducia e ci fa sentire meno soli”.

Rav Alfonso Arbib: “Stiamo vivendo forse il periodo peggiore dopo la II Guerra Mondiale”

Rav Alfonso Arbib, Rabbino Capo di Milano
“I nostri Maestri dicono che quando si ricorda è perché stiamo cominciando a dimenticare – ha esordito Rav Alfonso Arbib -. Quello che successo è stata un’ondata di solidarietà iniziale, poi è scesa e tutto questo è stato rimosso. Ci riuniamo qui oggi non solo per non dimenticare ma perché stiamo vivendo un periodo estremamente difficile, forse il periodo peggiore della storia ebraica dopo la Seconda Guerra Mondiale, sicuramente nella mia storia personale un periodo peggiore di questo non c’è. È un momento in cui ci sentiamo soli e vi ringrazio doppiamente perchè alleviate questo sentimento. Veniamo spesso accusati di esagerare a parlare di antisemitismo, ma abbiamo migliaia di anni di storia per capire che non stiamo esagerando. Il sette ottobre è stato dimenticato da molte persone, a volte se ne parla ma con assoluta freddezza dicendo senza alcuna emozione che bisogna ricordare e condannare. Ma è possibile che questo non porti emozioni? Questo mi impressiona come la questione dei rapiti, ed è meglio usare questa parola, come in ebraico, che ostaggi, violentemente presi dalle loro case: le loro foto sono state strappate dall’inizio e non riesco a definire questo in altro modo se non come odio e antisemitismo. C’è un odio antico con cui non si fanno i conti e che viene considerato irrilevante per il mondo. Ogni volta che questo accade succedono cose terribili e vi chiedo di fare in modo che tutto questo non venga dimenticato e che l’odio antisemita sia qualcosa che possiamo un giorno lasciarci alle spalle”.

Meghnagi: “L’Occidente deve agire, è una battaglia di tutti”

Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano
“Mi ha chiamato poco fa mia figlia da Israele che mi ha detto di aver preparato il kit di sopravvivenza, comprando medicinali, acqua minerale, una pila elettrica e il bunker è pronto – ha raccontato il presidente della Comunità ebraica di Milano  Walker Meghnagi (in alto nella foto) -. Parliamo di milioni di israeliani che stanno pensando a come sopravvivere, ma l’Occidente deve reagire, quello che è successo è odio, non è possibile avere uno stato in pace coi vicini. È l’Occidente che deve agire, i Paesi arabi moderati sono pronti. Terribile quando dicono di fermare le armi a Israele, che ha bisogno di munizioni per difendersi, non per attaccare. Noi amiamo la vita, crescere insieme nel rispetto delle religioni. Qui in Occidente si dice di fermare la guerra, ma Hezbollah ha lanciato missili e migliaia di persone sono sfollate dalle case. Immaginate se a Monza o a Como dicessero di andare tutti in Piemonte, in Abruzzo, in Emilia Romagna cosa fareste? Chiedo di combattere con noi perché la battaglia non è solo nostra ma è anche vostra.”

Milo Hasbani (Ucei): “L’ignoranza è quello che fa crescere l’antisemitismo”

Milo Hasbani, vicepresidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
In conclusione per la parte comunitaria, ha parlato Milo Hasbani che ha ringraziato tutti per la vicinanza. “Sono stati sei mesi in cui tutte le nostre comunità hanno seguito la stampa, le dichiarazioni dei politici e le ricostruzioni spesso non molto corrette però fortunatamente abbiamo molte persone vicino a noi. Ringrazio tutti da parte della presidente Ucei e soprattutto due persone che con grande coraggio hanno dato le dimissioni perché non hanno pensato alla poltrona e non hanno accettato quanto si dice di Israele, come Roberto Cenati e Daniele Nahum”. 
Hasbani ha poi ricordato i pericoli dell’ignoranza. Durante una trasmissione una ragazza laureata all’università che non riusciva a tenere un discorso, senza conoscere la storia ripeteva continuamente che “Israele ammazza i bambini. Questa ignoranza è quella che fa crescere l’antisemitismo, l’8 maggio sarà il mio compleanno e vorrei non dover ricordare il 7.5 il settimo mese con 129 persone rapite, chiediamo che siano liberate subito, per poter festeggiare Yom Haatzmaut, i 76 anni dello stato Ebraico”.
Qui il video integrale.
(Foto in alto: la sala della sinagoga piena. Foto credit: Andrea Jarach)