A sinistra il liceo Amaldi di Novi Ligure; a destra il ministro Giuseppe Valditara

Gaza a scuola, scontro sul liceo di Novi Ligure: Meghnagi contro Floridia, «inaccettabile attacco a Valditara»

Italia

di Anna Balestrieri
La manifestazione, promossa dal Coordinamento per la Palestina, prevede l’esposizione di un grande telo sul quale sono riportati i nomi di 18.457 minori palestinesi indicati dagli organizzatori come vittime della guerra nella Striscia di Gaza. L’Ufficio scolastico regionale del Piemonte ha disposto un’ispezione con l’obiettivo di accertare che cosa sia effettivamente accaduto e verificare l’eventuale utilizzo improprio di uno strumento istituzionale della scuola per convocare gli studenti a una manifestazione.

La scuola come luogo di educazione al pensiero critico o come spazio improprio di mobilitazione politica? È attorno a questa domanda che si è acceso il nuovo scontro sulla guerra di Gaza nelle scuole italiane. Al centro della polemica è il liceo scientifico Edoardo Amaldi di Novi Ligure, in provincia di Alessandria, dopo la comparsa sulla bacheca del registro elettronico dell’istituto di una comunicazione relativa al corteo «Sudario di Gaza», in programma il prossimo 10 ottobre ad Alessandria.

Il caso del registro elettronico

La manifestazione, promossa dal Coordinamento per la Palestina, prevede l’esposizione di un grande telo sul quale sono riportati i nomi di 18.457 minori palestinesi indicati dagli organizzatori come vittime della guerra nella Striscia di Gaza. Secondo le ricostruzioni pubblicate nei giorni scorsi, attraverso il registro elettronico dell’Amaldi sarebbe stato diffuso un invito agli studenti a partecipare all’iniziativa.

È stato questo elemento a far scattare l’intervento del ministero dell’Istruzione e del Merito. L’Ufficio scolastico regionale del Piemonte ha disposto un’ispezione con l’obiettivo di accertare che cosa sia effettivamente accaduto e verificare l’eventuale utilizzo improprio di uno strumento istituzionale della scuola per convocare gli studenti a una manifestazione.

Il ministro Giuseppe Valditara ha rivendicato la necessità degli accertamenti. «La scuola costituzionale è quella che educa allo spirito critico, al pluralismo e che rifiuta ogni forma di indottrinamento», ha affermato, aggiungendo che l’ispezione dovrà ricostruire i fatti e accertare eventuali responsabilità. Qualora le circostanze riportate dalla stampa fossero confermate, per il ministero potrebbe configurarsi una violazione della deontologia professionale.

La replica del liceo: «Nessuna manifestazione organizzata dalla scuola»

La ricostruzione, tuttavia, è stata contestata dalla dirigenza dell’Amaldi. Il dirigente scolastico Michele Maranzana ha precisato che il liceo non ha organizzato, patrocinato né finanziato alcuna manifestazione pubblica.

L’iniziativa del 10 ottobre, ha spiegato, sarebbe stata promossa autonomamente da una rete della società civile e da associazioni definite apartitiche e si sarebbe svolta fuori dall’orario scolastico. Anche il riferimento contenuto nella comunicazione a un «viaggio in treno organizzato dall’Istituto» sarebbe stato, secondo il dirigente, il risultato di un’imprecisione redazionale: alcuni docenti avrebbero semplicemente offerto un coordinamento logistico volontario ed extrascolastico a studenti e personale che avessero scelto autonomamente di partecipare.

Il liceo ha inoltre sostenuto che segnalare agli studenti iniziative della società civile rientra nella propria consolidata attività di promozione della cittadinanza attiva, citando come precedenti anche appuntamenti legati al Giorno della Memoria, al Giorno del Ricordo, al 25 aprile e alla Giornata in ricordo delle vittime delle mafie.

Floridia: «Il ministro intimidisce le scuole»

La vicenda è così diventata terreno di scontro politico. La senatrice del Movimento 5 Stelle Barbara Floridia ha attaccato duramente Valditara, sostenendo che un ministro dell’Istruzione dovrebbe invitare le scuole ad affrontare con gli studenti la tragedia di Gaza anziché mandare gli ispettori.

Floridia ha proposto, in particolare, una circolare rivolta agli istituti italiani per incoraggiare una discussione sulla guerra e ha indicato la proiezione del docufilm Naza come possibile strumento di sensibilizzazione. Secondo la senatrice, l’invio degli ispettori rappresenterebbe una forma di intimidazione nei confronti dell’autonomia scolastica.

La parlamentare ha sintetizzato la propria accusa con la formula «ne colpisce uno per diseducarne cento», sostenendo che l’obiettivo del ministro sarebbe quello di condizionare attraverso il caso di Novi Ligure il comportamento delle altre scuole italiane.

Meghnagi: «Chi vuole studenti militanti fa propaganda fascista e antisemita»

È in risposta a questa posizione che interviene Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano, con una dichiarazione dai toni particolarmente duri.

«L’attacco a Valditara è inaccettabile», afferma Meghnagi, secondo cui la scuola pubblica non deve promuovere «cause di parte» né trasmettere «letture di comodo», ma insegnare fatti, confronto e pensiero critico.

Il presidente della Comunità ebraica milanese contesta in particolare l’idea di imporre nelle scuole la proiezione di un film o la lettura di un conflitto attraverso una sola prospettiva. «Pretendere di imporre la proiezione di un film a senso unico significa fare pura propaganda», sostiene, definendo questa impostazione «fascista nella sostanza e antisemita nella pratica» quando, a suo giudizio, cancella sistematicamente il punto di vista israeliano e trasforma Israele e gli ebrei in bersagli dell’odio.

Nel mirino di Meghnagi c’è direttamente Floridia. L’attacco della senatrice a Valditara viene definito «grave, pretestuoso e inaccettabile», perché l’invio degli ispettori, nella sua lettura, non costituirebbe un atto di intimidazione ma una verifica del rispetto delle regole e dell’autonomia scolastica.

«La scuola non deve diventare il Minculpop di una nuova ideologia»

Il passaggio più netto del comunicato riguarda proprio il ruolo della scuola nel conflitto politico e culturale sulla guerra di Gaza.

«Garantire che le scuole non diventino centri di indottrinamento non è intimidazione, ma un dovere istituzionale», sostiene Meghnagi, che rivendica per gli studenti il diritto a confrontarsi con opinioni differenti prima di formarsi una propria posizione.

«La scuola non deve trasformarsi nel Minculpop di una nuova ideologia», afferma il presidente della Comunità ebraica di Milano, evocando il Ministero della Cultura Popolare del regime fascista. L’educazione alla pace, nella sua impostazione, deve passare dalla presenza di più voci e non dall’adesione preventiva a una lettura politica del conflitto.

«Per educare alla pace servono tutte le opinioni, senza censure né direttive di partito», sostiene Meghnagi. «Poi si lasci agli studenti la libertà di formarsi una propria idea».

Il nodo: informare o mobilitare?

La vicenda di Novi Ligure lascia dunque aperta una questione che va oltre il singolo istituto: quale sia il confine tra educazione alla cittadinanza, libertà di espressione e mobilitazione politica degli studenti attraverso gli strumenti della scuola.

Da una parte c’è chi considera la discussione sulla guerra di Gaza e sulle vittime palestinesi parte integrante dell’educazione civica e della formazione di una coscienza critica. Dall’altra, il ministero e chi sostiene l’ispezione sottolineano che una cosa è offrire agli studenti strumenti per comprendere un conflitto, un’altra è utilizzare i canali istituzionali della scuola per sollecitare la partecipazione a una manifestazione politica.

Sarà proprio l’ispezione disposta dall’Ufficio scolastico regionale a dover chiarire la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità. Nel frattempo, il caso ha assunto un significato più ampio: lo scontro sulla scuola è diventato anche uno scontro sul modo in cui l’Italia racconta Gaza, Israele e il conflitto mediorientale alle nuove generazioni.