Don Gelmini attacca la “lobby ebraica”

Italia

Un sacerdote, don Gelmini, è indagato dai magistrati di Terni per abusi
su minori della sua comunità per il recupero di tossicodipendenti
“Incontro” e, nella rabbia, rilascia un’intervista domenicale a uno
dei nostri principali organi di stampa. In questa parla del suo
costante impegno per i giovani, degli appoggi politici che ha il suo
centro e arriva infine a commentare il momento difficile che
attraversa la Chiesa. A questo punto avrebbe dichiarato don Gelmini al
cronista: “(…) Pensate a quello che è accaduto in America, alla
strumentalizzazione sui preti pedofili americani. La Chiesa ha
sbagliato a pagare, a indennizzare. Se io sbaglio, la Chiesa tutta non
deve pagare per me. Ma, appunto, mi sembra ci sia in atto una
strategia mondiale di questa lobby, come chiamarla, ebraico-radical
chic, che partendo dalla Chiesa americana tende a indebolire la Chiesa
tutta (…)”. E lo sfogo va avanti. Una sola considerazione da parte
nostra. Non può essere il solleone di questi giorni ad aver fatto
tirar fuori, come da un cappello di giocoliere, il “complotto mondiale
ebraico” (anche se questa volta condito da elementi salottieri) come
causa di tutti i mali anche in un caso come questo di pedofilia. E
poco importa una sua successiva correzione del termine. C’è un
pregiudizio antisemita che cova nell’inconscio, pronto a riemerge
nelle occasioni più disparate. La storia drammaticamente lo ricorda.