Denis Mukwege

Denis Mukwege, l’Uomo che difende le donne violate nel mondo e si  batte per una Giustizia universale

Italia

di Marina Gersony
Lo scorso 23 Maggio, sul Monte Stella, una folla di bambini, giovani e adulti delle più svariate origini e appartenenze, hanno ascoltato l’intervento di Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace nel 2018 e ambasciatore  della Repubblica Democratica del Congo alle Nazioni Unite,  in visita al Giardino dei Giusti di Milano che il 14 marzo di quest’anno gli ha dedicato una targa.

«Amate il vostro Paese, la sua bellezza e le sue tradizioni di umanità, e non sarete mai estranei alla più larga fraternità dei popoli», è stato il messaggio potente di questo straordinario medico e attivista congolese, fondatore del Panzi Hospital di Bukavu, punto di riferimento e di cura per 50mila donne del suo Paese che sono state vittime di violenza ad opera dei gruppi armati foraggiati dalla corruzione politica interna e protetti dal silenzio omertoso delle grandi potenze mondiali. Classe 1955,  terzo di nove figli, questo massimo esperto mondiale nella cura di danni fisici interni causati da stupro, nel 2014 è stato insignito dal Parlamento Europeo con il Premio Sakharov per la libertà di pensiero.

Nella sua battaglia perché gli stupri di massa siano considerati un crimine contro l’umanità – e perché sia creato un tribunale che li possa giudicare –, questo lodevole medico congolese specializzato in ginecologia e ostetricia, rischia la vita ogni giorno a causa delle bande di stupratori che vorrebbero farlo tacere. Non a caso è uscito indenne da numerosi attentati senza farsi mai intimidire. «Noi siamo i primi a non comprendere il perché di questa assurda guerra, che ci travaglia da decenni e ci consuma dal di dentro. Non è un conflitto tribale. Non è una guerra di religione. Non è neppure una guerra dichiarata. Proprio per questo non può portare a una pace qualunque».

Mukwege ha invitato quindi i presenti a preservare il carattere morale del nostro Paese. Muri e barriere, ha osservato, non portano altro che conflitto e disarmonia in un mondo sempre più diviso e frammentato; un mondo lacerato da odi e violenze in cui è fondamentale e prioritario prendersi cura della democrazia faticosamente conquistata.

Molta la commozione degli astanti per le parole ricche di comprensione e di empatia del dottore; parole in cui le distanze geografiche e morali sembrano sbriciolarsi per incanto. «Ricordatevi di questo giorno e non rimuovetelo dalla vostra memoria di adulti – ha aggiunto il medico, rivolgendosi non solo ai giovani –. Coltivate le tradizioni di generosità e accoglienza del vostro popolo. Voi italiani non siete del tutto consapevoli della vostra grande forza e importanza tra le nazioni civili. Ricordate che la vostra democrazia è un patrimonio civile universale, ma non è un acquisto garantito per sempre. Esso va rinnovato e difeso dall’usura del tempo e dalla stanchezza che si accompagna al benessere».

Ha osservato a suo volta Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, nel suo intervento altrettanto appassionato: «L’Italia, come ha ricordato Mukwege, è il Paese dei missionari, di Papa Francesco, è il Paese di un’anima compassionevole nei confronti di chi soffre, e vogliamo che, a poche ore dalle elezioni europee, preservi il suo carattere morale. E, anche se continueranno ad esserci coloro che seminano odio verso popoli africani, noi con tutte le associazioni della società civile continueremo a comportarci in modo diverso. È questo il compito delle persone Giuste. Diventare supplenti quando le istituzioni scelgono una cattiva direzione e preservare in ogni modo i valori di umanità».

Una questione crudele quella delle donne violate, che oltre a rimanere segnate per la vita, rimangono sole, rifiutate e spesso allontanate dalla comunità, in Congo come in altri Paesi. «Se non si considera lo stupro di guerra come un crimine contro l’umanità – ha proseguito Nissim –, gli autori di questi stupri rimarranno sempre impuniti. Vorrei dire a Mukwege che ci impegneremo per far conoscere in Italia e in Europa il dramma di un Paese con milioni di vittime di scontri fratricidi e con le donne che sono diventate il centro della persecuzione».

Grazie a questo lodevole chirurgo, il recupero psicologico delle vittime consente loro di ritrovare la dignità perduta. Non solo: Mukwege si batte certamente per il suo Paese, anche se la sua battaglia è globale e si estende alle donne stuprate in ogni genocidio (Bosnia, Colombia, Siria, Iraq, Repubblica Centro africana). Conclude Nissm: «È una lezione per tutti coloro che guardano solo alle loro sofferenze particolari. Mukwege è un uomo che si batte per una giustizia universale».

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