di Nathan Greppi
Negli ultimi giorni, è diventata virale su internet la storia secondo la quale dei soldati israeliani avrebbero presumibilmente torturato un bambino gazawi di poco più di un anno. Ma la notizia, secondo il sito HonestReporting, è falsa.
Il fatto
La notizia sembra essere stata inizialmente riportata in un servizio di TRT World, l’emittente pubblica turca, e racconta che un bambino palestinese sarebbe stato maltrattato mentre si trovava sotto custodia, con tanto di bruciature di sigaretta usate per fare pressione sul padre durante un interrogatorio. L’inquadratura ritraeva i soldati israeliani mentre facevano del male deliberatamente a un neonato.
HonestReporting ha mostrato l’immagine a un medico che ha fatto notare come una bruciatura di sigaretta apparirebbe come un cerchio di forma molto più regolare rispetto alle ferite nella foto, che presentano bordi più irregolari. Inoltre, se fosse stato utilizzato un chiodo per perforare significativamente la pelle, come ipotizzato, il grado di rossore e gonfiore sarebbe stato di gran lunga maggiore.
La versione dell’IDF
Nel giro di pochi giorni, l’IDF ha rilasciato una smentita dettagliata. Come riporta il Times of Israel, i militari israeliani hanno respinto categoricamente le accuse e fornito una versione alternativa dell’accaduto: il padre del bambino si era avvicinato alle loro truppe vicine alla linea gialla a Gaza tenendo in braccio il piccolo. Siccome l’uomo non si è fermato, i soldati hanno sparato dei colpi di avvertimento. Secondo l’IDF, le ferite del bambino sono state causate da schegge provenienti da questi colpi di avvertimento, rimbalzati accidentalmente. Non è il primo caso in cui Gazawi usano i bambini per provocare i soldati israeliani, esponendoli a rischi imprevedibili (fonte ANSA).
L’esercito israeliano ha anche diffuso un video che mostra il bambino affidato alla Croce Rossa dopo aver ricevuto assistenza medica. Questo dettaglio è in netto contrasto con le accuse iniziali di abusi subiti durante la detenzione. Ma nulla di tutto ciò è apparso nelle fonti che per prime hanno riportato la falsa notizia.
La rete dei media filo-Hamas
Secondo le ricostruzioni successive, la storia sembra essere partita da un fotoreporter residente a Gaza, Osama Al Kahlout. In seguito, è stata diffusa da emittenti e testate filo-Hamas come TRT, l’agenzia di stampa statale turca Anadolu, l’emittente statale qatariota Al-Jazeera e i siti Middle East Eye e The New Arab, aventi sede nel Regno Unito ma anch’essi legati al Qatar.
È stata inoltre amplificata da account social filopalestinesi. Mentre in Italia, è stata riportata da Alessandro Di Battista nella sua newsletter su Substack. Tutte queste testate si sono basate sul materiale fornito da Kahlout, che ha documentato le ferite del bambino e intervistato la madre, la quale ha puntato il dito contro le forze di difesa israeliane. Il tutto in maniera totalmente acritica e senza fare verifiche o accertamenti da altre fonti.
Notizie vere e non riportate
Se le storie sui presunti abusi nei confronti dei bambini palestinesi diventano facilmente virali, lo stesso non si può dire per quelle vere in cui invece militari e poliziotti israeliani li aiutano.
A metà marzo, l’agenzia di stampa JNS ha riportato il video di un agente della polizia israeliana, Dean Elsdunne, che protegge un ragazzo palestinese a Gerusalemme mentre suona l’allarme per un attacco missilistico iraniano.



