Israeliani e palestinesi: sistemi di informazione a confronto

Israele

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Nei giorni in cui in entrambe le parti sono morti degli adolescenti, è interessante riflettere sulle differenze esistenti fra i due sistemi di informazione, quello israeliano da un lato e quello palestinese dall’altro. Lo fa il sito Israele.net, con un lungo articolo dedicato alla differenza fra il sistema di informazione israeliano e quello palestinese.

«”I mass-media palestinesi hanno sempre indicato i tre adolescenti israeliani rapiti e poi uccisi in Cisgiordania come tre ‘coloni’ e spesso addirittura come tre ‘soldati'” – si legge sul sito -. Lo dice Mudar Zahran, scrittore, pubblicista e blogger giordano-palestinese, in un’intervista a Jerusalem Online nella quale spiega come è stato raccontato e percepito nella società palestinese l’atto terroristico che ha inorridito Israele.

L’agenzia di stampa palestinese WAFA ha denunciato Israele per la “punizione dei palestinesi”, senza una parola di condanna per l’uccisione dei tre giovani ebrei cui l’agenzia ha sempre fatto riferimento come ai “tre coloni spariti”».

La stessa pagina ufficiale di Fatah su Facebookli indica come i “i tre soldati uccisi i cui corpi, secondo la versione israeliana, sono stati trovati a Hebron”. Due settimane fa, Fatah aveva celebrato il rapimento sulla sua pagina Facebook con una caricatura in cui i tre ragazzi erano ritratti come tre topi con stella di David presi all’amo.

«In un articolo scritto per il Gatestone Institute – continua Israele.net -, Zahran riferisce che il quotidiano ufficiale dell’Autorità Palestinese ha sostenuto che “c’è Israele dietro al rapimento” di quelli che anche il quotidiano si ostinava a definire “tre soldati”. Zahran ricorda inoltre che il sequestro venne immediatamente celebrato dai palestinesi della strada con manifestazioni di giubilo, distribuzione di dolci ai passanti e glorificazione dei sequestratori. Se ora le celebrazioni sono quasi scomparse nei territori sotto Autorità Palestinese, aggiunge Zahran, è perché temono “le reazioni israeliane”. Ciò nonostante, i riferimenti ai tre ragazzi come “soldati” tendono ad essere i più ritwittati all’interno dell’Autorità Palestinese».

Fra le poche eccezioni, Zahran cita il palestinese (cristiano americano) Ray Hanania che sulla propria pagina Facebook ha scritto: “Se non riusciamo a trovare il coraggio di dire che siamo dispiaciuti e tristi quando le vittime sono i nostri nemici, e in questo caso i figli dei nostri nemici, come possiamo aspettarci che qualcuno sia dispiaciuto per noi e per le nostre vittime? E’ una questione di principio. Se non si riesce a ritrovare la propria umanità, non si potrà mai avere giustizia e pace”. Voci come questa, sottolinea Zahran, costituiscono una piccola minoranza nella società palestinese e vengono messe rapidamente a tacere.

“Si tenga presente – ha scritto Zahran nell’articolo per il Gatestone Institute – che l’Autorità Palestinese esercita un controllo estremo sui social media utilizzati dai palestinesi in Cisgiordania. Un palestinese, ad esempio, è stato incarcerato per sei mesi per aver postato un ‘mi piace’ su una pagina Facebook anti-Autorità Palestinese. Dunque l’Autorità Palestinese è pienamente responsabile dell’incoraggiamento garantito alle celebrazioni dei sequestri sui social media palestinesi”.

E che dire della campagna lanciata sui social media “Three Shalit”, con le fotografie di bambini fanno il segno 3 con la mano, facendo un chiaro collegamento fra il rapimento dei 3 ragazzi e quello di Gilad Shalit?

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