Israele: un gruppo di personalità politiche e intellettuali chiede un referendum sui territori

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L'ex capo dello Shin Bet Ami Ayalon è fra i firmatari della campagna per il referendum sul futuro dei territori
L’ex capo dello Shin Bet Ami Ayalon è fra i firmatari della campagna per il referendum sul futuro dei territori

Un gruppo di ex ministri e membri della Knesset ha lanciato lunedì 5 settembre una campagna pubblica per chiedere un referendum sul futuro dei territori della Cisgiordania in occasione dell’avvicinamento 50 anniversario della Guerra dei Sei Giorni, accaduta fra il 5 e il 10 giugno 1967, che portò all’annessione da parte di Israele degli attuali territori della Cisgiordania.

Come racconta Haaretz, molte organizzazioni civili, insieme a personalità del mondo della cultura e accademico hanno aderito all’iniziativa. Fra questi: l’ex capo dello Shin Bet e ministro Ami Ayalon, l’ex capo del Labour Amram Mitzna, gli ex ministri Yuli Tamir, Uzi Baram, Ophir Pines e Michael Melchior, gli ex parlamentari Daniel Ben-Simon e Tzali Reshef, il fu capo della Polizia Alik Ron, la nipote di Yitzhak Rabin Noa Rotman, il direttore di Peace Now Avi Buskila e gli attori Gavri Banai e Ricky Blich.

Durante l’anno, il gruppo promuoverà una legislazione che chiede un referendum, realizzando nel frattempo diversi eventi e iniziative.

«Ogni giorno di più di nostra presenza in Giudea e Samaria ci avvicina alla fine di Israele come Stato democratico del popolo ebraico – dichiara Ayalon -. Il Primo Ministro Netanyahu vede il disastro avvicinarsi, ma non ha il coraggio di fare nulla. In mancanza di una leadership, è nostro diritto e dovere come cittadini di determinare il nostro destino. Solo una decisione derivante da un referendum potrà darci la vera espressione del desiderio della maggioranza e renderà possibile la costruzione dell’impresa sionista senza violenze fra noi».

In una lettera inviata a Netanyahu domenica 4 settembre i leader del gruppo scrivono: “Una decisione attraverso un referendum sul tema più critico per il futuro di Israele sarà una dichiarazione al mondo delle intenzioni di Israele, e costituirà una linea guida per i governi per lavorare nell’obiettivo di realizzarla e fino ad allora per compiere passi diplomatici in ogni campo, come determinare i confini e le aree degli insediamenti, in accordo con la decisione presa”.

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