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Israele, riprende la diffusione del Coronavirus. Chiuse 31 scuole

Israele

di Roberto Zadik
Momento decisamente teso e confuso in Israele dopo la febbrile riapertura delle attività e il desiderio di tornare alla tanto sospirata normalità, a sorpresa, il Covid 19 si risveglia e ricominciano l’emergenza e i contagi. Martedì 2 giugno sono stati registrati 116 nuovi casi, il numero più alto dal 2 maggio.

Tempestivamente il Paese ha già chiuso 31 scuole. Secondo il sito i24 news 10.000 studenti sono precauzionalmente stati messi in quarantena, 206 sono già malati, 164 ragazzi e 42 membri del personale scolastico. Dopo una fase di speranza torna la paura e la tensione. Con nuovi contagi arrivati a circa 17,253 (stime aggiornate al Times of Israel del 2 giugno) dei quali però 14,812 sarebbero guariti, con 98 nuovi casi solo nella giornata di lunedì 1 giugno e 289 morti in questi quasi tre mesi, da metà marzo e 30 persone ancora in gravi condizioni ricoverati in ospedale attaccate ai respiratori.

Ma da quando è ricominciato l’incubo Covid? Stando agli articoli del Times of Israel e del sito tedesco www.thealgemeiner.com , in un articolo di due reporter Noam Dvir e Gadi Golan, fra venerdì e sabato, nei giorni di Shavuot, il Ministero della Salute avrebbe nuovamente dato l’allarme di un aumento di ben 121 infezioni in un giorno.

Un altro lock-down in arrivo? Tutto può essere secondo algemeiner, che ha sottolineato come ci siano state accese discussioni nella politica israeliana sul da farsi nei prossimi giorni e che vertici istituzionali, come i membri del Consiglio nazionale di sicurezza, stiano valutando varie possibilità se i casi dovessero ulteriormente aumentare. “Abbiamo avuto un periodo di euforia e ora questo è un brusco risveglio” così ha commentato il Ministro Bar Siman Tov evidenziando il rialzo dei casi nelle scuole, con aumento del 7 percento alle medie e del 35 percento alle superiori.

“Se ci sarà bisogno di chiudere le scuole le richiuderemo dopo una prematura riapertura degli istituti”. Successivamente, sempre lunedì sull’Algemeiner, riguardo alla situazione delicata in corso “stiamo cercando di mantenere l’equilibrio fra il contenimento dei casi della pandemia e la riapertura economica del paese”. In vista dei nuovi contagi, il Ministro ha reso nota la proposta di ricominciare i test e i controlli sulla popolazione, dopo la chiusura di varie scuole anche a Gerusalemme, nel quartiere centrale di Rehavia.

La ricerca: 2-3% degli israeliani esposto al virus

Molto interessante un articolo apparso su Ynetnews che pubblica una ricerca secondo la quale fino adesso fra il 2 e il 3 percento sarebbe stato esposto al virus, con un totale di israeliani fra i 200.000 e i 270.000 in una popolazione di circa otto milioni e mezzo di abitanti. Lo studio, condotto dal Ministero della Salute in collaborazione con l’Università di Tel Aviva su un campione di 1,700 analisi del sangue da soggetti distribuiti nelle diverse aree del Paese e di diverse fasce di età. Dai 40 ai 60 anni e dagli 0 ai 19 anni. Dai risultati gli uomini sarebbero maggiormente esposte rispetto alle donne e diffuso prevalentemente fra i residenti di città importanti come Gerusalemme, Tel Aviv o Haifa. Soddisfatto dello scarso numero di contagi complessivamente più basso di altri Paesi, il professor Danny Cohen dell’Università di Tel Aviv “per merito delle politiche di lockdown che si sono mostrate molto efficaci.” Il ricercatore ha concluso però che “nonostante questo siamo ben lontani dall’essere immuni al virus”.

(Foto: fonte Israel HaYom)

 

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