Vaccini anti-Covid in Israele (fonte foto Calcalist)

Israele nella “morsa” del Covid: vaccinazione di massa, ma si espande la “variante inglese”

di Roberto Zadik

Situazione estremamente tesa in Israele dove, nonostante la massiva vaccinazione della popolazione, continua l’incubo Covid e a peggiorare le cose è arrivata la nuova, insidiosa, variante inglese che pare sia estremamente contagiosa. A questo proposito, sul sito Ynetnews, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha invitato, martedì 2 febbraio, tutti i cittadini, ormai molto provati dal terzo lockdown, a vaccinarsi contro il virus e ancora di più contro la tipologia britannica che sembra si stia diffondendo a livello nazionale. Il Ministro della Salute Yuli Edelstein ha aggiunto che una larga percentuale dei malati gravi (circa il 30%)  ha attualmente un’età inferiore ai 50 anni, inclusi 6 bambini. L’infezione da SarsCoV2 è attualmente certificata nel 9,7% della popolazione totale sottoposta a test, ma sale vertiginosamente al 20,1 % se si considera solo la popolazione haredì.

Inoltre, nel solo mese di gennaio 2021, sempre secondo quanto riportato dal sito Ynet, si conta 1/3 delle vittime totali del Paese (1.433 persone sul totale di 4.886 vittime del Covid 19).

“Siamo coinvolti in una corsa fra la campagna dei vaccini e la variante della pandemia” ha affermato il premier in conferenza stampa “essa ha colpito tutto il mondo e di conseguenza anche noi. Il 97% delle vittime del Covid, finora 4.886, è di età superiore ai 50 anni”. Obiettivo di Netanyahu è di “puntare al controllo della malattia in questa fascia d’età cercando di vaccinare il 90% di questi soggetti. Questo ci permetterà di riaprire gradualmente l’economia salvando allo stesso tempo molte vite”. Nel suo discorso egli ha sottolineato la necessità di una prudente riapertura delle attività “da settimana prossima” e con estrema calma. Prima di qualsiasi ripresa delle attività però egli ha evidenziato “è necessario conoscere i dati”. Rassicurando la popolazione egli ha ribadito “abbiamo milioni di vaccini, uno per ogni cittadino e una efficiente rete di trasporti per la consegna”.

In tema di interventi istituzionali riportati da Ynet il 2 febbraio anche quello di Yuli Edelstein, Ministro della Salute, che ha reso noto che “circa il 35% della popolazione ha ricevuto la prima dose di vaccino mentre il 19,8% ha già sperimentato la seconda; dall’inizio della pandemia Israele ha gestito l’arrivo di oltre 5 milioni di vaccini. La fascia della popolazione ad essere stata più vaccinata sono stati i cittadini di età superiore ai 60 anni con l’82% dei soggetti.

Ma come stanno andando i numeri dei malati e qual è la situazione nelle varie città? Stando ai dati di Ynetnews, fra le città da cui provengono i 71.618 pazienti positivi, maggiormente colpite dal virus sono Gerusalemme, dove ci sono 12.150 casi di Covid, seguita da Bnei Brak con 4.432 malati. Meno positivi ci sarebbero a Petah Tikva con 2.396 e in metropoli come Tel Aviv con 2.303 fino alle basse percentuali di centri come Haifa, con 1.301 casi, e Askelon con 929 pazienti.

Quanto durerà questa situazione? Pessimista un’importante studiosa come Gila Regev Yochai, direttrice dell’unità di infezione, controllo e prevenzione del prestigioso Centro Medico Sheba a Tel Hashomer che sul Times of Israel ha espresso qualche interessante considerazione riguardo alla situazione Covid in Israele. “Temo che dovremmo convivere col virus ancora a lungo” ha specificato la studiosa. Secondo l’esperta, fondamentale per abbassare i contagi è “vaccinare adolescenti e bambini per primi”, ha invitato il Ministero dell’Istruzione a non riaprire le scuole e raccomandato alle donne in gravidanza di vaccinarsi. Una delle cause della lunga “ombra del Covid”, secondo lei, non sono solo gli alti contagi negli istituti scolastici ma la continua mutazione del virus, con le varianti inglesi e sudafricana che continuano a cambiare “diventando resistenti al vaccino” come ha evidenziato anche l’esperto di Covid Nachman Ash.

Israele, secondo le statistiche, sta affrontando un periodo davvero complesso in cui sembra ci sia stata una nuova “impennata” dei casi in cui la percentuale di chi ha contratto il virus è aumentata. Le autorità hanno confermato la gravità di questo scenario affermando che solo lunedì ci sono stati 8.271 nuovi contagi (nello Stato ebraico ci sono stati oltre 656.000 malati in totale dall’inizio della pandemia).