foto di Maradona, Netanyahu e Rivlin

Israele piange Maradona. Un simbolo per gli israeliani nonostante l’appoggio all’Autorità Palestinese

Israele

di Paolo Castellano

Il 25 novembre l’ex-giocatore di calcio Diego Armando Maradona è morto in Argentina all’età di 60 anni dopo aver subito un intervento chirurgico al cervello. La notizia della sua scomparsa ha provocato cordoglio in tutto il pianeta. Tra i molti messaggi di condoglianze, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente d’Israele Reuven Rivlin hanno espresso il loro dispiacere. In passato, Maradona aveva visitato lo Stato ebraico in occasione di partite internazionali con la nazionale di calcio argentina.

Il premier Netanyahu e il presidente Rivlin hanno dato l’ultimo saluto alla leggenda del calcio mondiale, definendolo “vero amico di Israele“. «Grazie per i momenti indimenticabili, nel dolore e nella gioia, e per i momenti di speranza e pura felicità che hai portato a milioni di persone in tutto il mondo. Invio un messaggio di vicinanza al popolo argentino e ai tifosi di calcio di tutto il mondo in questa triste serata», ha dichiarato il presidente israeliano.

Maradona ha visitato due volte Israele, nel 1986 e nel 1994, quando vinse con l’Argentina nello stadio di Ramat Gan, cittadina a Est di Tel Aviv.

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Come ricorda il The Times of Israel, Maradona è stato un convinto sostenitore delle posizioni palestinesi. Nel 2018, durante un incontro in Russia con il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, la stella argentina aveva dichiarato di “essere un palestinese” nel suo cuore. «Quest’uomo vuole la pace in Palestina. Signor Presidente Abbas, lei ha un paese a tutti gli effetti», aveva scritto Maradona sul suo profilo Instagram poco dopo il saluto al rappresentante palestinese.

Inoltre, nel 2012 l’ex-calciatore aveva già espresso le sue idee sul conflitto israelo-palestinese, sollecitando la creazione di uno stato palestinese: «Sono il fan numero uno dei palestinesi, li rispetto e simpatizzo per loro». Due anni dopo, Maradona si era scagliato contro Israele durante la guerra con Gaza del 2014, dando vita a un’operazione mediatica e sostenendo che lo Stato ebraico stesse intraprendendo “azioni vergognose” nei confronti dei palestinesi.

Sempre nello stesso anno, i giornali sportivi avevano svelato una trattativa tra il campione argentino e la Federcalcio palestinese per allenare una squadra che avrebbe partecipato alla Coppa d’Asia del 2015. Alla fine la trattativa non si concretizzò, e Maradona ci fece una croce sopra.

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