Israele, sono 111.000 i sopravvissuti alla Shoah ancora in vita

Israele

di Michael Soncin
Le stime non comprendono solo gli ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio durante le persecuzioni naziste in Europa, ma includono anche un numero significativo di persone provenienti dalle comunità ebraiche perseguitate in paesi come Marocco, Iraq, Tunisia, Libia e Algeria

In occasione della commemorazione di Yom HaShoah – il Giorno del Ricordo del genocidio degli ebrei, che si tiene ogni anno in Israele – l’Ufficio centrale di statistica israeliano ha dichiarato che all’inizio del 2026, i sopravvissuti alla Shoah e alle persecuzioni antisemite che vivono nello Stato Ebraico erano circa 111.000. Si tratta di un dato in diminuzione rispetto ai circa 123.000 stimati nello stesso periodo dell’anno precedente.

I numeri nel dettaglio

Secondo una notizia pubblicata dal Times of Israel, tutti loro hanno almeno 80 anni e circa il 28% ha superato i 90.  Le donne costituiscono il 63% del totale e complessivamente quasi il 50% delle persone sono vedove. Mentre le coppie in Israele in cui entrambi i coniugi sono sopravvissuti alla Shoah sono approssimativamente 9.300.

Il 95% dei sopravvissuti vive in contesti urbani e una quota significativa abita in grandi centri come Gerusalemme, Tel Aviv, Ashdod, Netanya e Haifa, che quest’ultima conta il numero maggiore

Circa il 60% dei sopravvissuti residenti in Israele proviene dall’Europa, con il gruppo più numeroso originario dell’ex Unione Sovietica. Un altro 37% arriva da Asia e Africa, in particolare da Marocco, Iraq, Tunisia, Libia e Algeria. Solo una piccola quota, pari al 6%, era arrivata nella Palestina del Mandato britannico prima del 1947. La maggior parte dell’attuale popolazione di sopravvissuti è giunta in Israele durante le grandi ondate migratorie successive alla nascita dello Stato: circa il 30% tra il 1948 e il 1951 e percentuali simili nei decenni successivi, mentre circa un terzo è arrivato dopo gli anni ’90.

Oggi la popolazione ebraica mondiale si attesta a circa 15,8 milioni, rispetto ai 16,6 milioni del 1939. Di questi, circa 7,2 milioni vivono in Israele (pari al 45% del totale globale), mentre negli Stati Uniti se ne contano circa 6,3 milioni. Quasi metà dei sopravvissuti vive oggi in Israele, in un contesto in cui la loro popolazione continua a ridursi rapidamente per ragioni anagrafiche.

Yom HaShoah istituita nel 1959

In Israele, Yom HaShoah inizia la sera e termina il giorno successivo, scandita da cerimonie ufficiali e da due minuti commemorativi in cui suonano le sirene, durante i quali l’intero Paese si ferma. Questa giornata è stata istituzionalizzata dallo Stato di Israele nel 1959 dall’allora primo ministro David Ben-Gurion e dal presidente israeliano Yitzhak Ben-Zvi.

Nel 2026 Yom HaShoah inizia la sera del 13 aprile. La data corrisponde al 27 del mese di Nisan del calendario ebraico.

Dalle parole di Primo Levi e Liliana Segre

“Spaventa il pensiero di quanto potrà accadere fra una ventina d’anni, quando tutti i testimoni oculari saranno spariti. Allora i falsari avranno via libera: potranno affermare o negare qualsiasi cosa”, diceva lo scrittore Primo Levi, sopravvissuto alla Shoah. Una riflessione che, pur nella diversità delle loro visioni, si avvicina a quella di un’altra sopravvissuta al genocidio ebraico, Liliana Segre, che ha più volte affermato: “Della Shoah non rimarrà che una riga nei libri di storia”.

Non permettiamo che quanto detto da Levi e Segre possa mai avverarsi. Giornate come questa sono estremamente significative per dare voce e mantenere viva la memoria di chi non c’è più.

llustrazione ad acquerello dell’artista Elisabetta Furcht, in occasione di Yom HaShoah. “Dedicato al mio bisnonno Wilhelm Furcht, alla mia bisnonna Hermine Furcht nata Skalla e a tutte le altre vittime. Non ti dimenticheremo mai. Ho il vostro sangue nelle mie vene. Dedicata anche a mio padre Roberto e agli altri superstiti. Siamo qui perché tu sei sopravvissuto. Eravate degli eroi”, ha scritto dal suo profilo Instagram.