Il Tel Aviv Museum of Art entra nella top 100 dei musei più visitati al mondo: “siamo un punto di riferimento per la cultura di Israele”

Israele

di Pietro Baragiola
Nel 2025 il Tel Aviv Museum of Art ha registrato 1.000.096 visitatori, con un calo del 5% rispetto all’anno precedente, ma un aumento significativo del 24% rispetto al periodo pre-pandemia nel 2019. Questa è l’ottava volta che la struttura riesce ad inserirsi nella celebre graduatoria, che vede ancora in cima alla classifica grandi colossi internazionali tra cui: il Museo del Louvre, i Musei Vaticani, il British Museum e il Museum of Modern Art di New York.

 

In un anno segnato dalla guerra e da forti tensioni internazionali il Tel Aviv Museum of Art è ufficialmente entrato nella classifica dei musei più visitati al mondo. Secondo i dati pubblicati dalla rivista The Art Newspaper, la celebre istituzione israeliana si è collocata al 77° posto, diventando l’unico museo del Paese nella top 100.

Nel 2025 il Tel Aviv Museum of Art ha registrato 1.000.096 visitatori, con un calo del 5% rispetto all’anno precedente, ma un aumento significativo del 24% rispetto al periodo pre-pandemia nel 2019.

“Contro ogni previsione e nonostante le numerose chiusure dovute alla situazione, siamo riusciti a presentare mostre di altissimo livello, attirando un vasto pubblico” ha dichiarato Tania Coen-Uzzielli, direttrice del museo, in un comunicato rilasciato in questi giorni per celebrare la notizia.

Questa è l’ottava volta che la struttura riesce ad inserirsi nella celebre graduatoria, che vede ancora in cima alla classifica grandi colossi internazionali tra cui: il Museo del Louvre, i Musei Vaticani, il British Museum e il Museum of Modern Art di New York.

Le chiusure e i boicottaggi culturali

Dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 e lo scoppio del conflitto a Gaza, il Tel Aviv Museum of Art ha dovuto affrontare diverse chiusure temporanee e la fine di alcune collaborazioni internazionali.

I boicottaggi culturali legati alle tensioni politiche hanno spinto gli organizzatori a mettere in sicurezza le opere della struttura per ben quattro volte onde evitare che venissero danneggiate da visitatori propalestinesi. Il timore di questi attacchi ha convinto anche diverse istituzioni straniere a posticipare i progetti legati al museo.

Nel mentre, l’area di fronte al Tel Aviv Museum of Art è stata ribattezzata “Piazza degli Ostaggi”, diventando il simbolo della lotta per la liberazione degli israeliani rapiti durante l’attacco di Hamas.

“Anche per via della grande attenzione pubblica riscossa dalla piazza durante il conflitto, il nostro museo si è confermato un punto di riferimento culturale per la società israeliana” ha sottolineato Coen-Uzzielli.

I cambiamenti del 2025

Nonostante le difficoltà, il museo è riuscito a mantenere una programmazione sempre attiva nel 2025, riorganizzando le proprie attività e ampliando l’offerta culturale.

Le mostre di artisti israeliani e internazionali si sono affiancate così ad eventi interdisciplinari con musica, teatro e performance, trasformando gli spazi espositivi in un luogo di incontro per la comunità.

“Abbiamo continuato ad adattarci alla realtà che cambia venendo incontro alle esigenze del pubblico” ha spiegato Coen-Uzzielli, ringraziando lo staff, la comunità artistica e i visitatori per aver sostenuto l’istituzione nei momenti più complessi.

In un contesto segnato da instabilità e isolamento culturale, la presenza del Tel Aviv Museum of Art nella classifica globale assume quindi un significato che va oltre i numeri: è il simbolo di una resilienza che passa anche attraverso l’arte e della volontà di costruire uno spazio condiviso di cultura e identità locale.