Grandi temi elettorali: vuoti di bottiglie, tappeti sfilacciati e gocce di collirio

di Aldo Baquis

bibi_obama_fullSono Le elezioni più surreali della Storia
di Israele. Una campagna elettorale a colpi
di satira, scandali da condominio e furto di spiccioli. I veri problemi? sotto il tappeto. Hamas, Iran, crisi economica…? macché! Si pensa solo
a infangare gli avversari.

 

La questione palestinese. Le possibilità di pace dopo la guerra imposta la scorsa estate da Hamas. La minaccia degli Hezbollah, che cercano di aprire un nuovo fronte sul Golan col sostegno dell’esercito iraniano. Lo Stato islamico, che accresce le attività nel Sinai. Le trattative internazionali sul nucleare iraniano. I rapporti di Israele con gli Stati Uniti e l’Unione europea.
La questione sociale: due milioni di israeliani in condizioni immediate di povertà, o che rischiano di scivolarvi. Il confronto con tycoon che dominano l’economia israeliana, e che spesso la ricattano. L’integrazione degli ebrei ortodossi nella società in generale, e nelle forze armate in particolare. L’integrazione e la emancipazione degli arabi israeliani. L’emigrazione dei giovani israeliani all’estero, sospinti dal caro vita.
Osservatori inesperti forse si sarebbero aspettati di trovare eco di questi problemi assillanti nelle prime pagine dei quotidiani e nelle trasmissioni radio-televisive con l’approssimarsi in Israele di critiche elezioni politiche che vedono il premier Benyamin Netanyahu sfidato dalla lista unitaria del laburista Yitzhak Herzog con la centrista Tzipi Livni.
Eppure questi argomenti sono stati messi da parte, per fare spazio a questioni molto più stimolanti. Il ricilaggio di vuoti di bottiglie. Lo scandalo del tappeto sfilacciato. La registrazione carpita ad un rabbino moribondo. E anche una bottiglietta di gocce di collirio che, per un giorno, ha polarizzato l’attenzione generale.
Grande mattatrice di questo festival per-elettorale è stata la First Lady Sara Netanyahu, un personaggio che gli israeliani amano detestare. Nei mass media è spesso rappresentata come una versione casereccia di Maria Antonietta: se il popolo non ha pane, viene fatto di pensare, lei si nutre volentieri di brioches. Quando – fuori dal coro – un giornalista di Haaretz ammesso al suo cospetto ha poi scritto di averla trovata fascinosa e anche fisicamente attraente, i colleghi gli hanno subito chiesto sbalorditi se avesse scritto sul serio o per celia. «No, no. Con lei il tempo è davvero volato» ha replicato, forse giocandosi così per sempre la reputazione professionale.

Vuoti a rendere
Lo scandalo delle bottigliette. A gennaio si è appreso che la signora Netanyahu ha avuto a lungo l’abitudine di raccogliere le bottiglie consumate nella residenza del premier; di ordinare all’autista di consegnarle ad un supermercato per reclamare l’indennizzo di vuoti (30 centesimi di shekel per ogni unità); e – proprio come un clochard – di tenere per sé il ricavato. Per giorni la stampa e i telegiornali hanno profuso energie per accertare se si trattasse una appropriazione indebita di fondi pubblici (in quanto le bevande erano state acquistate con fondi statali); se i Netanyahu avessero rimborsato una parte del maltolto e se l’indennizzo fosse proporzionale all’intenso traffico di vuoti; e se il ricavato fosse andato o meno ad una ‘piccola cassa’ nella residenza del premier.
Lo scandalo del tappeto. Placatasi la bufera delle bottigliette, è sopraggiunta quella del tappeto sfilacciato nella residenza del premier.
Invitato dalla first lady, un giornalista specializzato nel consigliare come rinnovare la propria casa ha realizzato un documentario che in 15 minuti descrive le condizioni di vita nella residenza ufficiale del premier e della consorte con toni che rimandano col pensiero ai Miserabili di Victor Hugo.
Si è appreso così che il presidente Obama è stato ammesso in un salotto dove c’era un tappeto sfilacciato: un agente dei servizi israeliani ha avuto allora l’incarico di restarci sopra durante la visita, per evitare imbarazzi. Tracce di umidità sulle pareti sono state mostrate alla telecamera, assieme con immagini schock della cucina, «degna – secondo l’esperto – della Romania negli anni Cinquanta». (In seguito si sarebbe appreso che per trascuratezza un’altra cucina, ben più moderna ed attrezzata, non gli era stata mostrata).
Storica la scena finale: nell’accomiatarsi dall’ospite, la signora Netanyahu gli consiglia di chiudere la porta con dolcezza perché, spiega, «la maniglia potrebbe restarti in mano».
Un premier baby-sitter
Da parte sua Netanyahu ha polarizzato l’attenzione con uno spot elettorale in cui, giocando sul suo soprannome (Bibi), compare nella abitazione di una giovane coppia che sta per uscire. «Stasera sono il vostro Bibi-Sitter» annuncia ammiccante il leader del Likud. Certo, aggiunge, non vorrebbero affidare il proprio pargolo nelle mani di persone irresponsabili come quelle di Buji (Herzog) o di Tzipi (Livni).
Un premier spilorcio. Nove pagine ha dedicato a febbraio Yediot Ahronot per descrivere il contenuto di un rapporto del Controllore di Stato sugli sprechi dei Netanyahu nella resistenza ufficiale. È emerso fra l’altro che hanno l’abitudine di chiedere ai dipendenti di compiere piccoli acquisti, che però non vengono rimborsati. «Che fine hanno fatto i 42 shekel – si è chiesto con inquitudine – di una bottiglietta di gocce per gli occhi?» acquistata in farmacia per il premier, e mai rimborsata. «Può una persona simile – hanno tuonato severi gli opinionisti – guidare il Paese?»
La registrazione del rabbino moribondo. Alla galleria delle bizzarie del periodo pre-elettorale non può mancare la registrazione carpita da Eli Ishay (ex leader del partito Shas) al suo leader spirituale, rabbino Ovadia Yossef, in punto di morte. «Ti ho sempre amato» sussurra il vegliardo in una scena commovente da feuilleton di fine secolo.
Per vie traverse la registrazione è arrivata alla radio militare e il leader attuale di Shas, Arie Deri, ha fiutato un golpe. Ishay aveva infatti appena compiuto una scissione nel partito. Presto, si è organizzata una spedizione della famiglia Yossef al cimitero. «Papà, cosa ti hanno fatto?» gemevano i figli sulla tomba del rabbino Ovadia Yossef, davanti a un pool di telecamere convocato per l’occasione. Yishai intanto, in un comizio, giurava di non aver avuto alcun ruolo nella divulgazione della registrazione, mentre nella sala i suoi seguaci erano impegnati in una energica colluttazione con quelli Deri.
Giorno dopo giorno, gli israeliani hanno dovuto misurarsi con altre vicende allarmanti fra cui lo ‘Scandalo dell’Elettricista convocato nella Villa di Netanyahu a Cesarea nel Giorno del Kippur’ e lo ‘Scandalo dei finanziamenti Usa’ ad associazioni politiche (V-15) mobilitatesi per sconfiggere Netanyahu.
Se i servizi segreti di Paesi nemici speravano di comprendere meglio quali siano i progetti di lungo termine di Israele per la Regione, in questa allegra sarabanda di tappeti, bottigliette, gocce di collirio e rabbini moribondi saranno forse rimasti con le idee vagamente confuse.
Un po’ come Asterix ed Obelix che nei disegni di Goscinny di fronte alle legioni che avevano invaso la loro Gallia, issando vessilli con l’acronimo SPQR, facevano girare l’indice accanto alla tempia e concludevano: ‘Sono pazzi, questi Romani’.

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