Accordi di Abramo, israeliano ed emiratino si salutano

Speranze e prospettive degli Accordi di Abramo per il Medio Oriente, un dibattito alla Fondazione Einaudi

Eventi

di Nathan Greppi
I numerosi accordi di pace siglati da Israele con diversi paesi arabi, dall’estate scorsa, hanno aperto numerose discussioni su come cambierà lo scenario geopolitico in Medio Oriente. Se ne è parlato lunedì 1 febbraio in un dibattito organizzato su Zoom dalla Fondazione Luigi Einaudi, intitolato Gli Accordi di Abramo. Una luce in fondo al tunnel, che ha visto confrontarsi gli ambasciatori in Italia di tutti i paesi interessati dagli accordi in questione.
(Si può vedere il video cliccando qui).

Investimenti e accordi economici

Dopo i saluti introduttivi del presidente della Fondazione, Giuseppe Benedetto, l’evento è stato moderato dall’ex-Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata e dalla giornalista Fiamma Nirenstein. Il primo relatore a intervenire è stato l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia, Omar Obeid Alshamsi, il quale ha spiegato che il suo paese e Israele “hanno posato la prima pietra per costruire una fratellanza tra le culture, per una nuova visione della prosperità mondiale.” Ha aggiunto che l’apporto emiratino allo sviluppo su scala globale proseguirà quest’anno anche con l’Expo di Dubai, che doveva tenersi nel 2020 ma è stato posticipato a causa del Covid.

Sulla stessa scia l’intervento di Youssef Balla, ambasciatore marocchino a Roma, che ha ricordato come dopo la ripresa dei rapporti tra Marocco e Israele “ha avuto luogo un colloquio telefonico tra sua Maestà Re Mohammed VI e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu; […] Questi colloqui sono destinati a mettere in piedi misure concrete verso la ripresa delle relazioni bilaterali, per costituire gruppi di lavoro in molti settori, quali investimenti, agricoltura, acqua, ambiente, turismo, innovazione, ecc.” Ha spiegato che tali gruppi di lavoro lavoreranno dapprima online, poi proseguiranno dal vivo quando la situazione Covid lo permetterà.

La questione palestinese e il conflitto con l’Iran

Non sono mancati riferimenti al rapporto con i palestinesi: già Balla ha spiegato che il Marocco ha comunque a cuore la causa palestinese, basandosi su 3 fondamentali: 1) L’impegno per la Soluzione dei 2 stati; 2) Il principio dei negoziati diretti; 3) Preservare l’apertura della Città Santa di Gerusalemme a tutte le religioni. Altrettanto sensibile sulla questione anche l’ambasciatore del Bahrein, Naser Al Belooshi, che ha auspicato la creazione di un futuro Stato di Palestina. Ha comunque parlato bene della cooperazione con Israele, poiché “insieme abbiamo lavorato contro il terrorismo, l’Isis e il terrorismo filo-iraniano di Hezbollah.”

Sulle questioni geopolitiche è intervenuto anche l’ambasciatore israeliano in Italia Dror Eydar, dopo aver elogiato gli accordi parlando di “riconciliazione tra Isacco e Ismaele, i due figli di Abramo (ritenuti capostipiti rispettivamente degli ebrei e degli arabi, ndr).” Secondo lui “ci siamo accorti che non era giusto vincolare il futuro dell’intera regione fino a quando i palestinesi non avessero accettato di tornare al tavolo delle trattative; negli ultimi 100 anni hanno rifiutato tutti i piani che gli sono stati offerti.” Ha aggiunto che Israele vuole ancora fare la pace con loro in futuro, ma “fino ad allora abbiamo molto da fare per colmare il divario creato tra noi in tutti questi anni.”

L’impatto sull’ambiente, sul mondo e sul dialogo interreligioso

Dopo gli ambasciatori, è venuto il turno di Ahmed Al Mansoori, fondatore dell’istituto Strategists Center che si occupa di studiare la geopolitica mediorientale, il quale ha detto che questa pace è “genuina” e che “porterà molti benefici alla regione, anche per le future generazioni.” Altrettanto ottimista era Reuven Azar, consigliere per gli affari esteri di Netanyahu, che ha fornito dei numeri: “Gli scambi commerciali tra Israele egli UAE hanno già superato il miliardo di dollari, stesso dicasi per il Marocco. […] Svilupperemo ulteriormente questi accordi, che sia per l’acqua o per l’ambiente. Vogliamo dimostrare che tramite essi possiamo diffondere prosperità in tutta la regione.”

Ma come si inserisce tutto ciò su scala mondiale? Il primo che ha provato a rispondere è stato Antonio Tajani, ex-Presidente del Parlamento Europeo: “Quando si arriva a raggiungere la pace, c’è il partito di coloro che non la vogliono e fanno di tutto per impedirla,” citando l’esempio del Presidente egiziano Anwar el-Sadat ucciso per gli accordi di pace con Israele. Per parlare invece di come reagirà la nuova amministrazione americana, il giornalista del Jerusalem Post Dan Diker ha spiegato che l’amministrazione Biden dovrebbe evitare di tornare all’approccio di Obama, continuando invece nella stessa direzione tracciata da Trump.

Mitchell Belfer, Presidente del Euro-Gulf Information Center, si è soffermato invece sull’impatto degli accordi sulla salvaguardia dell’ambiente e la lotta ai disastri climatici. Infine, ci sono stati due interventi in merito al dialogo interreligioso: Ross Kriel, Presidente della nascente comunità ebraica negli Emirati, e l’Imam Yahia Pallavicini, presidente del COREIS, tra le maggiori associazioni islamiche in Italia.

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