Latis e il miracolo Milano: quando l’architettura diventò progetto collettivo

Eventi
di Anna Balestrieri
La mostra I Latis e Milano 1945–1985, ospitata al Politecnico nello Spazio Guido Nardi dal 21 gennaio al 21 marzo 2026 rende omaggio ai fratelli Vito e Gustavo Latis, protagonisti silenziosi ma decisivi di quel “miracolo milanese” che, tra gli anni Quaranta e Sessanta, trasformò una città ferita dalla guerra in un laboratorio avanzato di architettura, design e vita collettiva. (Foto: Palazzo in via Turati di Vito e Gustavo Latis)


Milano riscopre una parte fondamentale della propria identità urbana attraverso la mostra I Latis e Milano 1945–1985, ospitata al Politecnico nello Spazio Guido Nardi dal 21 gennaio al 21 marzo 2026. Un’esposizione che non è solo un omaggio a Vito e Gustavo Latis, ma anche un viaggio dentro l’idea di modernità che ha plasmato la città nel secondo dopoguerra.

I fratelli Latis furono protagonisti silenziosi ma decisivi di quel “miracolo milanese” che, tra gli anni Quaranta e Sessanta, trasformò una città ferita dalla guerra in un laboratorio avanzato di architettura, design e vita collettiva. Ebrei, colpiti dalle leggi razziali fasciste e costretti a rifugiarsi in Svizzera, tornarono in Italia portando con sé una visione rigorosa, sobria, profondamente etica del costruire.

La mostra, curata da Marco Biraghi, Giovanna Latis, Tommaso Mazzega e Francesco Patetta, ricostruisce quarant’anni di attività attraverso materiali d’archivio e le fotografie di Sosthen Hennekam, capaci di restituire non solo la forma degli edifici, ma il loro rapporto con la città e con chi li abita. Al centro non c’è l’architettura come gesto spettacolare, bensì come infrastruttura della vita quotidiana.

Dai condomini di via Lanzone — in dialogo con quelli firmati Asnago e Vender e impreziositi dai balconi decorati da Lucio Fontana — fino agli edifici multifunzionali di via Turati e via Monte Santo, il lavoro dei Latis racconta una Milano che sperimenta, mescola funzioni, costruisce “urbanità”. Case, uffici e spazi commerciali convivono in un’unica struttura, anticipando una visione della città compatta, sociale, condivisa.

Oggi, mentre Milano continua a interrogarsi sul proprio sviluppo e sul senso dello spazio urbano, la riscoperta dei Latis suona sorprendentemente attuale. Le loro architetture parlano di misura, responsabilità e attenzione alla dimensione collettiva — valori che sembrano appartenere a un’altra stagione, ma che tornano a imporsi come necessità.

La mostra non restituisce soltanto due figure centrali dell’architettura italiana del Novecento: restituisce l’idea che costruire significhi, prima di tutto, pensare una società. E forse è proprio questo il vero miracolo milanese che i Latis continuano a insegnare.