Il giornalista Carmel Luzzatti al webinar su Israele e mondo arabo

Il nuovo Medio Oriente. Carmel Luzzatti: “È cambiata la visione di Israele nel mondo arabo”

Eventi

di Francesco Paolo La Bionda
Carmel Luzzatti, nel corso della sua carriera, ha trasmesso come inviato in lingua ebraica da quasi tutti i paesi arabi. Lo scorso agosto è volato a Dubai, in seguito all’annuncio degli Accordi di Abramo in preparazione tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, a cui si è accodato il Bahrain. Nonostante l’esperienza pluridecennale sul campo, è rimasto ugualmente sorpreso dalla reazione della popolazione locale alla sua diretta. “Si è formato un capannello di persone; quando ho detto loro di essere israeliano lo hanno trovato interessantissimo, mi hanno invitato a cena, mi hanno detto di voler visitare Israele”. 

Il giornalista ha raccontato l’episodio, simbolo di un nuovo rapporto che nascendo tra il mondo arabo e quello israeliano, nel corso del webinar “Storie da mille e una notte. Israele fra Stati Uniti ed Emirati Arabi”, organizzato dal Keren Hayesod lo scorso 23 novembre. Già shaliach del ramo italiano dell’organizzazione, Luzzatti è oggi giornalista per l’emittente israeliana Keshet 12 e inviato estero da Israele per Rai e Sky.  Nel corso dell’evento, ha offerto agli spettatori la sua analisi sull’evoluzione del Medio Oriente in seguito alla firma del trattato e ha fatto luce sui possibili scenari regionali a seguito delle elezioni presidenziali statunitensi. 

La normalizzazione dei rapporti con Israele

“Mai prima di allora mi ero sentito tranquillo nel mettermi in mezzo alla strada e parlare in ebraico. Non solo in luoghi pericolosi come Tripoli o Ramallah, ma nemmeno in Egitto o in Giordania”, ha spiegato Luzzatti proseguendo nel racconto della sua prima giornata nella metropoli emiratina “A Dubai ho scoperto un mondo arabo che non avevo mai conosciuto prima. Una città moderna, piena di grattacieli e di vita e poi gli abitanti sono simpaticissimi, parlano inglese meglio di me, sono curiosi di Israele, vogliono saperne di più”.

È la manifestazione concreta del contenuto degli Accordi di Abramo: la normalizzazione dei rapporti da parte delle due monarchie del Golfo con Israele, offerta in cambio della rinuncia da parte di dello stato ebraico all’annessione unilaterale della Cisgiordania. “Nessuno negli Emirati ha detto che i palestinesi non gli interessino più: li considerano sempre fratelli arabi e musulmani e si preoccupano per loro”, ha tenuto a specificare il giornalista “ma ritengono che con questa mossa diplomatica potranno anzi dialogare meglio con noi sulla questione palestinese”.

Gli Accordi di Abramo sono stati assimilati nella narrazione dei media ai trattati di pace di Israele con l’Egitto e la Giordania, rispettivamente del 1979 e 1994, ma le implicazioni sono nettamente differenti, come ha spiegato allo stesso Luzzatti una fonte autorevole. Hamed bin Zayed al Nayahn, Principe della famiglia reale e Amministratore Delegato della Abu Dhabi Investment Authority, ha infatti confidato al giornalista: “voi vedrete che questa sarà una vera pace, non ha niente di simile con gli accordi con l’Egitto o la Giordania, con la pace ‘fredda’. Per noi è importantissimo avere dei rapporti con voi”. 

Una dichiarazione a cui hanno fatto seguito i fatti: oggi ci sono già voli diretti tra Tel Aviv e le due città principali degli Emirati. Delegazioni israeliane vi si recano abitualmente, trovando a loro disposizione sinagoghe funzionanti e anche piatti kasher in ogni ristorante, grazie a un esplicito ordine emanato dalla monarchia.  

Sono stati poi siglati accordi riguardanti lo sviluppo tecnologico, uno dei settori economici di maggior interesse per il paese del Golfo. Il Principe ereditario Mohammed bin Zayed ha infatti colto la necessità di diversificare l’economia su settori ad alto valore aggiunto, in previsione del futuro declino del mercato petrolifero che sinora ne ha garantito la smisurata ricchezza. Luzzatti ha colto tuttavia anche un secondo interesse da parte degli emiri nella normalizzazione dei rapporti con Israele, un fine politico anziché economico: “vogliono accontentare gli americani”.

Dopo Trump, gli Usa con Joe Biden

Riguardo alle ricadute per Israele dell’avvicendamento tra Trump e Biden alla Casa Bianca, Luzzatti ha concesso che “i rapporti tra Trump e Netanyahu fossero indubbiamente eccezionali. Un punto di forza Netanyahu negli incontri con i leader mondiali era proprio la sua vicinanza a Trump, dato che ogni paese al mondo ha bisogno di qualcosa dagli americani”. 

“I rapporti tra Israele e Stati Uniti prescindono dai rapporti tra presidenti”, ha puntualizzato però subito dopo. “Tel Aviv aveva rapporti strettissimi con Washington anche sotto la presidenza di Obama, che difatti ha alzato a mezzo miliardo di dollari il sussidio a Israele”. 

Sul nuovo inquilino Luzzatti ha quindi offerto un giudizio ottimista, a scongiurare i timori per la possibile influenza delle frange più filopalestinesi dei democratici americani. “Biden conosce benissimo il Medio Oriente, fa parte della vecchia guardia del partito. Se si guarda alle nomine del suo staff, ai primi nomi che sono circolati, come quello di Anthony Blinken per la carica di Segretario di Stato, sono personaggi tra i più critici verso l’Iran e che hanno avuto rapporti importanti con Israele”.

Il giornalista ha interpretato come un avvertimento a Biden sulla questione iraniana l’ultima, clamorosa svolta nei rapporti tra Israele e il mondo arabo, l’incontro a sorpresa tra il Premier israeliano Netanyahu, accompagnato dal Direttore del Mossad Yossi Cohen, e il Principe ereditario saudita Moḥammed bin Salmān, avvenuto il 22 novembre in Arabia Saudita alla presenza dell’attuale Segretario di Stato americano Mike Pompeo. 

“Il fatto che lo abbiano reso pubblico è un importantissimo messaggio di entrambi all’amministrazione americana futura, per dire che non accetteranno passi indietro sulla linea da tenere con Teheran” ha rimarcato. Biden in effetti ha già manifestato in campagna elettorale l’intenzione di far rientrare gli Stati Uniti nell’accordo sul nucleare iraniano, da cui Trump li aveva invece ritirati nel 2018.

Se il fronte persiano resta gravido di problemi, è indubbio che ci sia invece un cambiamento storico positivo nei rapporti del mondo arabo, o almeno di una sua parte, e Israele. La migliore evidenza la offrono le parole di Thani al Shirawi, imprenditore emiratino che si è offerto come cicerone di Luzzatti durante la sua visita a Dubai e di cui il giornalista ha riportato una straordinaria dichiarazione. “Il mio sogno è vedere il primo matrimonio tra una persona di Israele e una degli Emirati. Perché vorrà dire che saremo non solo amici, ma vorremo diventare una famiglia. Non avrei problemi se mio figlio volesse sposare un’israeliana. Se fosse felice, inshallah!” 

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