Guido Olimpio (Corriere della Sera): “Il nucleare è solo una delle minacce iraniane verso Israele” 

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di Francesco Paolo La Bionda
Mercoledì 24 novembre si è tenuto il IV congresso dell’Associazione Milanese Pro Israele, riunita per l’occasione dal Presidente Alessandro Litta Modignani negli spazi del C.A.M. Garibaldi. Ospite d’onore e relatore della serata è stato Guido Olimpio, giornalista del Corriere della Sera ed esperto di terrorismo internazionale e di Medio Oriente.

L’intervento è stato incentrato sulle molte minacce che circondano su Israele, dove il giornalista è anche stato inviato per quattro anni, ai tempi della seconda intifada. Olimpio è partito dal quadro generale, con un mondo fratturato e fluido a livello di politica internazionale, per via del minore interventismo delle grandi potenze, e in particolare degli Stati Uniti, a cui si contrappone l’attivismo di potenze regionali come la Turchia. 

A questi si uniscono attori non statali ma in grado di incidere, gruppo a cui appartengono i nemici di Israele come Hamas, Hezbollah e le altre milizie sciite. La capacità militare di questi attori, pur non essendo comparabile con quella israeliana, gli consente però di incidere, soprattutto grazie a opzioni militari facilmente accessibili come droni, razzi e missili. 

La questione è ulteriormente complicata, secondo Olimpio, anche dai divergenti interessi dei singoli attori, statali e non, che rendono meno coese le alleanze internazionali, quali la NATO, facendole funzionare “a velocità alternata”. Israele, che già in passato si è adoperata per non dover dipendere da un solo alleato, oggi guarda quindi anche a un allargamento delle tradizionali alleanze politiche ed economiche con Washington e con i paesi europei, in particolare verso la Cina.

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I ‘quattro cerchi’ della sicurezza di Israele

Spostando quindi l’attenzione verso la sicurezza di Israele, il giornalista ha proposto uno scenario “a quattro cerchi”. Il primo è quello del nucleare iraniano, su cui le negoziazioni a Vienna sembrerebbero destinate ad arenarsi a causa dell’intransigenza di Teheran. Poiché tuttavia un’eventuale raid israeliano sui reattori iraniani si configura difficilmente risolutivo, anche a causa della collocazione prevalentemente sotterranea delle infrastrutture, la soluzione negoziale appare comunque la soluzione più probabile nonostante le difficoltà.

Ma il nucleare oggi è diventato solo uno degli aspetti della minaccia iraniana verso Israele. Il secondo cerchio è quello marittimo, animato anche dai recenti e reciproci sabotaggi navali tra i due paesi. Data l’importanza dei commerci e del trasporto marittimo, Gerusalemme si sta attivando, in particolare nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa, per contrastare la presenza navale iraniana in aree strategiche per la navigazione, specialmente lo stretto di Hormuz. Un impegno portato avanti anche con consistenti investimenti per l’acquisto di sottomarini e di tecnologia per la marina militare.

Il terzo cerchio, nella visione di Olimpio, è quello delle milizie sciite proxy dislocate dall’Iran in Libano, Siria e Iraq, con cui gli ayatollah sono in grado di mantenere aperto un corridoio sciita verso il Mediterraneo. Resta alta in particolare la minaccia di Hezbollah, che in caso di conflitto con Israele riuscirebbe a lanciare fino a 2.000 razzi al giorno, secondo stime delle forze armate. Sebbene parte dell’arsenale della milizia libanese resti rudimentale e poco preciso, l’effetto psicologico di un bombardamento di tale portata potrebbe essere forte.

Il quarto cerchio infine è quello palestinese, con le incertezze dovute ai continui rinvii delle elezioni e alla salute fisica declinante del primo ministro dell’Autorità palestinese Abu Mazen, la cui dipartita potrebbe provocare conseguenze inattese e improvvise che andrebbero a minare la stabilità dei territori palestinesi.

Il video del congresso, compreso l’intervento di Olimpio, è disponibile sul sito di Radio Radicale a questo link.